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L’agricoltura nella Città Nuova (1919)
Data di pubblicazione: 19.06.2012

Autore:

Una forma di integrazione urbano-rurale nel quadro dello sviluppo nazionale elaborata a cavallo fra le due guerre mondiali conferma sia il percorso evolutivo dalle città giardino alle New Town, sia la forza e l’articolazione di certa ideologia antiurbana su entrambe le sponde dell’Atlantico, in salsa totalitaria o democratica, cambia poco. E il chilometro zero esiste da sempre

Da: New Town. A proposal in: agricultural, industrial, educational, civic, and social reconstruction, pubblicato per conto del New Town Council da J.M. Dent & Sons, London, Toronto, 1919 – Estratto e traduzione a cura di Fabrizio Bottini

"Presero l’aratro, i figli di Urizen: lo ripulirono
Dalla ruggine del tempo: tutti i suoi acuminati utensili – d’oro e argento e avorio
Brillarono di nuovo nell’immensità dei campi"
[William Blake]

Il giardino dimenticato

“Una nazione di bottegai”. Così Napoleone si prendeva gioco del nostro paese; e va detto che gran parte del nostro sviluppo nazionale nel corso dell’ultimo secolo si può definire un febbrile sforzo per giustificare quella descrizione. Abbiamo prodotto beni industriali in quantità enormi. È venuto tutto il mondo al nostro bancone. Abbiamo scambiato la ricchezza accumulata delle nostre miniere di carbone con prodotti di lusso tropicali, carne e grano di importazione. E in tutto questo tempo, esattamente come un occupatissimo bottegaio, abbiamo trascurato il giardino sul retro della bottega. Nella corsa al profitto industriale e degli scambi, l’agricoltura è andata ad occupare un posto molto misero.

Si sono riempite le città, si è svuotata la campagna; ne hanno sofferto entrambe le popolazioni lavoratrici. Qualunque programmazione adeguata in futuro dovrà tener conto della necessità di invertire in qualche modo questo genere di sviluppo, in modo da assicurare una piena indipendenza alimentare interna, la vitalità fisica del popolo, una ricchezza nazionale più equilibrata. Nella nostra proposta di Nuova Città propendiamo sicuramente per questo tipo di ricostruzione. Gli sviluppi nel corso della guerra, in particolare la minaccia dei sottomarini, ha molto destato l’attenzione del paese per quanto sia importante una produzione alimentare interna. Il contadino occupa un ruolo più essenziale nello Stato, e molti cittadini, per la prima volta, hanno sperimentato il curioso piacere di coltivarsi un proprio pezzettino di terra.

Adesso la guerra è finita, e sono in molti a cercare un lavoro attivo all’aria aperta, bisogna dar spazio alle loro speranze, sia nella Madrepatria che nelle Colonie. Anche se restano ancora molti ostacoli, il diffuso interesse per la materia, il più deciso sostegno dell’amministrazione statale e di quelle locali, la disponibilità ad accettare l’aiuto della scienza, la voglia di sperimentare e cooperare, la mutata situazione generale, tutto indica che il periodo buio del declino agricolo britannico del diciannovesimo secolo possa essere seguito da una scintillante ripresa nel ventesimo

La colpa per lo stato di arretratezza dell’agricoltura e le condizioni depresse dei lavoratori agricoli non si possono addossare del tutto sulle spalle del settore. Alcuni coltivatori sono ottimi imprenditori, paragonabili ai migliori del settore manifatturiero. Ma certo la generale carenza di adattabilità, metodi scientifici e organizzazione di impresa, o altri atteggiamenti individuali, hanno senza dubbio contribuito alla fase di basso profilo dell’agricoltura attuale, se la valutiamo secondo i nostri criteri di qualità della vita e del lavoro nel settore.
Esistono però altri fattori, come il pessimo sistema di gestione della proprietà terriera, l’assenza di capitali, trasporti difficili e costosi, l’indifferenza di chi abita le città per le condizioni del settore primario, e alla base di tutto, il disastro dell’influenza morale di accettare senza alcun rimorso il solo profitto come principale incentivo alla produzione.

I principi fondamentali sui quali vogliamo edificare la Città Nuova (in questo capitolo vorremmo chiamarla Nuova Campagna) ci portano a concludere che, in agricoltura così come in altre forme di attività, qualunque programma che si basi esclusivamente su quelle che oggi si definiscono “questioni d’affari” non risolverà mai i nostri problemi. Siamo convinti che siano necessari i metodi più scientifici e la migliore organizzazione, ma prima di tutto deve esserci la voglia di unirsi nel servizio comune ad arricchire la vita.

Un nuovo matrimonio fra Città e Campagna

La netta separazione fra il popolo britannico delle città e quello delle campagne ha significato un impoverimento della vita di entrambi. Dobbiamo dunque tentare di riunire questa coppia separata in un nuovo e più felice matrimonio. Per questo motivo abbiamo deliberatamente intitolato il capitolo “Agricoltura nella Città Nuova”. Perché i confini dell’insediamento urbano non saranno quelli dei gruppi di case, ma un raggio più ampio che comprende boschi e campi. Il lavoratore industriale della Città Nuova starà nella campagna, quello agricolo nella città. L’artigiano deve mantenere i contatti con Madre Natura e apprendere i segreti dei suoi silenzi, delle sue gioie; il lavoratore delle campagne deve essere in grado di condividere tutti i vantaggi intellettuali e sociali della vita comune in una società differenziata. Proponiamo, in breve, una città che dipenda dall’agricoltura praticata entro i suoi confini, e un’industria integrate in un ambiente agricolo i cui lavoratori possano godere dei vantaggi di una città nuova, sana, vigorosa e senza slum.

