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PTCP milanese: qualche problema Tangenziale
Data di pubblicazione: 15.06.2012

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L’adozione del nuovo piano provinciale e l’avvio dei cantieri della nuova Tangenziale est Esterna ripropongono all’ordine del giorno alcuni vecchi “peccati originali” dell’approccio alla pianificazione della regione urbana milanese.

Mentre il Consiglio Provinciale di Milano adottava il proprio Piano Territoriale di Coordinamento, che presumibilmente sarà approvato entro la fine del prossimo mese di ottobre, proprio nel mezzo del territorio provinciale venivano aperti i cantieri per la realizzazione della tangenziale est esterna di Milano, il cui tracciato attraverserà buona parte del Parco Agricolo Sud.
Solo da una lettura parallela di questi due eventi è possibile evidenziare, ancora una volta, un approccio ai temi territoriali (tipicamente lombardo) inadeguato per affrontare in modo integrato le reali esigenze di sviluppo della regione urbana milanese.

Un Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale all’insegna dei “poli attrattori”

Iniziamo dal PTCP adottato dalla Provincia di Milano.
La legge urbanistica lombarda definisce il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale come l’atto di indirizzo della programmazione socio-economica della provincia con efficacia paesaggistico–ambientale, a cui viene riconosciuto competenza programmatoria per quanto riguarda la definizione del quadro conoscitivo, l’indicazione degli obiettivi di sviluppo economico-sociale, l’individuazione di corridoi tecnologici, la determinazione dei criteri per l’inserimento ambientale e paesaggistico delle infrastrutture riguardanti il sistema della mobilità nonché l’emanazione di “ modalità per favorire il coordinamento tra le pianificazioni dei comuni, prevedendo anche forme compensative o finanziarie, eventualmente finalizzate all’incentivazione dell’associazionismo tra i comuni” (art. 15 della L.R. 12/2005). Le competenze prescrittive in capo allo strumento provinciale, che hanno invece carattere cogente e che sono prevalenti sugli strumenti urbanistici dei singoli Comuni, sono piuttosto limitate: tutela dei beni ambientali e paesaggistici, indicazione circa la localizzazione delle infrastrutture che presentano avanzati livelli di progettazione, definizione delle opere prioritarie di sistemazione e consolidamento per le aree soggette a tutela o classificate a rischio idrogeologico e sismico (art. 18 della L.R. 12/2005).

I contenuti con i quali la Giunta Provinciale di Podestà presenta questo Piano sono, sulla carta, potenzialmente virtuosi: limite al consumo di suolo, valorizzazione dell’ambiente e potenziamento del sistema di trasporto pubblico. In particolare il Piano individua sei macro-obiettivi:
Compatibilità paesistico-ambientale delle trasformazioni
Razionalizzazione e sostenibilità della sistema della mobilità e sua integrazione con il sistema insediativo
Potenziamento della rete ecologica
Policentrismo, riduzione e qualificazione del consumo di suolo
Innalzamento della qualità dell’ambiente e dell’abitare
Incremento dell’housing sociale in risposta al fabbisogno abitativo e promozione del piano casa

Il Piano, per attuare i propri obiettivi, divide il territorio provinciale in tre categorie di Comuni (i cui criteri per la loro corretta individuazione rimangono però molto vaghi): città centrale (Milano e altri 24 Comuni di prima cintura), i poli attrattori (13 Comuni dell’hinterland) e l’ambito più esterno (i restanti 96 Comuni). (vedi mappa A)

Per interpretare l’intera strategia del Piano occorre comprendere bene cosa si intende per “polo attrattore” e quali Comuni sono stati individuati come tali. I tredici nuovi poli attrattori rappresenteranno, nella logica del Piano, i “nodi” sui quali appoggerà la futura regione urbana, per lo sviluppo della quale si propone un modello policentrico. Pertanto in tali Comuni, valutati con parametri quali la presenza di linee del trasporto su ferro, l’esistenza di servizi di qualità e di strutture ricettive, la dotazione storica e monumentale fino alla qualità ambientale e socio-economica, sarà consentito consumare una percentuale di suolo doppia (4%) rispetto a quella massima prevista per i restanti Comuni (2% ).

