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SOLO
Data di pubblicazione: 15.07.2012

Autore:

In un breve racconto su una solitudine particolare, anche tante altre solitudini possibili, immaginabili, a volte impercettibili, a volte banali e quotidiane

Sono solo, di nuovo.

Ha un bel dire il Don, la domenica a messa, che il Signore mangia con chi non ha nessuno: la minestra è ormai fredda ed io non ho voglia di sedermi a quel tavolo pieno di briciole e di bicchieri usati.

Stamattina non mi è neanche venuta voglia di tirar su le tapparelle e sono rimasto quaranta minuti buoni seduto sul letto, al buio, tentando di visualizzare nella mente il ritratto della mia Ninetta. Quello che troneggia appeso sulla parete più grande della nostra stanza. Della mia stanza.

Com’eri bella Ninetta! E pensare che adesso il tuo sguardo fiero incrocia ogni tanto solo il mio, e controlla, dall’alto di quel chiodo, la signora delle pulizie. Il mercoledì.

Non mi dice molto sai, è peruviana e non conosce bene l’italiano.

Poi mi sono alzato, mi sono sistemato ed ho mangiato uno dei miei biscotti proibiti (maledetto diabete!), giusto in tempo per rispondere al telefono: una signorina dalla voce cordiale mi ha chiesto con gran interesse che tipo di tariffa telefonica uso. Ed io le parlavo. Ma la tariffa telefonica non so proprio cosa sia. È stata una conversazione allegra, la sua voce era squillante, ma ho avuto come l’impressione che alla fine quella signorina fosse un po’ scocciata dall’esilità delle mie risposte. Ha cambiato tono improvvisamente ed ha attaccato augurandomi una buona giornata. “Buona giornata”, ho detto io, ma lei non c’era già più.

E così sono andato al mercato, ricordi? Lo fanno il giovedì ed il sabato; il suo odore è forse uno dei più genuini che conosca. Ho comprato un paio di mele che mancavano a casa, non che le mangi qualcuno, Nina. Però mi piace vedere la canestra piena; costano anche poco, rispetto a quando eravamo più giovani noi. Adesso invece che mille lire, ti chiedono solo una moneta da uno. Non avevo voglia di pranzare, così mi sono assopito. Giorgio mi ha spedito un libro per il compleanno, ma non l’ho ancora sfogliato. Vorrei che quel ragazzo venisse ogni tanto a trovarmi, lui che è il nostro orgoglio. Adesso lavora lontano, sai? In una città inglese, dirige forse una grande azienda di trasporti, a quanto ho capito al telefono. Ma è stata una conversazione breve, quasi non potessi capire cosa mi stava raccontando. È molto impegnato ultimamente, dice che verrà fra qualche mese. Io però il libro non lo leggo, non ho voglia e ci vedo a fatica. Così mi sono seduto in poltrona, appisolandomi un poco. Quando mi sono risvegliato, ho avuto un momento di paura, Ninetta. Mi capita sempre più spesso; non capivo dov’ero e mi sono sentito solo. Il nostro salotto non è più accogliente come una volta, adesso c’è odore di chiuso ed il tappeto è consunto. Guardo spesso la televisione, ma mi rendo conto di non sentirci più bene e raramente una trasmissione riesce ad interessarmi. Tiene compagnia però, anche solo per vedere qualche giovanotto che balla in un programma la domenica pomeriggio. Sai, Ninetta mia, mi vergogno un po’ a raccontartelo ma l’altro giorno mi è scesa qualche lacrima. Ho sentito per caso in una pubblicità due versi di una canzone e subito senza badare alla fatica che faccio adesso a formulare pensieri e parole, mi è ritornata in mente la nostra gita in bicicletta su al Brinzio, quando anche io e te siamo stati sul prato a pensare al nostro futuro, con le biciclette abbandonate poco lontano. Ho tanti ricordi, ho tante storie da raccontare.

Quando mi sono svegliato erano le sette ormai, ora di cena. Ho fatto un po’ fatica ad alzarmi e a trovare le ciabatte che mi erano scivolate durante il sonno. Ho un buco nella calza, Nina, chissà quanto ti saresti arrabbiata tu, se mi avessi visto conciato così! Mi ricordo che ci controllavano anche al militare: gli scarponcini e le calze dovevano essere sempre perfetti, perché se ci bagnavamo i piedi poi era difficile guarire su nelle montagne, a meno 15. Te ne ho parlato, ricordi? E quanto abbiamo riso quando ti ho portato nella locanda che ho scoperto saltando di nascosto la marcia!

Anche stasera ho mangiato da solo, prendendo qualcosa di pronto dal frigo. Ai piatti penserò domani, adesso vado a dormire. Non ho molto sonno in realtà, ma d’altra parte girare per casa mi mette tristezza.

Buonanotte Nina.

Perché neanche tu mi rispondi?

Parla con me, Ninetta.









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