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Le torri invisibili di Coney Island
Data di pubblicazione: 06.07.2012

Autore:

Il millennio era iniziato in pompa magna per la leggendaria striscia di spiaggia oceanica capitale mondiale delle giostre, con una variante urbanistica e un piano strategico di rilancio. Poi è arrivata la bolla edilizia, e la recessione …. The Brooklyn Bureau, 2 luglio 2012

Titolo originale: Coney Island's Invisible Towers – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Quando Coney Island è invasa dalla folla per la scorpacciata annuale degli hot-dog da Nathan's il 4 luglio, ci si ritrova sempre di fronte una passeggiata a mare che per l’ennesimo anno si sta trasformando per l’estate e diventando qualcos’altro.
C’è qualcosa di nuovo: dei go-cart e le montagne russe “Scream Zone” che l’area Luna Park ha introdotto l’anno scorso; e una nuova struttura vicino alla Torre Paracadute, dove l’antica giostra B&B Carousell (diventata nel frattempo una specie di cimelio storico), relegata in un magazzino dal 2005 e faticosamente restaurata a spese del comune, riprenderà a girare dalla prossima primavera.

Qualcosa compare, qualcosa scompare: il teatro Henderson, dove debuttò in pubblico Harpo Marx, due stagioni fa è stato demolito dalla proprietà Thor Equities; questa primavera l’hanno sostituito con un anonimo edificio a un piano, che in mancanza di interesse da parte di potenziali occupanti è stato immediatamente sigillato con assi di compensato. Salvo improbabili imprevisti , dovrebbe anche essere l’ultima stagione sia per Denny's, quello dei gelati, che gli autoscontri Eldorado, demoliti entrambi per far posto a nuove costruzioni affacciate sulla Surf Avenue, o almeno per qualche nuova altra attività, nel futuro prossimo.

È la trasformazione di questa spiaggia di Brooklyn iniziata dal 2003, quando l’amministrazione cittadina varava il programma urbanistico per far diventare l’appannata ma ancora assai popolare meta estiva in qualcosa che, si sperava, fosse un luogo vivo tutto l’anno, per chi ci abita come per chi cerca divertimento. Da allora, quello che appariva un inesorabile declino verso il degrado finale – fra un incendio, o qualche demolizione - si è trasformato in un turbine di iniziative, quando proprietari e costruttori hanno cominciato a fiutare l’aria che odorava di dollari, chiudendo tante antiche attività come il parco divertimenti Astroland, attivo da 46 anni, da sostituirsi con nuove e scintillanti attrazioni.

Ma in mezzo a tutte quelle chiassose assemblee piene di gente di ogni tipo che hanno accompagnato la variante urbanistica, ci si è proprio scordati come il parco divertimenti vero e proprio — la striscia sulla spiaggia fatta di giostre, giochi, saloni che nei decenni si è via via ristretta sino ad occupare ormai pochissimi ettari — non era proprio al centro degli obiettivi di trasformazione. Certo tutto il fronte commerciale sulla Surf Avenue (fra cui gli spazi occupati dai citati Denny's e Eldorado) è stato destinato alle nuove torri degli alberghi come si vede dai disegni del comune, ma il vero interesse della Coney Island Development Corporation (braccio della Economic Development Corporation cittadina attivato nel 2003 per coordinare i piani di riqualificazione) sta nella zona a ovest, dove l’intenzione dichiarata è di realizzare residenza, commercio, accoglienza ad alta densità, nei lotti inutilizzati che punteggiano e degradano la Surf dopo le demolizioni per i rinnovi urbani degli anni ‘60.

“È un quartiere con molta povertà, pochi posti di lavoro, e tanti spazi abbandonati” ha commentato il presidente della Economic Development Corporation (EDC) Seth Pinsky dopo l’approvazione della variante nel 2009. All’epoca si sperava di attirare residenza di fascia superiore a Coney Island, e sulla Surf Avenue nuovi ristoranti, teatri, cinema, cose in grado di lavorare tutto l’arco dell’anno, con gli abitanti storici in grado finalmente di trovare lavori più stabili e non solo quelli stagionali tradizionali legati all’estate in spiaggia.
Ma a tre anni di distanza non c’è alcun segno che questa manna dei condomini possa davvero scendere dal cielo. Si è iniziato un edificio ad appartamenti sulla passeggiata della Trentaduesima Ovest un paio d’anni fa, che resta però non terminato ad oggi. Lì vicino, il Coney Island Commons, altro complesso residenziale per varie fasce di reddito che comprendeva anche una struttura di incontro gestita dalla YMCA, doveva essere finito per l’estate 2009 ma ha sforato i tempi — per colpa dei ritardi nei finanziamenti e nelle procedure di consenso, a sentire il costruttore Jerome Kretchmer — e adesso dovrebbe forse aprire nel 2013.