La terra è fonte di ricchezza

La terra è la materia prima su cui si basa la vera ricchezza, e quindi proponiamo che diventi il primo e basilare settore produttivo della Città Nuova. I centri urbani del Lancashire, Potteries, Black Country, hanno inseguito altre forme di ricchezza: ma a quale prezzo per il sacrificio di bellezza, salute e felicità! La Città Nuova parte dalla ricerca della propria ricchezza dal suolo. Produce ciò che mangia, e parte delle materie prime per le proprie industrie, grazie al lavoro dei cittadini sulla terra. Non diciamo che tutti debbano essere impegnati in agricoltura, o che tutte le città debbano perseguire esattamente i medesimi tipi di produzione agricola. Ma siamo convinti che per restare sana, sia materialmente che socialmente, una città, come un individuo, non possa permettersi di perdere il contatto con la Madre Terra.

Un uomo che ha partecipato a produrre ciò che mangia, che fosse nel suo orto, o in un campo a verdure o cereali, ha condiviso quello che è un suo diritto di nascita, l’opera del suo Creatore. Una città si ammala quando comincia a pensare alla terra solo come superficie che vale in quanto edificabile. Dovremo quindi cercare di realizzare i nostri obiettivi nella Città Nuova sostenendo il massimo numero possibile di persone a dedicare le proprie energie alla produzione alimentare, o alla trasformazione di ciò che cresce sulla terra. Il lavoratore agricolo vivrà soprattutto in città, recandosi al lavoro sulla terra magari grazie agli stessi mezzi a motore che oggi trasportano quotidianamente il latte.

Orti e giardini

Gran parte degli abitanti della Città Nuova che desiderano coltivare per vantaggio e piacere un proprio pezzetto di terra, probabilmente si accontenteranno del piccolo giardino adiacente la casa, a cui si aggiungono gli orti più ampi per chi ha maggiore energia o tempo libero. Anche lavorando su pochi metri quadrati, come ha dimostrato la recente esperienza dei nuovi gruppi di orticoltura appena sorti, si hanno grandi benefici materiali. E vorremmo vedere nella Città Nuova una società di amici dell’orto che chiede e ottiene l’appoggio di coltivatori esperti della medesima circoscrizione.

Piccoli poderi e grandi aziende

Abbiamo esposto il principio secondo cui vorremmo avere una condivisione di interesse in agricoltura, il cui lavoro dovrebbe essere organizzato in modo tale da migliorare la vita di chi lo svolge e di tutta la comunità. Applicando il principio specificamente a chi lavora come occupazione principale in agricoltura, ci dobbiamo confrontare coi modelli contrapposti della grande e piccolo azienda, un contrasto negli ultimi tempi ben vivo. La Sottocommissione per le Politiche Agricole interna alla Commissione governativa per la ricostruzione, ha ritenuto di superare il contrasto con questa dichiarazione:

“Vogliamo evitare di esprimere un’opinione di carattere generale sulla produttività comparata delle piccole o grandi aziende, ma non abbiamo alcun problema per quanto riguarda l’idea che entrambe le forme di gestione possano risultare essenziali, per un migliore uso della terra e la promozione della vita di campagna. Siamo convinti che l’intero paese si rafforzi con una maggiore diversificazione di tipi e forme di gestione, che sia necessario incrementare il numero delle piccole aziende, e la quantità dei tipi di prodotto, dal latte alle verdure per il consumo diretto, e senza escludere le produzioni “miste”. Ne siamo convinti perché, qualunque possa essere la produzione comparata di alimenti, non c’è dubbio sul fatto che non esiste metodo migliore per incrementare la popolazione rurale, cosa tanto auspicata, della moltiplicazione delle piccole aziende, fra l’altro strumento più immediato per una promozione sociale del coltivatore, che può diventare proprietario. Inoltre concordiamo in pieno con l’opinione generale che ci è stata ribadita, e che vede il piccolo proprietario e la sua famiglia come importante e stabile componente dello Stato” (dal par. 229 del Report of the Agricultural Policy Sub-Committee of the Reconstruction Committee).

A W. Ashby [1], discutendo il medesimo tema, afferma:
“Sarebbe una vera e propria panacea per la cura di tanti mali della nostra agricoltura, la creazione di tante piccole aziende. Si sostiene che producano di più per unità di superficie di quelle grandi, e su questo ci sono pochi dubbi. Esiste però una grave questione, se quella del lavoro e dei costi di produzione rispetto alla grande azienda non lo è. La piccola non ha una dimensione economiche per il lavoro delle macchine. [Nelle piccole aziende] talvolta si impiegano cavalli, li si deve badare, il loro lavoro così risulta costoso. E quando sono presenti I macchinari necessari, spesso non li si sfrutta adeguatamente, il capitale resta fermo, si deprezza. Quando non ci sono macchinari, cosa che accade più spesso, si spreca lavoro umano. Si potrebbe fare qualcosa, per migliorare i metodi di sfruttamento dei macchinari e dell’energia nelle piccolo aziende, attraverso una fornitura cooperativa, ma anche così l’uso risulta più costoso che nelle grandi aziende. Grandi svantaggi per le piccole anche nell’ambito distribuzione e vendita dei prodotti. Se il mercato di consumo è prossimo, gli svantaggi non sono troppo evidenti, anche se ad esempio da otto aziende produttrici di latte grandi ciascuna dieci ettari, arrivano in città otto carichi diversi, mentre la stessa quantità di latte da un’azienda di ottanta ettari arriva con un carico solo”.

