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Mall International (in English)
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Agricoltura urbana: che sudore!
Data di pubblicazione: 05.07.2012

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Sono anni e anni, che qui e là con frequenza variabile la stampa internazionale elegge Detroit a simbolo della nuova metropoli sostenibile, e qualcosa in effetti è pure successo, però che fatica ad andare oltre il puro folklore e le buone intenzioni di chi non sa più da che parte voltarsi!

Cinquecentomila dollari, ovvero il prezzo corrente di certe neppure esagerate McMansion suburbane, del tipo che si permettono i dirigenti (quelli non licenziati) delle grandi compagnie, magari nelle odiose gated communities a qualche centinaio di metri da qualche quartiere un po’ più povero che rovina il paesaggio. 500.000 dollari è appunto l’ammontare della transazione si spera conclusa, fra l’amministrazione municipale di Detroit e la Hantz Farms, azienda che da almeno tre anni (!) sbandiera a destra e a manca l possibilità concreta di trasformare l’ex capitale dell’automobile nella mecca dei contadini metropolitani postmoderni. Beh, per i veri esegeti del bel tempo antico, che sognano zoccoli senza calze e zappa in spalla per tutta l’umanità a partire da questo pomeriggio, c’è da dire che il corrispettivo valore di una villetta, per quanto di lusso tavernetta e garage multiposto, non può che suonare come delusione.

In quei terreni, con un investimento complessivo potenziale di cinque milioni, dopo il cambio di destinazione d’uso da residenziale ad agricolo, potrebbero iniziare a crescere essenze da legname, sempre che gli altri agricoltori della regione non facciano appello alla legge statale sul Diritto di Coltivare, che potrebbe stabilire una indebita concorrenza delle colture commerciali urbane rispetto a quelle in zona rurale. Altra delusione per chi sognava, oltre agli zoccoli e alla zappa, soprattutto un fiorire di pomodori, cavolfiori e zucchine nelle aree degli ex capannoni, immagine assai più adeguata all’immaginario ecologico e sostenibile dei nostri tempi. Ma evidentemente il mercato (e chissà con quali consulenze) dice no al monopolio degli orti tipo nonno, e nella migliore tradizione americana cala dall’alto l’imprenditore fatto da sé a spazzar via ogni resistenza passatista o presentista che sia. Certo c’è stata la vibrata protesta delle varie associazioni che promuovono gli orti partecipati di quartiere, ma indipendentemente dalle posizioni politiche del sindaco diciamocelo: ha senso sperare che una grande ex città industriale rinasca nel segno delle zucchine autogestite dai volontari? Sarà assolutamente carino e delizioso, ma decisamente poco realistico.

E così torniamo alle cifre snocciolate all’inizio: mezzo milione di dollari in terreni, cinque milioni in tutto fra demolizioni, bonifiche, piantumazioni di essenze da legname …. Tutto qui? Mettiamoci sopra anche la buona volontà di tutti i volontari degli orti (anche se non vorrebbero mai essere accostati alle colture private industriali), e le loro tonnellate di patate e pomodori distribuiti fra cucine popolari, mense scolastiche ecc. Il tutto ha un bilancio sociale elevatissimo, ma quello economico è risibile. Non di solo orto vive l’uomo, anzi non sopravvive neppure. È un’attività che nel terzo millennio ha un forte significato simbolico, per il progresso verso una città sostenibile, e pratico sul versante delle relazioni sociali, o del recupero al meglio di spazi dismessi, inutilizzati, degradati. Ma tutto qui. Perché l’agricoltura urbana inizi anche solo vagamente a svolgere il ruolo che tutti auspichiamo, ovvero di costruire sistemi alimentari tendenzialmente autonomi, ci vogliono ancora enormi avanzamenti scientifici, organizzativi, normativi e fiscali: nel caso specifico di Detroit basta pensare all’assurdità del citato Right to Farm, votato chissà quando e in che contesto. Con buona pace dei poetici cultori dello zoccolo senza calze e della zappa in spalla, i quali di solito dopo un paio d’ore, appena inizia a farsi sentire la fatica, se ne tornano a casa a fare la pennichella, sognando l’utopia.