Fra tutti gli spazi a cui è stata cambiata destinazione d’uso tre anni fa, l’unico segno di nuove costruzioni è il fabbricato a un piano sbarrato col compensato della Thor. E in particolare l’area “Coney West” oltre lo stadio dei Brooklyn Cyclones, che nei disegni del comune appare ricca di edifici moderni, torri di mattoni e vetro, viali alberati, resta invece quello che è stata per decenni: spianate ghiaiose e polverose, che qualche volta si usano per parcheggiare.
Senza dubbio un po’ di colpa ce l’ha lo scoppio della bolla edilizia, che ha colpito proprio nel momento in cui si davano gli ultimo tocchi alla variante urbanistica. Ma anche se a partire da domani tornasse la domanda per dei condomini sulla spiaggia, sono in molti gli abitanti a ritenere che ci vorranno anni, se non decenni, di interventi sulle reti fognarie ed elettriche, prima che quei sogni residenziali dell’amministrazione Bloomberg possano tradursi in realtà.
“Prima di costruire qualunque edificio importante, in sostanza c’è da ribaltare l’intera penisola per rifare le linee fognarie” osserva Ida Sanoff, ex consigliera del Community Board 13 e oggi fra i più impegnati ambientalisti della zona.
Si tratta di un investimento che la città è disponibile a fare: l’Ente per la riqualificazione parla esplicitamente di un “piano trentennale” di interventi. Il costo, secondo i calcoli dell’amministrazione, potrebbe avvicinarsi al mezzo miliardo di dollari, facendone uno dei progetti più onerosi dell’epoca Bloomberg. E anche così, resta una scommessa costosa, quella di promettere tutte quelle nuove costruzioni.

Joe Sitt della Thor Equities è il costruttore che gli appassionati di Coney Island hanno imparato a odiare — quello che ha sfrattato Astroland, e minacciato di costruire torri ad appartamenti e alberghi direttamente sulla spiaggia — mentre la Taconic Investment Partners interpreta il ruolo dei buoni. Quatti quatti senza troppo clamore come invece faceva Sitt, questi immobiliaristi hanno acquisito parecchi lotti inutilizzati lungo la Surf Avenue — uno, già comprato da Sitt per 13 milioni, alla Taconic ne è costati 90 di milioni, meno di un anno dopo — e reso noti progetti in collaborazione con la città per torri residenziali a rispettosa distanza dalla zona delle attrazioni.
Ma oggi i rappresentanti della Taconic, un tempo molto accessibili e disponibili, sembrano scomparsi; non hanno neppure risposto a parecchie chiamate e email per questo articolo, mentre il loro sito web spiega laconico: “ la Taconic sta valutando i criteri economici di alcuni progetti per immobili di sua proprietà”.

L’amministrazione cittadina nel frattempo si muove lentamente per gli interventi sulle infrastrutture indispensabili alle trasformazioni edilizie, se e quando ci saranno. La prima fase — la posa di condotti di fogne bianche e nere fra la Quindicesima Ovest e un breve tratto della Surf Avenue — è in fase di progetto esecutivo, coi cantieri fissati per quest’autunno e completamento nel 2015. Altri due lotti di opere si allargano verso gli isolati circostanti, ma solo nel 2022. È stato messo a bilancio un totale di 140 milioni di dollari per le fogne fra la Dodicesima ovest e la Ventunesima Ovest, secondo l’Ente di riqualificazione.
Ma secondo gli abitanti le necessità di interventi infrastrutturali per la penisola vanno ben oltre i pochi isolati di proprietà Taconic. “In tutta la zona a sud della Surf Avenue, non ci sono condotti per le acque piovane” spiega la Sanoff. “Ci saranno parecchie superfici impermeabilizzate, e dove andrà tutto quello scolo?”. Già oggi, continua, “Passeggiando sulla spiaggia dopo un forte temporale, la si trova invasa dalle feci dei cani nei loro sacchettini, che i proprietari hanno buttato in fogna ma che vengono risputate fuori”.

“C’è bisogno [di lavori] in tutta la penisola” conferma il direttore tecnico del consiglio di zona 13 Chuck Reichenthal. “Non si possono aggiungere nuovi edifici ad albergo o condomini o che altro, quando quel che esiste oggi ha già grossi problemi di smaltimento delle acque”.
Brian Gotlieb, che ha presieduto il Consiglio dal 2002 al 2006, spiega di sperare che gli interventi sul miglioramento delle fogne potrebbero accelerare, se proprio i costruttori mordessero il freno con le ruspe per cominciare. Ma anche così teme che il problema fognario sia solo la punta di un iceberg di carenze infrastrutturali. “A Coney Island ci sono sempre stati problemi di interruzioni di energia elettrica, totali o parziali” e così ci vogliono importanti miglioramenti della rete (secondo l’Ente è già stata allertata la compagnia per intervenire non appena se ne presenti la necessità). Senza dimenticare il bisogno di scuole, per i bambini di tutte quelle case, se e quando ci saranno.