“Quando i prodotti sono destinati a un mercato più lontano devono essere confezionati, selezionati, organizzati; e a meno di farlo in modo cooperativo ci vuole un intermediario, unico soggetto che può conoscere adeguatamente il mercato; così il piccolo coltivatore non segue prezzi e metodi sul mercato. Anche qui, organizzare cinquanta piccolo aziende per una superficie complessiva di cinquecento ettari, non è altrettanto economico di quanto la cosa non costi a una sola azienda della medesima superficie con un’unica proprietà.
In certe aree può essere vantaggioso aumentare il numero di queste piccole unità, specie parallelamente a varie forme di organizzazione cooperativa, ma c’è da temere che troppe aziende minori renderanno la vita più dura a chi ci lavora”.

È possibile gestire la massa dell’agricoltura nella circoscrizione della Città Nuova attraverso piccole aziende. Ma per farlo con successo è necessario mirare alla massima quantità di cooperazione fra di loro, in tutti gli ambiti possibili. Più lo si pratica, più ci si avvicina a un sistema di tipo grande azienda, gestita unitariamente. Siamo così arrivati alla conclusione che nel campo dell’agricoltura il metodo giusto per la Città Nuova sia applicare i principi della libera associazione in due modi. Il primo, su cui vorremmo soprattutto puntare, assicura la coltivazione della maggior parte del territorio tramite molti agricoltori, operanti come un’entità unica.

La “ New Town Farming Company

Qualunque possa essere il vantaggio relativo, della grande unità o della colonia di piccole aziende, gestite per il privato profitto, dal nostro punto di vista privilegiamo per il programma il bene comune. Così il lavoro agricolo dovrà essere svolto da Cittadini della Città Nuova che operano insieme per il vantaggio di tutti, condividendo scopi e raccolti di tutti i terreni. Per farlo occorre una Farming Company a cui partecipano come azionisti cittadini nel numero più ampio possibile. Questo ente gestisce in affitto tutte le superfici salvo quelle destinate a piccole aziende private o orti. Conferire un ruolo così grande alla Farming Company naturalmente limita le possibilità di altri tipi di gestione e sperimentazione. Ma va ricordato quanto l’agricoltura occupi una posizione particolarissima nella Città Nuova perché la sua base produttiva, la terra, è già di proprietà comune, è in quantità limitata, e non ovunque di identica qualità.

Piccole aziende

Proponiamo comunque un secondo metodo, destinando parte delle superfici a piccole aziende[2]. Il che può porre problemi difficili, ad esempio sulla concorrenza nella vendita dei prodotti, ma nell’interesse della libertà e della diversificazione siamo convinti che ci debbano essere anche queste. Sappiamo riconoscere il desiderio di tanti uomini di poter sviluppare idee e progetti personali in uno spazio proprio, spendendosi sino al punto da fargli rispecchiare anche visivamente la propria individualità. A fronte di tale libertà, spesso si deve pagare una elevato prezzo in termini di lavoro e risparmi, e il piccolo proprietario in passato ha spesso subito l’accusa di eccessivo individualismo. Però appare sempre più chiaro a tutti quanto una cooperazione allargata fra piccoli coltivatori possa essere essenziale a prosperare. Il che è da sostenere in ogni modo possibile fra gli operatori della Città Nuova, tra l’altro col vantaggio di poter cooperare con la Farming Company negli acquisti di materiali, nell’uso delle macchine, nella vendita dei prodotti.

Quindi in agricoltura avremo la possibilità di sperimentare fianco a fianco, nelle migliori condizioni di parità, due metodi di produzione alimentare, i cui risultati comparativi potranno essere di grande vantaggio per chi verrà dopo di noi nella Città Nuova. La grande Farming Company, grazie alle proprie dimensioni, è naturalmente più importante, e consente alcune economie impossibili per le piccole unità. Ci sarà coordinamento di azione, evitando di duplicare macchinari. E maggiore libertà nella scelta dei terreni più adatti ai vari settori dell’agricoltura, senza alcun bisogno di destinare in modo irrevocabile certe superfici a certe produzioni. Più libertà anche nella rotazione delle colture, ad esempio con la possibilità di produrre fragole per una proposta fabbrica di marmellate entro un quadro generale. Più fluidità nell’uso del lavoro e dei macchinari, una compensazione dei danni da cattivo tempo o malattie, la crisi di un comparto riequilibrata dai buoni risultati di un altro.

Lavoratori e gestione di impresa

Ci immaginiamo quindi, nella impresa agricola principale, impegnati uomini che in un’altra situazione sarebbero stati piccoli proprietari, mezzadri o braccianti, uniti nella gestione migliore dei terreni di proprietà della Città Nuova. Ci sono quelli cresciuti sulla terra, abili, maestri in tanti mestieri, conoscitori dei segreti della natura. Oggi nell’azienda agricola il dipendente di norma collabora col padrone fornendo opinioni e consigli, anche se poi non ricava alcun profitto dai risultati di quei consigli. Speriamo di dargli così quanto si aspetta e gli spetta, nella gestione dell’azienda, convinti che sarà ben lieto dell’occasione. Una riunione settimanale del Comitato di gestione sui lavori svolti e la programmazione futura, introdurrà nuovi motivi di interesse nella vita del lavoratore. Poi gradualmente si potrà sviluppare la nuova figura del cittadino-contadino, che ha studiato sino alla maggiore età ed è in grado di collaborare con tutta la propria intelligenza.