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->
Bottini, Fabrizio
( 29.03.2013 09:10 )
Il degrado ambientale sta iniziando a produrre, forse ha già prodotto, anche un degrado dell'ambientalismo, ridotto a vago istinto animale che si compiace della propria idiozia rotolandosi da qualche parte, beatamente ignaro di quanto gli accade attorno -->
Jenkins, Simon
( 27.03.2013 08:27 )
In materia di territorio un colpo al cerchio e uno alla botte, improvvisando nel conciliare le spinte distorte del mercato e un consenso a breve termine, combina guai. Purtroppo eterni e irreversibili. The Guardian, 27 marzo 2013 -->
Miller, Sarah
( 24.03.2013 21:14 )
Ci volevano sofisticate apparecchiature di misura per scoprire l'impalpabile ma storica superiorità del biscotto bagnato rispetto a quello asciutto: finalmente un esperimento utile all'umanità tutta! Grist, 22 marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 24.03.2013 19:49 )
Quando si parla di agricoltura di prossimità, infrastrutture verdi, orti di quartiere, più in generale di natura in città, l'importante è intendersi sui termini e gli obiettivi ragionevoli: se vogliamo qualche genere di rapporto economico con la produzione alimentare, scordiamoci il bifolco curvo sul solco -->
Bottini, Fabrizio
( 18.03.2013 09:49 )
Un incredibile studio, naturalmente con tutti i crismi metodologici (e figuriamoci) e di sistematicità di questo genere di ricerche, porta acqua al più stravagante e fazioso dei mulini: chi mette in discussione il pensiero dominante in termini di trasformazioni territoriali non è sano di mente -->
Bottini, Fabrizio
( 17.03.2013 20:06 )
Ovunque nel mondo, con ovvie variabili locali legate alla situazione di mercato e all'evoluzione socioeconomica, si sta affermando una sorta di fase due dell'urbanizzazione, che punta al riuso o generale ripensamento delle superfici metropolitane esistenti, anziché ad alimentare lo sprawl -->
Bottini, Fabrizio
( 15.03.2013 08:34 )
C'è una discrasia inquietante, fra ciò che si tocca con mano, fra i segnali quotidiani, e la discussione altrettanto concreta e quotidiana. Da un lato tutti a parlare di flussi virtuali e città galleggiante sugli elettroni, dall'altro un mercato del lavoro e della casa preistorico -->
Dobson, Roger
( 11.03.2013 04:55 )
Sempre più ricerche sistematiche e verifiche incrociate dimostrano come la favola del topo di campagna e di quello di città sia del tutto realistica: tutti gli animali modificano radicalmente i propri stili di vita e comportamento sociale in ambiente urbano. The Independent, 10 marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 10.03.2013 08:51 )
Aumentano e si sviluppano su diverse angolazioni le politiche urbane internazionali favorevoli all'uso della bicicletta come mezzo di trasporto corrente quotidiano, ma resta aperto un problema di fondo: è sufficiente puntare solo su questo aspetto dello stile di vita? Non c'è qualcos'altro? -->
Bottini, Fabrizio
( 07.03.2013 09:51 )
Nel mondo ci si interroga sull'urbanizzazione crescente, per il consumo di suolo, ma poi la stampa (disinformata?) decanta "innovazioni" piccole ma micidiali, come gli alberghi Ikea -->
Stelfox, Dave
( 04.03.2013 10:29 )
I simboli sono importanti, ma non dimentichiamoci dell'azione diretta, specie se nasce dalla medesima spinta e coi medesimi contenuti. Un popolo di sfrattati dalle proprie case occupa i metri cubi della speculazione immobiliare e finanziaria, producendo una nuova simbologia: The Guardian, 4 marzo 2013 -->

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