Sui costi totali nessuno si pronuncia. Il cittadino Independent Budget Office calcola una spesa di 277 milioni di dollari fra espropri, interventi sul verde e la passeggiata a mare, e altre importanti trasformazioni per il 2013; se ci aggiungiamo i 140 milioni previsti dal Settore Ambiente per i lavori fognari, lo scontrino finale indica 417 milioni (ma se aggiungiamo 39 milioni per Keyspan Park, e 250 milioni per la stazione della metropolitana di Stillwell Avenue— iniziata ancora quando Rudy Giuliani parlava di Coney Island come la prossima Times Square — il totale degli interventi pubblici supera i 700 milioni). E tutto questo senza contare gli eventuali interventi di protezione del fronte mare dagli assalti del cambiamento climatico: nel 2007, Rohit Aggarwala, responsabile del piano strategico PlaNYC per la città voluto dal sindaco Bloomberg, definiva “scenario ottimistico” un incremento di dieci centimetri del livello entro il 2030; un progetto di mappatura dell’Università dell’Arizona afferma che nello scenario peggiore Coney Island si riduce in tre isolette separate entro la fine del secolo (la variante urbanistica prevede di sollevare le strade contro l’innalzamento del livello del mare, a sentire l’Ente, ma i progetti veri e propri — nonché i bilanci — si rinviano a “quando si faranno le trasformazioni”).

È così che vanno le cose nei progetti di riqualificazione, sostiene il professore di urbanistica all’Hunter College Tom Angotti. “Non sono a conoscenza di nessuno che si metta sistematicamente a calcolare i costi a New York City. Le infrastrutture che si costruiscono sono una risposta pragmatica alle necessità dei costruttori, o alle richieste e opposizioni dei consigli”. In altre città, sottolinea, “quando esistono importanti impatti negativi, c’è una approfondita discussione sull’opportunità o meno di realizzarle: qui non se ne discute”.
Se si vuole trovare un aspetto positivo di questo consapevole modo di agire, è che se mai dovesse riprendere un mercato per i condomini a Coney Island, secondo le aspettative prima della crisi, i contribuenti avrebbero risparmiato le centinaia di milioni di dollari necessarie per sostenere l’arrivo di nuovi abitanti (ma i 95 milioni spesi per rilevare la parte del parco divertimenti acquisita a suo tempo da Sitt restano comunque una spesa). L’aspetto negativo, è che tutto quanto fatto negli ultimo dieci anni per Coney Island non ha raggiunto lo scopo principale.

Vuol dire anche che finisce qualunque speranza nella variante urbanistica come strumento di creazione di posti di lavoro per le aree più povere a ovest, un quartiere a cul-de-sac che si chiama West End e ha uno dei tassi di disoccupazione più alti della città. Nel corso della battaglia legata alla variante di piano, il comitato Coney Island CLEAR, composto da rappresentanti sindacali e della popolazione locale (ricordiamo il Reverendo Connis Mobley della Chiesa Battista del West End), ha esercitato molte pressioni perché all’interno del programma ci fossero garanzie occupazionali per gli abitanti.
L’ex presidente di Consiglio di zona Gotlieb ha lavorato anche nel comitato CLEAR, e spiega che la speranza era non solo per nuovi posti di lavoro — perché a Brooklyn piuttosto spesso poi si impiegano persone diverse da quelle che stanno nelle immediate vicinanze — ma una occasione formativa per pensare al futuro professionale. And while the CIDC has helped some people get building certifications, he says, so far there's been little to build. “Ma poi quando l’economia è girata in quel modo, nessuno ha più mosso un dito”.

Al momento, l’amministrazione cittadina invita alla pazienza, un portavoce dell’Ente di riqualificazione spiega che i tempi per le trasformazioni dell’immobiliare Taconic “sono decisi dal privato” e aggiunge “siamo a meno di tre anni dall’inizio di quello che è un piano di riqualificazione trentennale, e si sono già fatti molti passi avanti. Siamo certi che le linee del piano 2009 traccino un percorso molto concreto su cui avanzare”.
Viste da un’altra angolazione, però, tutte questo previsioni sulla rinascita di Coney Island vanno avanti da quasi un decennio, e al loro principale promotore manca solo un anno e mezzo alla scadenza del mandato da Sindaco. Se la lunga storia dei progetti falliti per quell’area — dai rinnovi urbani del dopoguerra che hanno creato i primi vuoti di oggi, alle promesse del sindaco Ed Koch a fine anni '70 per i casinò sulla spiaggia — ci dicono qualcosa, è che di certo a Coney Island non esistono scommesse sul sicuro.