Restano come sempre gli abili gestori e direttori di sezione. E proponiamo di organizzare il tutto sulle basi che seguono. Ci sarà la gran massa dei lavoratori, ciascuno particolarmente abile (o in corso di acquisizione tramite apprendistato) in uno o più ambiti operativi: campi arati, allevamento, latte e mungitura, frutteti, orti o serre. Costituiscono dei gruppi, ciascuno con un rappresentante, e si organizzano le proprie condizioni di lavoro. I rappresentanti si riuniscono regolarmente con I responsabili vendite e la direzione dell’azienda, che avrà l’ultima parola in tutte le scelte che la necessitano, con il coordinamento e l’indirizzo del Consiglio Direttivo della Farming Company. Un terzo di questo organismo viene nominato dal centro, il resto dagli azionisti. Col vantaggio pratico di una composizione imparziale, in grado di agire da mediatore in caso di attriti. Il Consiglio Direttivo nomina i dirigenti del caso e stabilisce i salari dei dipendenti.

Salari e compensi

Ciascun dipendente riceve regolarmente un pagamento in denaro. Gli stipendi (o comunque vogliamo chiamare questi pagamenti), in ogni caso non saranno mai inferiori a quelli caratteristici dell’area, ma dobbiamo avere come obiettivo di renderli più elevati, se non altro per dimostrare quanto associarsi sia di vantaggio al lavoratore. Dato che qui non coltiviamo la terra per versarne i profitti a un lontano proprietario, ma a tutto vantaggio della Città Nuova, allora sia attraverso l’aumento dei guadagni, sia con la riduzione dei prezzi di vendita dei prodotti ai cittadini, sia usando sistemi che aumentino la quantità di lavoratori e riducano il tempo di lavoro, speriamo di dimostrare sino a che punto sia possibile migliorare le condizioni dei lavoratori agricoli, senza per questo aumentare il costo di produzione.

Necessariamente saranno i più esperti in ciascun settore, dai rappresentanti dei gruppi ai responsabili vendite e ai direttori, a ricevere salari paragonabili a quelli di posizioni equivalenti altrove. L’obiettivo della Company è quello di assicurarsi le migliori competenze e capacità, per una gestione al massimo dell’efficienza. Si può fare moltissimo per incrementare la produzione, eliminare sprechi, accrescere il valore dell’agricoltura per la comunità, molto più di quanto non sia stato fatto in passato.

Destinazione dei prodotti

I prodotti della terra hanno come sbocco principale il mercato della Città Nuova. Che viene rifornita del latte prodotto dalla sua Farming Company. Probabilmente anche uova, burro, formaggio, carne, frutta e verdure saranno prodotti in quantità sufficienti per dar da mangiare alla città, nelle prime fasi. Per il consumo locale saranno prodotti e lavorati alcuni cereali (grano, orzo, avena). In alcuni casi ci potranno essere in certe stagioni dell’anno degli eccessi di produzione, da inoltrare verso città vicine o mercati più distanti. La Farming Company sarà dotata di responsabili specifici acquisti e vendite, che operano anche per conto dei piccolo produttori autonomi locali.

Tutte le produzioni, latte verdure piccole aziende ecc. sono in contato telefonico con l’ente responsabile della raccolta al Grande Magazzino della Città Nuova, così che i prodotti possano raggiungere il consumatore nelle migliori condizioni di freschezza. Via via il settore cresce diventerà possibile anche organizzare depositi nelle Vecchie Città per la vendita dei prodotti agricoli. Con adeguata selezione e preparazione, garantendo alti e uniformi criteri di qualità, saremo in grado di affermare i prodotti che portano il nostro marchio.

Cinquecento ettari di campi

Gran parte della superficie coltivabile è destinata a colture alimentari, materie prime per la lavorazione, in rotazione con foraggio per il bestiame da latte. Il tipo di raccolti, alimentari e non, varia a seconda delle particolarità dei suoli nell’area della Città Nuova; ma probabilmente si produrranno parte dei cereali, patate e legumi in quantità sufficiente a dare un contributo sostanziale al consumo locale, oltre al reddito. Una delle componenti centrali dell’organizzazione definitiva delle colture agricole è la risistemazione dei terreni. In molti casi i campi inglesi sono di dimensioni, forme, andamento inadeguati all’uso del trattore, che sarà prevalente. Quando l’elettricità sarà resa disponibile in forme più economiche dalle proposte centrali di produzione statali, si potrà anche usare invece dei metodi attuali di aratura e altro a vapore, insieme a sistemi di ferrovia mobile per il trasporto delle produzioni.

Cercheremo comunque di rendere le terre il più facilmente coltivabili possibile, così che il lavoro si svolga velocemente al momento giusto, con grandi incrementi di produzione. Grano, avena, forse anche orzo, saranno trattati negli impianti della Città Nuova e rivenduti sotto forma di farina e altri prodotti col nostro marchio, e il raccolto di patate si potrà o consumare direttamente per l’alimentazione, o trasformare pure in farine, o amido, o alcol da carburanti.

