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Mall International (in English)
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Il piccolo spazio fra gli edifici
Data di pubblicazione: 11.02.2013

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La qualità urbana si compone anche della sommatoria di piccole qualità e relazioni: un approccio prevalentemente progettuale, ma non solo, inusuale per questo sito ma di indubbio interesse

Negli ultimi anni gli spazi urbani delle nostre città - una strada, una piazza o semplicemente uno slargo - hanno perso un valore aggiunto: essere riconosciuti come luoghi di aggregazione, come luoghi da vivere all’aria aperta e come luoghi di incontro.
Tra i tanti fattori che hanno fatto allontanare l’uomo dallo spazio aperto come luogo di incontro e di scambi ci sono il disordine e il disorientamento spaziale, ciò causato dal non riconoscimento dello spazio urbano come luogo deputato allo stare insieme, in quanto lo stesso è concepito e costruito più a misura dell’automobile che dell’uomo.
Oggi i vuoti tra gli edifici, piccoli o grandi che siano, sono luoghi dove la presenza del volume arredo-macchina è onnipresente, quest’ultima oltre a causare un disagio psicologico -dove sostare- -dove camminare- causa anche una mancanza di sicurezza: fare sempre attenzione, veicoli in movimento.

Oggi più che mai è necessario ripensare e disegnare gli spazi che fanno da collettore tra i volumi, soprattutto le aree di media e piccola dimensione, in quanto sono le aree più compromesse, di solito facilmente pensate come spazi destinati a parcheggi non organizzati sotto casa.
Questi spazi erano e possono nuovamente diventare luoghi di accoglienza, dove riposare e giocare, pensare questi luoghi come spazi di relazione.
Intervenire in luoghi abbandonati, residuali o interstiziali per poi farli diventare luoghi di incontro, di relax, di gioco o di pause durante il corso di una giornata faticosa/noiosa è oggi una condizione necessaria per vivere lo spazio urbano; realizzare un luogo di benessere sotto casa, un grande cortile pubblico dove i potenziali utilizzatori possano socializzare all'interno di un luogo sicuro e piacevole.

Marc Augé vede nel luogo l'appropriazione del corpo sia in modo temporaneo-sosta che in modo fugace, ma non una occupazione singola e solitaria, “un cadavere nella tomba che non quella del corpo che nasce e vive. Nell'ordine di nascita e della vita, il luogo così come l'individualità assoluta sono difficili da definire e da pensare”.
La visione del luogo di Michel Certeau è l'insieme di elementi che sono dislocati all'interno della superficie data, gli elementi prendono posto creando rapporti di ordine e di coabitazione, “in base al quale gli elementi sono distribuiti in rapporti di coesistenza continua con questa definizione del luogo, “ configurazione istantanea di posizioni”.
Recuperare gli spazi per migliorare la qualità della vita e per creare la coesistenza tra gli individui, non si devono lasciare spazi abbandonati a se stessi, anche se piccoli questi spazi creeranno sacche di degrado sociale rischiando di contaminare gli altri spazi limitrofi.

Progettare attraverso la logica del riunirsi, del conoscersi e dell’evolversi, creare equilibri semplici ma complessi nell’immaginario collettivo, modellare forme non ostili ma semplicemente forme dove l’uomo si riconosce.
Il luogo antropizzato abitato non è una essenza, una conformazione di volumi e forme che vivono una realtà a sé stante e fuori da ogni logica, ma è una fisicità dettata da regole ben precise. La prima regola è l’armonia, ricordando un pensiero di Le Corbusier: “ L'architettura è il gioco sapiente, corretto e magnifico, dei volumi raccolti sotto la luce..”, la seconda è il rapporto che si crea tra le cose e l’individuo che li abita.

Raccontare la fisicità attraverso la composizione degli elementi che costituiscono il tessuto urbano è cosa importante, soprattutto per chi si occupa di creare nuovi equilibri spaziali . E’ estremamente importante trasmettere le sensazioni che si provano percorrendo o sostando in un preciso luogo, ma cosa più importante è far capire perché in quel luogo si prova uno stato di benessere.
Capita spesso di stazionare in un luogo, provare un senso di benessere e non capire perché il corpo e la mente vivono in perfetta simbiosi, “ camminavo per le vie di una città, ad un tratto ho sentito il bisogno di fermarmi e di sostare, non ho capito da che cosa ero attratto; la sensazione era che la mia mente e il mio corpo avessero trovato il luogo adatto per sostare, forse per un momento o chi sa, anche per po' di tempo in più . Sentivo il mio corpo che si adagiava dolcemente su una seduta in pietra, non molto comoda, ricordo il contesto era di una perfezione e di un equilibrio eccessivo, ma non troppo. I volumi che mi circondavano erano stati posti con cura, le proporzioni, le distanze, le altezze e i colori erano stati studiati per avere la giusta misura. Nessun rumore meccanico giungeva al mio orecchio, solo voci di passanti e di bambini che mi tenevano compagnia” (Paolo Galli e Francesco Armato, Appunti, Corso di Arredamento e Architettura degli Interni, Facoltà di Architettura, Firenze 1999)