Aproposito del piano di riqualificazione per Coney Island su questo sito vedi anche:
- Fabrizio Bottini, Divertirsi è una cosa seria: rezoning a Coney Island
- City of New York, Piano di riorganizzazione urbanistica di Coney Island
- Robert Yaro, SI alla reinvenzione di Coney Island
- Barbara Kiviat, Riuscirà Coney Island a sopravvivere alla propria rinascita?
- Fabrizio Bottini, OGM: Oggetti Genericamente Metropolitani
- Nicola Bertasi, Un viale del tramonto chiamato Coney Island
- Scompare il mito di Coney Island, primo Luna Park d'America









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->
Bottini, Fabrizio
( 29.03.2013 09:10 )
Il degrado ambientale sta iniziando a produrre, forse ha già prodotto, anche un degrado dell'ambientalismo, ridotto a vago istinto animale che si compiace della propria idiozia rotolandosi da qualche parte, beatamente ignaro di quanto gli accade attorno -->
Jenkins, Simon
( 27.03.2013 08:27 )
In materia di territorio un colpo al cerchio e uno alla botte, improvvisando nel conciliare le spinte distorte del mercato e un consenso a breve termine, combina guai. Purtroppo eterni e irreversibili. The Guardian, 27 marzo 2013 -->
Miller, Sarah
( 24.03.2013 21:14 )
Ci volevano sofisticate apparecchiature di misura per scoprire l'impalpabile ma storica superiorità del biscotto bagnato rispetto a quello asciutto: finalmente un esperimento utile all'umanità tutta! Grist, 22 marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 24.03.2013 19:49 )
Quando si parla di agricoltura di prossimità, infrastrutture verdi, orti di quartiere, più in generale di natura in città, l'importante è intendersi sui termini e gli obiettivi ragionevoli: se vogliamo qualche genere di rapporto economico con la produzione alimentare, scordiamoci il bifolco curvo sul solco -->
Bottini, Fabrizio
( 18.03.2013 09:49 )
Un incredibile studio, naturalmente con tutti i crismi metodologici (e figuriamoci) e di sistematicità di questo genere di ricerche, porta acqua al più stravagante e fazioso dei mulini: chi mette in discussione il pensiero dominante in termini di trasformazioni territoriali non è sano di mente -->
Bottini, Fabrizio
( 17.03.2013 20:06 )
Ovunque nel mondo, con ovvie variabili locali legate alla situazione di mercato e all'evoluzione socioeconomica, si sta affermando una sorta di fase due dell'urbanizzazione, che punta al riuso o generale ripensamento delle superfici metropolitane esistenti, anziché ad alimentare lo sprawl -->
Bottini, Fabrizio
( 15.03.2013 08:34 )
C'è una discrasia inquietante, fra ciò che si tocca con mano, fra i segnali quotidiani, e la discussione altrettanto concreta e quotidiana. Da un lato tutti a parlare di flussi virtuali e città galleggiante sugli elettroni, dall'altro un mercato del lavoro e della casa preistorico -->
Dobson, Roger
( 11.03.2013 04:55 )
Sempre più ricerche sistematiche e verifiche incrociate dimostrano come la favola del topo di campagna e di quello di città sia del tutto realistica: tutti gli animali modificano radicalmente i propri stili di vita e comportamento sociale in ambiente urbano. The Independent, 10 marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 10.03.2013 08:51 )
Aumentano e si sviluppano su diverse angolazioni le politiche urbane internazionali favorevoli all'uso della bicicletta come mezzo di trasporto corrente quotidiano, ma resta aperto un problema di fondo: è sufficiente puntare solo su questo aspetto dello stile di vita? Non c'è qualcos'altro? -->
Bottini, Fabrizio
( 07.03.2013 09:51 )
Nel mondo ci si interroga sull'urbanizzazione crescente, per il consumo di suolo, ma poi la stampa (disinformata?) decanta "innovazioni" piccole ma micidiali, come gli alberghi Ikea -->
Stelfox, Dave
( 04.03.2013 10:29 )
I simboli sono importanti, ma non dimentichiamoci dell'azione diretta, specie se nasce dalla medesima spinta e coi medesimi contenuti. Un popolo di sfrattati dalle proprie case occupa i metri cubi della speculazione immobiliare e finanziaria, producendo una nuova simbologia: The Guardian, 4 marzo 2013 -->

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