Una disponibilità di ottimo latte

Uno degli obiettivi principali della Farming Company sarà di mettere a disposizione un’adeguata quantità di latte, e quando la Città Nuova avrà raggiunto la sua massima popolazione questo probabilmente sarà il suo settore produttivo principale, quello che richiede il massimo impregno in termini di spazio, tempo e strumenti intensivi. È già stato chiarito che per l’alimentazione del bestiame rendono di più i campi arati dei pascoli, e che con terreni di buona qualità un ettaro sostiene oltre due vacche[3]. All’inizio forse per i bisogni della Città Nuova basterà una mandria di cinquanta vacche. Ma poi la Farming Company dovrà acquisire a questo scopo altri terreni, in modo da non ostacolare per mancanza di spazi la produzione futura.

Meritano poi particolare attenzione gli aspetti dell’eliminazione delle vacche tubercolotiche, la realizzazione di stalle igieniche, l’introduzione di sistemi di mungitura e trasporto affidabili in quanto a pulizia, così che ogni famiglia della città abbia a disposizione un latte ricco e puro. L’eventuale temporanea sovraproduzione sarà usata per produrre formaggi, o latte in polvere. Si è parlato di cinquecento ettari a colture varie, e di un moderno sistema di allevamento da latte, ma le due cose non devono essere considerate separatamente. Saranno sezioni di una medesima impresa, ciascuna coi vantaggi della rotazione dei terreni, perché ogni tipo di suolo della superficie complessiva sia sfruttato al meglio. Un principio che si applica anche a orti e frutteti.

La produzione di carne

In vari modi la Farming Company contribuisce anche a rifornire di carne la Città Nuova. Il settore latte significa avere dei vitellini, e quindi una fornitura di carne, di vitello o manzo. Nella pianura o sui pendii si possono far pascolare delle pecore da carne, oppure annetterle alle mandrie da latte e relativa produzione di foraggi. Ancora all’allevamento da latte si possono affiancare dei maiali, oppure alimentarli con prodotti ad hoc. Nel caso anche uova e pollame contribuiscono, tutto associato ad altre sezioni dell’azienda.

Cento ettari di frutteto

Di fronte alla grande e crescente domanda interna di frutta di ogni genere, si propone di dedicare a questo tipo di coltura una considerevole superficie. La frutticoltura, gestita secondo moderni criteri scientifici, si è dimostrata una delle più efficienti branche dell’agricoltura, e sarà senza dubbio una fonte occupazionale più importante di quanto non siano le attività agricole ordinarie. Con un’area di cento ettari dedicate ad una frutticoltura intensiva, nell’arco di tre o quattro anni ci sarà una produzione sufficiente a giustificare anche la realizzazione di una fabbrica di marmellate, conserve, frutta secca, in grado di dare lavoro ad altro personale, specie nella stagione dei raccolti estiva, ma anche in altri periodi produzioni di essenze o canditi occuperanno molto personale.

Il progetto prevede di piantare almeno una cinquantina di ettari a frutteto arboreo. Nel corso dei lavori e della crescita si aggiungeranno piante a cespuglio, aggregazione di meli e peri, a cui seguono lamponi, more, fragole. Altri tipi di frutta saranno coltivati nei campi col sistema delle rotazioni. La frutticoltura è un settore che garantisce profitti, ricavi netti di oltre 50 sterline l’ettaro (calcoli di prima della guerra), ma richiede un notevole investimento di capitale e lavoro. Ci vorranno circa cinque anni perché le entrate superino le spese annuali (soprattutto in salari) per questa produzione. Gli spazi migliori per questo tipo di attività sono terreni grassi argillosi ondulati. Se l’area della Città Nuova possiede questi requisiti, possiamo sperare in una frutticoltura fiorente e in una fabbrica di marmellate in attivo entro i cinque anni dalla fondazione.

Orti

Uno dei meriti principali dell’orticoltura è che dà lavoro a una quantità di personale maggiore per unità di superficie di qualunque altra produzione, oltre una persona a ettaro. È redditizia in breve tempo, e rappresenta uno sbocco occupazionale temporaneo molto efficace, oltre ad essere un modo per incrementare il reddito della Farming Company mentre si sviluppano altri settori. Il tipo di colture dipende dal tipo di terreni e di spazi della Città Nuova. Probabilmente sarà possibile coltivare verdure sia per la Città Nuova che per gli insediamenti già esistenti, dato che per quanto riguarda il trasporto ferroviario il problema è già risolto (costa una frazione di centesimo portare un cavolfiore da Penzance a Manchester, i pomodori cresciuti a Worthing sono sul mercato a Leeds poche ore dopo essere stati raccolti).

Qui si vede un altro dei vantaggi della Farming Company, perché le parti più adatte di tutti i suoi terreni si possono dedicare a orti, eventualmente inseriti fra campi arati e frutteti. Inoltre così si adeguano le necessità stagionali di lavoro per ciascun settore, collocando via via i lavoratori nell’ambito dove sono più necessari. Anche qui, non ci saranno superfici dedicate in modo stabile all’orticoltura, per evitare esaurimento e rischio di “stanchezza” dei terreni. Le superfici possono essere proporzionali alla potenziale domanda di mercato e alla disponibilità di manodopera. Si tratta di un tema che richiede molta attenzione, perché importante per il lavoro e il reddito di molte persone. Oltre a produrre alimenti, esistono altri tipi di raccolto come fiori in primavera, erbe (sia per uso di cucina che medicinale), semi per l’agricoltura, piante per profumi ed essenze, tutti da introdurre quando se ne presenti l’occasione, e nel caso di disponibilità di capitale e materiale sufficiente, anche la produzione di fiori, frutta, verdura in serra su dimensione commerciale.