Osservando la localizzazione dei poli attrattori (evidenziati in rosa nella mappa B) ecco emergere la relazione con il progetto della nuova tangenziale est esterna. Ben sei nuovi poli su tredici sono localizzati in prossimità del tracciato della nuova infrastruttura: Cassano d’Adda, Trezzo d’Adda, Vaprio d’Adda, Gorgonzola, Melzo e Paullo. In questi Comuni, a ridosso della nuova infrastruttura, sarà consentito costruire di più, anche in assenza di indicazioni circa vocazioni funzionali e strategie di sviluppo di scala vasta.

Dove localizzare funzioni qualificanti (e non, ma pur sempre remunerative in termini di oneri concessori), come limitare il rischio di eccessiva espansione da parte dei singoli Comuni, come indirizzare politiche per uno sviluppo della regione urbana orientato alla coesione, come peraltro previsto anche dall’Unione Europa (che ha introdotto proprio il principio di “coesione territoriale” come uno dei suoi obiettivi a partire dal Trattato di Lisbona del 2007) sono questioni che il Piano della Provincia non affronta.
L’aver individuato singoli poli di sviluppo, a scala esclusivamente comunale, senza neppure provare a delineare una pianificazione di scala superiore, svuota completamente questo piano della sua valenza strategica e lo rende – ahimè - una sorta di strumento per giustificare manie di sviluppismo di qualche amministratore locale.

Peccato, che anche così il Piano si sia lasciato sfuggire l’occasione di definire, in modo programmatico, quelle modalità per favorire il coordinamento tra le pianificazioni dei comuni, prevedendo anche forme compensative o finanziarie, eventualmente finalizzate all’incentivazione dell’associazionismo tra i comuni (art. 18 della L.R. 12/2005) che avrebbero probabilmente consentito anche di attuare un modello di sviluppo territoriale maggiormente integrato con le nuove tangenziali avviate (tangenziale est esterna) e in progetto (tangenziale ovest esterna).

La tangenziale est esterna e i rischi di uno sprawl annunciato

Veniamo ora all’avvio dei lavori per la realizzazione della nuova tangenziale est esterna.
Pochi giorni fa circa seicento persone si sono riunite in un corteo di protesta nei pressi del cantiere di Truccazzano (dove la nuova tangenziale si raccorderà con l’autostrada Bre Be Mi). Associazioni, comitati ambientalisti, semplici cittadini, muniti di striscioni che, al grido di « De chi se pasa no!» (si legge “da qui non si passa” in dialetto milanese), hanno installato un presidio per ribadire la propria contrarietà al progetto.
Tra i partecipanti anche alcuni ex amministratori locali come Domenico Finiguerra, che ha fatto della lotta per la tutela del paesaggio e del suolo i suoi principali argomenti politici, e qualche rappresentante del Consiglio Provinciale come Massimo Gatti, che, da qualche anno, sostiene il Comitato No Tem. Prima della sua elezione in Provincia (nel 2004 per il gruppo Democratici di Sinistra e nel 2009 per il gruppo di Rifondazione Comunista) Massimo Gatti è stato Sindaco di Paullo dal 1985 al 2004, paese di 11.000 abitanti che si trova lungo l’asse Tem, dove, proprio lui, ha portato uno dei più grandi impianti di logistica degli ultimi anni: la Number One, la cui localizzazione ha anche imposto alla società concessionaria Tem di deviare il tracciato della nuova infrastruttura.

Un riferimento per nulla personale, a un amministratore il cui mandato sindacale è stato caratterizzato da numerose iniziative lodevoli improntate al buon governo. Ma il caso specifico ben evidenzia la propensione di molti alla gestione delle contingenze dell’immediato rinunciando alla pianificazione di una strategia con un orizzonte temporale più ampio. Tale approccio, nell’ambito della pianificazione territoriale, mette in luce, a distanza di anni, come alcune decisioni prese a livello comunale, nell’interesse di una comunità strettamente locale, si dimostrino, se osservate ad un livello appena superiore, in realtà non così lungimiranti.

