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La Città Conquistatrice: un secolo di idee


Eddyburg Sito di Fabrizio Bottini Segnali

Una gentile recensione al mio ultimo libro sull'evoluzione dell'idea di città e di urbanista dal XIX secolo all'altro ieri, ne coglie alcuni aspetti significativi legati alla contemporaneità. Da Il Giornale dell'Architettura, luglio 2012

Fabrizio Bottini, La città conquistatrice. Un secolo di idee per l’urbanizzazione. Antologia, Corte del Fontego editore, Venezia 2012, pp.340, euro 20

Una raccolta di testi eterogenei, costruita con acutezza e originalità per dimostrare le tappe dell’avanzare – tra Otto e Novecento – dell’idea di città come ordinatrice di spazi e modi di vita dell’uomo moderno. Questa è La città conquistatrice. Un secolo di idee per l’urbanizzazione, antologia di testi italiani e stranieri, molti dei quali di difficile reperibilità o inediti.

Le scelte testuali e le traduzioni di Fabrizio Bottini, insieme al suo saggio introduttivo, ricostruiscono le ragioni del percorso che ha portato più di metà della popolazione mondiale a vivere in città, seguendo le tracce del depositarsi di progetti e pratiche che costituiscono le radici profonde dei temi oggi più frequentati dal dibattito urbanistico: dalla sostenibilità ambientale, al consumo di suolo, alla partecipazione dei cittadini nelle scelte sul futuro della città.

Ma ricostruisce insieme anche il moltiplicarsi nel tempo dei significati del termine “urbano”, aggettivo attribuito a luoghi, modi di vivere, specie di città sempre più vari.

Dalla definizione di un disegno elementare ed efficace come la griglia di Manhattan, al progetto dei rettifili e sventramenti ottocenteschi nelle città storiche, fino all’invenzione del pervasivo paradigma della città giardino, l’urbanistica moderna si è dotata di strumenti di conoscenza ed intervento capaci di mantenere la città e il suo montante successo in equilibrio tra tradizione e innovazione. Ma ha anche prodotto derive, che ritroviamo nel volume già identificate e stigmatizzate tra gli anni ’20 e ’30, riconosciute da un lato all’altro dell’Atlantico come fonti di degrado del territorio: la parola sprawl viene usata per la prima volta nel 1937 dal responsabile per la pianificazione territoriale della Tennessee Valley Authority, che vi riconosce sia la trasformazione delle campagne nella caricatura di una città, sia il principio della corsa al dissennato consumo di risorse territoriali che sarebbe esploso dopo la guerra.

Questa antologia di idee per il futuro della città, elaborate da soggetti diversi – di grande interesse il brano estratto da un testo per le scuole medie di Chicago del 1911, che testimonia l’importanza di educare i cittadini, per assicurare il buon futuro del loro luogo di vita – vuole perciò riproporre alcune delle molte ipotesi che lungo due secoli hanno inteso migliorare la città. E propone di tornare ad attingere a questo ricco serbatoio, per tentare, come sostiene l’autore, di “trasformare l’incubo dell’urbanizzazione globale in un bellissimo sogno”.



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