Settori complementari

La natura e qualità dei terreni su cui sorge la Città Nuova determina il tipo di colture, e di conseguenza anche i settori complementari. Non si ritiene certo che siano da sviluppare tutte le attività descritte di seguito; per alcune evidentemente occorre la disponibilità di materie prime nella regione circostante, e probabilmente occorrerà attendere alcuni anni dall’inizio della produzione agricola. Ma ad esempio la lavorazione dei cereali (grano, avena, orzo, segale) dà prospettive occupazionali per la produzione di farine e altri prodotti.

L’allevamento da latte può portare a un impianto per la sterilizzazione, o la produzione di condensato e latte in polvere, mentre per vari tipi di formaggi e burro si può cominciare da subito. Le greggi sui terreni e area circostante possono offrire lana da lavorare in impianti locali con qualche tipo di specializzazione, in cui il valore specifico del prodotto è determinato da capacità e gusti. Come già detto la frutticoltura offre materia prima a una fabbrica di marmellate e conserve, che può confezionare anche alcune verdure prodotte negli orti della città. Naturalmente nei ora per l’apicoltura. Si possono far crescere le patate per l’amido e l’alcol da motori, e ciò significa lavoro per molte persone nel caso si impianti una fabbrica, dove magari convergono produzioni anche dall’area agricola circostante. Lo stesso vale per lo zucchero da barbabietola. In entrambi i casi sono necessari parecchi capitali per attrezzare le fabbriche, le quali si devono rivolgere a una ampia regione.

Altre possibili attività sono il lino da tessitura o per l’estrazione di olio, e ancora per l’olio di girasoli o colza, dei carciofi di Gerusalemme per la cellulose o per usi alimentari (se ne ricava una gustosa polvere conservabile), di alcune fibre, di radici amare, di vimini (nella zona scarichi liquidi della città) per canestri. Se disponibile argilla adeguata, è possibile organizzare una produzione di vasi. Il materiale è a buon mercato, e con abilità manuale e sensibilità artistica lo si può trasformare in articoli utili e belli. Le vernici non sono costose, e con una somma relativamente contenuta è possibile acquistare una fornace per la cottura. Anche la realizzazione di mattoni e tegole, o l’estrazione di pietra locale, nelle prime fasi di costruzione della Città Nuova può offrire fonte di lavoro.

Ricerca scientifica

Perché la Farming Company viva e vegeti, perché non si torni nel baratro in cui era finita l’agricoltura Britannica prima del 1916, occorre tener conto delle scoperte scientifiche e applicare per quanto possibile i loro insegnamenti. Bisogna anche sicuramente promuovere la ricerca scientifica sul terreno locale. Sarà compito della Compagnia scoprire attraverso propri esperti quali siano le condizioni di massima produttività dei terreni, visto che ciascun tipo di suolo ha proprie peculiarità e reazioni. Grazie a una ricerca orientata si può far molto per incrementare la produzione, e quindi direttamente migliorare le condizioni dei lavoratori agricoli.
Molto si può fare anche per gli aspetti commerciali. Adottando un sistema moderno di contabilità, calcolando costi e profitti, la compagnia non ripeterà gli errori fatti in passato da tanti agricoltori: anno dopo anno, produrre un raccolto in perdita senza neppure saperlo!

Occorre anche un sistematico aggiornamento per il lavoro. L’intero problema dei salari agricoli in realtà dipende dalla quota dei costi di produzione sul prezzo dei prodotti. Il principale di questi è quello del lavoro, e l’efficienza del lavoro è il fattore determinante del costo di produzione. Quindi i salari devono dipendere dall’efficienza, e questo è l’aspetto su cui occorre concentrarsi. Arrivare all’efficienza passa per la gestione, quindi la gestione nell’azienda agricola è un aspetto che trascende tutti gli altri per importanza” (così recita il par. 161 del Rapporto già citato]

In questo aspetto, nonché più in generale nelle varie sezioni dell’azienda, la Compagna mira alla cooperazione, non solo con i piccoli proprietari interni alla circoscrizione della Città Nuova, ma anche con altri coltivatori locali. Si deve sempre cercare di essere amici coi vicini, collaborare con loro per quanto possibile, per il miglioramento dell’agricoltura e delle condizioni di vita di chi la pratica.

Aspetti educativi

Il programma agricolo, lo speriamo, si dimostrerà di valore educativo. Faremo degli errori, altre cose ci andranno meglio, e tutto servirà ai nostri eredi per la costruzione delle Città Nuove e l’organizzazione dell’agricoltura cooperativa, ciò che si può fare, e ciò che si deve evitare. Speriamo però, anche, di stabilire dei rapporti stretti col sistema educativo della città. Spesso in passato i bambini di città sono cresciuti ignorando del tutto di cosa si componeva la vita rurale, o il fatto stesso che l’uomo dipende dalla terra; anche l’istruzione dei bambini di campagna, invece di essere legata alla vita che si svolgeva attorno a loro, ha cercato di imitare al peggio alcuni aspetti urbani.