Forse questo territorio (ma anche questo Paese) avrebbe bisogno di più amministratori che quando sono chiamati a governare operino scelte lungimiranti e sostenibili al di là dei limitati (e limitanti) confini comunali e di meno politicanti capaci di cavalcare prontamente le cause ambientaliste quando si trovano sui banchi dell’opposizione.
Seppure il venir meno di molti dei contenuti dell’Accordi di Programma, che, sottoscritto nel 2007, prevedeva la realizzazione di un sistema integrato per la mobilità nell’est Milano e quindi il potenziamento delle reti di trasporto pubblico su ferro (ad oggi bloccate per mancanza di fondi), la resistenza irriducibile alla tangenziale est esterna sembra, oggi, francamente irrealistica e fuori tempo massimo.
Oggi i problemi sul tavolo sono cambiati: dove localizzare funzioni qualificanti in virtù di un aumento complessivo di accessibilità, come limitare il rischio di eccessiva crescita da parte dei singoli Comuni, quale vocazione funzionale incentivare, come indirizzare politiche per uno sviluppo della regione urbana orientato alla coesione…proprio quei temi che il Piano Territoriale della Provincia di Milano appena adottato ha evitato di affrontare.









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->
Bottini, Fabrizio
( 29.03.2013 09:10 )
Il degrado ambientale sta iniziando a produrre, forse ha già prodotto, anche un degrado dell'ambientalismo, ridotto a vago istinto animale che si compiace della propria idiozia rotolandosi da qualche parte, beatamente ignaro di quanto gli accade attorno -->
Jenkins, Simon
( 27.03.2013 08:27 )
In materia di territorio un colpo al cerchio e uno alla botte, improvvisando nel conciliare le spinte distorte del mercato e un consenso a breve termine, combina guai. Purtroppo eterni e irreversibili. The Guardian, 27 marzo 2013 -->
Miller, Sarah
( 24.03.2013 21:14 )
Ci volevano sofisticate apparecchiature di misura per scoprire l'impalpabile ma storica superiorità del biscotto bagnato rispetto a quello asciutto: finalmente un esperimento utile all'umanità tutta! Grist, 22 marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 24.03.2013 19:49 )
Quando si parla di agricoltura di prossimità, infrastrutture verdi, orti di quartiere, più in generale di natura in città, l'importante è intendersi sui termini e gli obiettivi ragionevoli: se vogliamo qualche genere di rapporto economico con la produzione alimentare, scordiamoci il bifolco curvo sul solco -->
Bottini, Fabrizio
( 18.03.2013 09:49 )
Un incredibile studio, naturalmente con tutti i crismi metodologici (e figuriamoci) e di sistematicità di questo genere di ricerche, porta acqua al più stravagante e fazioso dei mulini: chi mette in discussione il pensiero dominante in termini di trasformazioni territoriali non è sano di mente -->
Bottini, Fabrizio
( 17.03.2013 20:06 )
Ovunque nel mondo, con ovvie variabili locali legate alla situazione di mercato e all'evoluzione socioeconomica, si sta affermando una sorta di fase due dell'urbanizzazione, che punta al riuso o generale ripensamento delle superfici metropolitane esistenti, anziché ad alimentare lo sprawl -->
Bottini, Fabrizio
( 15.03.2013 08:34 )
C'è una discrasia inquietante, fra ciò che si tocca con mano, fra i segnali quotidiani, e la discussione altrettanto concreta e quotidiana. Da un lato tutti a parlare di flussi virtuali e città galleggiante sugli elettroni, dall'altro un mercato del lavoro e della casa preistorico -->
Dobson, Roger
( 11.03.2013 04:55 )
Sempre più ricerche sistematiche e verifiche incrociate dimostrano come la favola del topo di campagna e di quello di città sia del tutto realistica: tutti gli animali modificano radicalmente i propri stili di vita e comportamento sociale in ambiente urbano. The Independent, 10 marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 10.03.2013 08:51 )
Aumentano e si sviluppano su diverse angolazioni le politiche urbane internazionali favorevoli all'uso della bicicletta come mezzo di trasporto corrente quotidiano, ma resta aperto un problema di fondo: è sufficiente puntare solo su questo aspetto dello stile di vita? Non c'è qualcos'altro? -->
Bottini, Fabrizio
( 07.03.2013 09:51 )
Nel mondo ci si interroga sull'urbanizzazione crescente, per il consumo di suolo, ma poi la stampa (disinformata?) decanta "innovazioni" piccole ma micidiali, come gli alberghi Ikea -->
Stelfox, Dave
( 04.03.2013 10:29 )
I simboli sono importanti, ma non dimentichiamoci dell'azione diretta, specie se nasce dalla medesima spinta e coi medesimi contenuti. Un popolo di sfrattati dalle proprie case occupa i metri cubi della speculazione immobiliare e finanziaria, producendo una nuova simbologia: The Guardian, 4 marzo 2013 -->

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