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La villettopoli rende pure taccagni!
Data di pubblicazione: 22.08.2012

Autore:

Anche i ricchi piangono, per forza. Ma ci sono vari modi per essere ricco, e il peggiore possibile è quello di recitare consapevolmente la parte del pesce in barile, ovvero circondarsi solo di propri simili, e magari di una solida muraglia contro i poveracci. Lo spiega una ricerca

Spesso, e con qualche ragione, ce la prendiamo coi politici che non hanno la più pallida idea di cosa possa significare la vita normale quotidiana delle persone. Ma come, si dice, voi state lì a salire e scendere da auto blu e aerei privati, e perdete del tutto di vista le proporzioni, che differenza fa anche una piccola somma nel bilancio familiare, o la qualità dei servizi, dell’aria, dei trasporti collettivi. E non a caso poi ci sono politici abilissimi nel praticare (o nel fingere di praticare) una specie di full immersion nazionalpopolare fra mercati rionali, scuole dell’obbligo, competizioni sportive dilettantesche ecc. Quanto sia poi vera la voglia di partecipare e capire, spesso lo si tocca con mano nei fatti, o anche solo nelle dichiarazioni alla stampa. Resta il fatto che una vita volente o nolente separata dagli altri, una vita in cui il diverso da noi con la distanza si riduce a dato statistico o a immagine confusa sui media, ci rende refrattari all’empatia.

Anche l’urbanistica fa la sua parte peggiore nel rafforzare la tendenza, quando cede troppo a certe perverse tendenze del mercato immobiliare, favorendo separazioni che non sarebbero state mai pensabili nella città tradizionale. Il micidiale cocktail si compone come al solito di un paio di ingredienti base: articolazione per zone e trasporti. Si comincia a dire che certe attività danno fastidio, segregandole da qualche parte, e trascinandosi appresso ovviamente anche chi le svolge, quelle attività. Il resto lo fa la rete sempre più efficiente (si fa per dire) delle comunicazioni e della mobilità, allontanando all’infinito queste zone l’una dall’altra. Al punto che si perdono metodi e sensibilità di convivenza, fino a produrre muri invalicabili: notoriamente nulla di sofisticato o psicologico, ma solide pareti di calcestruzzo come quelle delle famigerate gated communities nelle varie versioni classica suburbana o neo-centrale.

La cultura della paranoia in seguito cresce ancora, alimentando leggende metropolitane, magari poi facendole pure diventare realtà, o pompando la domanda di armi di distrazione di massa, dalle telecamere a circuito chiuso alle automobili di taglio militare per accompagnare a scuola i figli o andare al centro commerciale. Risultato finale: una ottusa insensibilità, che di caratteriale ha poco o nulla, prodotto di questa serie di fattori esterni. Oltre che piuttosto intuitive se ci si guarda un attimo attorno, queste considerazioni sono scientificamente confermate da una curiosa recente ricerca statistico-geografica delle associazioni filantropiche americane. Si sono chiesti, i ricercatori, se fosse possibile ricostruire criticamente chi, quanto, e da dove, versa denari per fini caritatevoli. E i risultati sono lì evidenti: il benestante incarognito chiuso nel soggiorno blindato in fondo al giardino con piscina e box triplo è il più taccagno di tutti.

Intendiamoci: quando i ricchi versano, versano parecchio, qui non ci sono dubbi (anche quello in fondo è abbastanza intuitivo), ma i rapporti percentuali col reddito non solo precipitano man mano questo reddito cresce, ma scendono a precipizio via via si adotta quello stile di vita caricaturale hollywoodiano del villone recintato, del macchinone a vetri fumé, dello shopping in qualche posto altrettanto esclusivo ecc. Per dirla alla lettera “Chi ha mezzi potrebbe fare molto di più. Una cosa che non succederà mai finché se ne staranno ad abitare tutti insieme nelle loro enclave”. Il tutto ovviamente non vale solo per gli amici di Briatore e dintorni, né solo per l’aspetto circoscritto e tangibile dei versamenti monetari, ma si estende proporzionalmente a tutti i ceti sociali dotati di qualche mezzo e proprietà, nonché a vari aspetti dell’esistenza quotidiana e ai relativi comportamenti. Ci risiamo, insomma. Non per fare a tutti i costi l’apologia della città tradizionale, dove di guai ce n’erano fin troppi, ma una maggiore convivenza fra fasce di reddito, istruzione, età, preferenze, non farebbe altro che bene. Per dire: la metafora non funziona forse anche traslata all’idea dell’automobilista “ricco” che non si accorge del “povero” ciclista e lo tira sotto? Ma questa è un’altra storia …

Il rapporto completo sulla taccagneria dei ricchi segregati al sito diPhilantropy.









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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