Siamo convinti che la Scuola della Città Nuova debba avvicinare i bambini alla realtà, metterli in contatto con tutte le attività che vi si svolgono, specie con quella primaria di produzione del cibo, facendo così molto per correggere errate tendenze derivanti da un insegnamento troppo libresco, dimostrando come il lavoro manuale non si affatto degradante e possa essere di grande dignità. Non vorremmo giovani cittadini solo esperti dattilografi e impiegati d’ufficio, e neppure solo abili aratori e mungitrici, ma ragazzi e ragazze con tante prospettive in tanti campi della vita, preparati a dare il loro contributo al mondo del lavoro, pronti a cooperare entusiasticamente con gli altri.

Ma esiste un altro aspetto educativo del lavoro della New Town Farming Company di possibile grande valore per la comunità agricola in generale. Perché speriamo di poter dare il nostro contributo a realizzare l’aspirazione della Sottocommissione per le Politiche Agricole quando al paragrafo 162 del suo Rapporto recita:
Si può poi menzionare un’altra forma di attività agricola per il suo valore educativo, e si tratta dell’attivazione in molte parti della Gran Bretagna di grandi aziende organizzate secondo criteri puramente economici, ma aperte alle visite e che pubblicizzano metodi e risultati. Coprono 1.200 ettari e vengono gestite e lavorate coi medesimi sistemi organizzativi delle grandi aziende. È opinione dei Commissari per lo Sviluppo che l’influenza di queste aziende agricole sul settore, sulla produzione alimentare, attraverso l’esempio, attraverso gli investimenti di capitale in agricoltura determinati dai risultati che possono dimostrare, sarebbe notevole”.

Per la formazione tecnica proponiamo che il sistema di scuole superiori della Città Nuova comprenda una sezione in grado di svilupparsi in Istituto Agrario o College specializzato, e inoltre una Stazione di Ricerca statale. Forse, visto che i terreni agricoli saranno gestiti secondo orientamenti diversi da quelli praticati altrove, sarebbe auspicabile che lo Stato istituisse qui una Scuola Nazionale particolare, in modo che ragazzi e ragazze di tutto il paese possano frequentare l’Istituto o College e fare esperienza di apprendistato nell’azienda.
Queste, brevemente, alcune linee per quanto riguarda l’istruzione, per contribuire ad innalzare l’agricoltura e promuovere una cittadinanza rurale. Un lavoratore agricolo istruito lavorerà meglio, userà più efficacemente le macchine, produrrà sicuramente di più dell’umile contadino del passato. Una migliore condizione sociale, libertà di relazioni, una casa non più legata direttamente al posto di lavoro, una prospettiva più ampia sulla vita, tutto contribuirà ad elevare la condizione del lavoratore rurale, cosa auspicabile almeno tanto quanto l’incremento di produzione. Istruzione e agricoltura devono diventare alleate: ed entrambe ne trarranno beneficio.

Le lavoratrici della terra

Non esiste ambito migliore di alcune produzioni agricole per vedere tanto proficuamente insieme uomini e donne. Non proponiamo certo che venga chiesto alle donne di svolgere i lavori più duri dei campi, ma operazioni come la mungitura (soprattutto quanto verranno modernizzate le stalle attuali e se ne costruiranno delle nuove), la produzione di formaggi, l’allevamento dei polli, la cura dei frutteti, la raccolta, selezione, confezione dei prodotti; la cura degli orti, floricoltura, erbe, tutto può essere facilmente svolto dalle donne, oltre ad altri ruoli amministrativi e di ricerca per la Farm Company. Siamo convinti che la collaborazione di donne intelligenti, istruite, energiche, potrà far molto per il miglioramento della vita rurale.

Modeste proposte per iniziare

Immediatamente dopo la scelta dell’area per la Città Nuova, inizieranno a definirsi meglio le nostre proposte, e saremo in grado di individuare la forma definitiva dell’attività agricola. Non proponiamo di cominciare in modo troppo ambizioso, ma lentamente. Forse sarà disponibile solo parte dei terreni all’inizio, magari un’azienda già esistente su duecento ettari, che può impiegare da quindici e venticinque persone, a seconda delle colture. Ma potrebbero anche essere immediatamente disponibili seicento ettari, e dunque iniziare con un programma più completo. Iniziando il lavoro nel primo periodo di pace, ci sarà probabilmente abbondanza di manodopera disponibile, ma in ogni caso se possibile vorremmo mantenere il posto di lavoro di chi già ce l’ha in quell’azienda. Saranno molto utili, coloro che ci lavorano da anni, conoscitori di segreti e pregiudizi locali, delle qualità dei suoli, delle particolarità delle razze di bestiame.

Dovremo però anche cercare di impiegare qualcuno dei nuovi tipi di lavoratore agricolo, quelli emersi negli ultimi quattro anni, vuoi usciti dagli uffici o dalle fabbriche per lavorare la terra da soldati inviati dal War Office, o obbligati dai tribunali a trovarsi un lavoro di utilità nazionale. Uomini che hanno avuto il tempo di scoprire gioie e dolori del lavoro rurale, con cui qualcuno di loro ha anche “fatto la pace”: scoprendo che quel lavoro gli piace, e dimostrandosi lavoratore molto efficiente. Ci sono poi altri giovani uomini e donne che cercano lavoro nei campi, perché hanno deciso di non voler più stare ingabbiati e stipati dentro uffici o fabbriche, e perché fortemente condividono ideali di amicizia e associazionismo. Pionieri da cui scegliere con cura, persone intelligenti, abili, determinate, e molto interessate a una buona riuscita dell’intero programma.

