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l'Internazionale dei Bamboccioni
Data di pubblicazione: 07.08.2012

Autore:

I cosiddetti giovani mammoni che se ne stanno in cameretta nella casa dei genitori per pura pigrizia sono come noto una leggenda metropolitana inventata da qualcuno, vuoi in malafede, vuoi crassamente ignorante. Fuori dai fumi ideologici italiani, uno studio lo conferma: problema economico!

La più recente e odiosa battuta sui trentenni o giù di lì è quella sugli sfigati, dal sen sfuggita al sottosegretario al welfare Martone. Welfare che vorrebbe dire benessere, ma lui è sicuramente riuscito ad essere molto sgradevole, a provocare malessere tanto per usare un eufemismo. Però non è certo l’unico, visto che da parecchi anni si accumulano le pensose sciocchezze di quanti, di solito dall’alto di pulpiti mal guadagnati o del tutto improvvisati, pontificano su questa faccenda dei giovani che non vogliono uscire di casa, contenti di vivere una eterna adolescenza sotto il poster dei cantanti preferiti, coccolati da mamma e papà. La battuta più famosa, odiosa e fuori luogo è stata qualche anno fa quella di Tomaso Padoa Schioppa sui cosiddetti bamboccioni, come li definiva lui, aggiungendo da economista precisino che il precariato non era una scusa: anche i suoi figli erano precari, visto che ancora un paio d’anni dopo la laurea stavano con contratto a tempo in qualche istituzione bancaria europea … E qui cascava il somarello con tutto il carico.

Perché il buon borghese come gran parte della nostra classe dirigente viveva allegro sulla Luna, da cui appunto pontificava su ciò che accade nella nostra valle di lacrime. Sarebbe bastato chiedergli quanto guadagnavano i suoi figli cosiddetti precari, e che genere di ragionevoli percorsi di carriera si aprivano davanti a loro, per capire ancora meglio l’abisso fra la sua sensibilità e quella delle sue vittime. Se si lavora sei mesi l’anno in un call center o peggio, con la prospettiva magari di non lavorare affatto l’anno successivo, che razza di casa si trova in affitto, coi prezzi che girano? Ma i nostri dirigenti dalla Luna certi conticini li lasciano alla servitù, loro devono pontificare, fare gli psicologismi su una generazione non matura, non pronta ad accettare le sfide della maturità … Sputtanando la psicologia, che è cosa seria quando si applica in modo serio, non quando entrano in campo massicciamente fattori esterni, magari gli stessi su cui poi i nostri predicatori di sciocchezze decidono ogni giorno.

In fondo, basterebbe chiedere a qualcuno di capirci davvero qualcosa, del fenomeno, per scoprire che sicuramente qualche caso di immaturità ci può essere, ma che la gran massa di chi se ne sta a casa è perché là dentro è economicamente recluso. C’è mamma che cucina, ma i pasti sono gratis, vacanze pagate e tutto il resto. L’alternativa è quella di trovarsi degli altri genitori, come i borghesi che sputano sentenze a vanvera. I loro figli “escono di casa” nel senso che la casa glie la compra papà, o gli paga un affitto astronomico, magari gli passa pure un vitalizio, e gli trova il lavoro da amici, per “farsi le ossa”. Agli altri le ossa invece le rompono con contratti impossibili, gli stage gratuiti eterni, il co.co.pro, mica il posticino da manager o ricercatore nell’azienda o istituto diretto dallo zio, la borsa di studio internazionale che spunta per miracolo giusto quando a far domanda è il figlio di tizio e caia. Chi prova a capire il fenomeno, lo scopre senza neppure pensarci che la questione è economica al 90%.

Ci ha provato ad esempio il signor Zhenchao Qian dell’Università dell’Ohio, ignaro per fortuna della montagna di sciocchezze di cui ci inondano i nostri sociologi e psicologi a gettone, facendo quella cosa che i rozzi empirici di cultura anglosassone praticano meglio di noi: guardare in faccia la realtà. Il titolo del rapporto è già tutto un programma, Con la recessione cresce il numero dei giovani che restano coi genitori. Letteralmente, dal Sommario: “Uscire di casa segna il passaggio dalla dipendenza all’autonomia, è la fine dell’adolescenza, ma non si tratta di un passaggio uguale per tutti. Per alcuni è rapido e semplice; altri impiegano più tempo, altri ancora escono di casa per poi tornarci. Negli ultimi anni, queste due ultime possibilità si sono parecchio diffuse, sia perché si rinvia sempre di più il matrimonio, si soprattutto a causa della Grande Recessione, che ha determinato negli americani della fascia di età fra i 20 e i 34 precarietà economica e personale”.

Chi volesse, giusto per precaria consolazione, mandare scientificamente al diavolo le folte schiere dei nostri tuttologi garantiti da strapazzo, se lo può scaricare direttamente da qui, lo studio statistico del professor Qian, che tirando a indovinare non è parente del direttore di Dipartimento.


File allegati

Live_With_Parents ( Live_With_Parents.pdf 887.59 KB )
Recessione economica e precariato personale giovanile







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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
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Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
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