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Servono idee, non infrastrutture
Data di pubblicazione: 14.08.2012

Autore:

Qualche frase di buon senso, piuttosto generico ma del tutto condivisibile, sul cosiddetto modello di sviluppo del paese, che nessuna parte politica a quanto pare oggi ritiene praticabile, chissà perché. Corriere della Sera, 14 agosto 2012

L' Italia non cresce perché è un Paese Verde cioè Vecchio, Ricco e Densamente popolato. In un Paese vecchio — e l'Italia lo è: un quinto degli italiani ha più di 64 anni — si formano maggioranze ostili all'innovazione. In un Paese che oggi è due volte più ricco di mezzo secolo fa diminuisce la voglia d'inventarsi o cercarsi un lavoro dove c'è, mentre cresce l'aspirazione a trovarselo sotto casa. Un Paese con 206 abitanti per chilometro quadrato — sei volte di più che negli altri Paesi Ocse — è probabilmente un Paese divertente e animato da una vibrante vita culturale ed economica. Ma in un Paese densamente popolato aprire un negozio e realizzare un'infrastruttura è terribilmente complicato e costoso. E infatti oggi anche i distretti, per replicare il successo di ieri, spesso spostano all'estero in tutto o in parte le loro attività.

L'Italia non è sempre stata un Paese Verde; ma oggi lo è e quindi fatica a crescere. Anche un Paese Verde potrebbe crescere, però. E potrebbe farlo nel mezzo della crisi dell'euro. A un paese vecchio, ricco e densamente popolato, infatti, non servono fiumi di denaro pubblico per crescere. La spesa pubblica è già più di metà del Pil e serve più a conservare l'esistente che a innovare e crescere. Per tornare a crescere, all'economia italiana servono le idee, non le grandi opere pubbliche. È la crescita soft che ci può salvare, non la crescita hard. Hard è la via dell'investimento in autostrade, edilizia e grandi opere. Insomma, la via cinese. Andava bene all'Italia del dopoguerra; oggi non funziona. È all'ombra delle grandi opere e delle variazioni ai piani regolatori controfirmate da amministratori locali compiacenti che si creano ricchezze dal nulla o meglio dalla prossimità al potere: è con la crescita hard che la malavita organizzata prospera più facilmente. I recenti terremoti hanno purtroppo dimostrato che l'Italia ha ancora bisogno di edifici anti-sismici.

Ma la crescita hard è complicata in un Paese densamente popolato e ricco di particolarismi nel quale si perde spesso di vista la definizione di bene comune. Il rischio — molto concreto — è che un modello di crescita hard basato sulla spesa pubblica in infrastrutture ci faccia annegare in un mare di localismi e di corruzione.È la crescita soft la nostra speranza. Un Paese ricco come l'Italia ha il diritto e l'opportunità di mirare ad uno sviluppo basato sulla produzione e lo sfruttamento delle idee. È dalle idee che viene il meglio del Made in Italy. E le idee vengono fuori da più efficaci meccanismi di incentivo e di valutazione nei processi formativi, ancora prima che dall'aumento delle risorse pubbliche destinate a scuola, istruzione, formazione e innovazione. Studenti, diplomati e laureati che imparano dai loro docenti a sperimentare e a concepire il nuovo e non solo a studiare i libri dal paragrafo 1 al paragrafo 5 sono la base per la nascita delle idee e dell'innovazione sociale.

Rappresentano la speranza dello sviluppo di un'imprenditorialità non basata sull'appartenenza familiare oltre che una sfida per la finanza e per le banche che va ben al di là delle preoccupazioni per i criteri di Basilea 3. E poi uno sviluppo soft, basato sulle idee, aiuterebbe a decongestionare e diminuire la densità delle nostre aree urbane.È difficile che un Paese vecchio, ricco e densamente popolato tiri fuori e apprezzi le nuove idee. Ma un Bel Paese Verde che impari ad apprezzare e a remunerare il nuovo può cavarsela anche in un momento in cui i soldi pubblici sono finiti.









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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