Aspetti finanziari

La Farming Company affitta l’azienda dall’ente centrale del programma, e i lavoratori affittano le loro case come liberi inquilini della Città Nuova. Quindi è necessario un capitale iniziale dell’azienda per organizzarsi e attrezzarsi, tasse, fertilizzanti, sementi, lavoro. È stato calcolato che prima del 1914 il capital necessario per un’azienda agricola per tre quarti di campi arati era poco meno di 25 sterline per ettaro, ma con l’incremento dei prezzi probabilmente scopriremo che oggi sono necessarie da 50 a 60 sterline l’ettaro. Inoltre, lo stipendio lordo di un lavoratore era di 100 sterline l’anno, con quattro uomini per ogni 40 ettari di superficie. Quindi serve un capitale iniziale di 10.000 sterline per la nostra azienda da 200 ettari, e nel primo anno le spese comprenderanno gli stipendi di 25 persone, a partire da 40 scellini la settimana, e a salire per quando riguarda responsabili di sezione e direttori.

Se coi nuovi prezzi la produzione annuale lorda di questi uomini si può ipotizzare di 200 sterline (recentemente il Duca di Marlborough alla Camera dei Lords ha affermato che potrebbero anche essere 250), vediamo un ricavo per il primo anno di 5000 sterline, il che ci lascia un buon margine al netto di affitti, tasse, costo del lavoro, ammortamenti, interessi sui capitali e spese impreviste. Con una buona gestione e operatori intelligenti, probabilmente scopriremo che il ricavo pro capite è notevolmente più alto della media stimata. Se è sufficiente il rendimento del primo anno si può già iniziare a migliorare la qualità della vita del lavoratore. È interessante qui riprendere il consuntivo del luglio 1918, di un’azienda agricola del nostro paese su una superficie di circa 200 ettari. Il passaggio è relativo al primo anno di attività:

I raccolti sono ottimi. In genere si giudica impossibile far tornare a rendere aziende che nel passato hanno registrato grosse perdite, eppure è stato fatto. Una analisi attenta, e molto al ribasso, dell’attuale situazione, mostra che i guadagni netti sono di 2.965 sterline. Se si escludono le parti non produttive (edifici, strade, boschi, acque) la cifra per ettaro si avvicina alle 13 sterline l’anno, e quando le spese iniziali sono particolarmente gravose”.

Questo livello di profitti è confermato da una stima dell’ Estate Magazine nel maggio 1918, secondo cui la resa del capitale impiegato in operazioni agricole su larga scala con criteri moderni è del 20% e oltre.
Dopo questo assestamento di un anno, possiamo procedere ad accrescere l’attività con nuovo capitale e superfici. Più superficie, più economie, sino a raggiungere il punto in cui la Compagnia usa la gran parte dei terreni attorno alla Città Nuova, con la massima produzione alimentare, e l’impiego di un nuovo migliore tipo di lavoratore agricolo, che lavora su una giornata di sei o otto ore, con la possibilità di dedicarsi ad altre cose e godere dei piaceri della vita sociale e intellettuale della città. Ci sono pochi dubbi che, coltivando su questa scala, e con lavoratori interessanti a ciò che fanno, la Compagnia possa essere un successo finanziario. E non esiste con lo scopo di far guadagnare molto un proprietario, lontano o residente, ma per accrescere il benessere dei lavoratori e della città.

Una nuova Inghilterra

Abbiamo cercato di mostrare come una Città Nuova per prosperare e durare come entità autosufficiente e in parte indipendente debba dipendere da uno stretto rapporto con la terra e il lavoro delle campagne. Vogliamo far crescere un nuovo tipo di città, dove il cittadino non ignora completamente la vita rurale, e un nuovo tipo di lavoratore dei campi che conosce l’impresa moderna e partecipa dei vantaggi sociali, intellettuali, educativi di una città. Che si realizzano al meglio unendo uomini e donne nel lavoro e nel tempo libero, nella manifattura e nella musica, nel teatro e nella preghiera. Speriamo così di contribuire a una nuova colonizzazione dell’Inghilterra, per dimostrare che i suoi grandi spazi non sono sfruttati, che sono in grado di sostenere una popolazione vigorosa e centinaia di belle città, che i suoi abitanti saranno più sani, prosperi e felici modulando tutto il loro impegno nel lavoro associato e nei suoi frutti.

[1]Social Reconstruction Pamphlets, I., “The Rural Problem” di Arthur W. Ashby, edito da The Athenesum, Bream's Buildings, E.C.4, 6d. Si veda anche l’ottimo lavoro che auspica l’organizzazione di massima dell’agricoltura verso una maggiore produzione e un miglioramento della vita degli agricoltori, del Prof. C. S. Orwin, “The Place of Agriculture in Industry” edito dal Ruskin College, Oxford, 7d. ; e un altro articolo di Sir A. D. Hall sul Journal of the Board of Agriculture ottobre 1918

[2]Se una qualunque di queste unità impiega regolarmente più di quattro persone, la si deve considerare una “Approved Company” del tipo già descritto.

[3]In Cheshire ci sono piccoli agricoltori che mantengono una vacca per ogni ettaro scarso di pascolo circa.









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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