La fisicità che delimita e definisce i piccoli e i grandi spazi urbani non è solamente frutto di materia plasmata per soddisfare le nostre esigenze quotidiane, è anche la somma delle emozioni e delle sensazioni che il designer progettista ha “inciso” sulla materia nel momento stesso che la concepiva e la modellava.
Il rapporto che il nostro corpo crea con lo spazio circostante diventa momento di grande riflessione , riflessione scaturita da una attenta osservazione diretta delle cose “sparse” intorno a noi: vedere, toccare, sentire , ripararsi, scivolare…., sensazioni e percezioni definite da Bernardo Secchi “ come livello di quotidianità delle nostre pratiche dentro alla città”.
Nel capitolo “Camminare per la città” tratto dal libro cult L'invenzione del quotidiano di Michel de Certeau, si evince che ogni singolo passo, ogni singolo movimento che si compie percorrendo le strade di una città diventa “ una forma di organizzazione dello spazio, costituisce la trama dei luoghi”. Muoversi all'interno del tessuto urbano è appropriarsi della città, è assorbire gli odori, i colori, le sensazioni, diventare un tutt'uno con la materia che ti sta attorno è capirne l'essenza, la storia, il presente e gli equilibri futuri.

Il racconto è la trama sia del tessuto urbano che del romanzo, un rapporto di dipendenza e di reciproco rispetto, un rapporto inscindibile, l'uno ha bisogno dell'altro.
Il narratore per descrivere una storia ha bisogno di una location che soddisfi il proprio pensiero del fare, lo spazio urbano se è in perfetto equilibrio contribuisce ad idearla.
I progettisti nel disegnare lo spazio urbano hanno una grande responsabilità, far vivere in perfetta armonia l'uomo e il suo contesto, lo spazio deve accoglierci, raccontare i suoi equilibri e i suoi rapporti formali: lo spazio capibile.
Progettare, definire la qualità degli spazi è un modo per viverli e ascoltarli.
Lo spazio diventa la struttura ideale per raccontare il vissuto quotidiano di quell'area, di quella comunità.

E’ fondamentale “animare” il luogo dove si abita, occorre pensare allo spazio aperto come una grande stanza, dove la disposizione degli elementi che definiscono, che caratterizzano e che determinano lo spazio deve essere fatta in modo tale da dare non una fisicità complessa ma una fisicità semplice sia nella comunicazione che nella funzione.

Luoghi concepiti per accogliere persone e cose di culture diverse, in modo che questa mescolanza possa generare innovazione per il “ walfare urbano, attenta alle trasformazioni delle vite di donne e uomini di ogni età” Bernardo Secchi. “…C’è spesso una relazione diretta tra lo stato degli spazi pubblici e collettivi di un quartiere e la “socialità” dei suoi abitanti, sia in negativo - “nichilismo metropolitano” e spazi di nessuno - che in positivo - senso identitario e cura/autogestione dello spazio.
Sono importanti quei fenomeni spontanei, sempre più frequenti, di occupazione (abusiva) di spazi abbandonati e degradati, sia pubblici che privati, che vengono trasformati in orti urbani o piccoli giardini comunitari dall’iniziativa spontanea della popolazione locale, come ad esempio col “Guerrilla Gardening”, movimento di contestazione sociopolitica, attivo nel migliorare lo spazio urbano degradato con piccoli interventi di giardinaggio autogestito” (Living Urban Scape, Università IUAV di Venezia , ricerca finaziata dal MIUR nel 2008)

I giardini condivisi, community gardens diffusi negli Stati Uniti e nel resto d'Europa, sono luoghi animati e spazi di relazione. Essi sono la trasformazione di aree urbane abbandonate, aree di risulta o solamente piccoli spazi urbani dimenticati, convertiti in giardini collettivi autogestiti o in “pocket parks”. I pocket parck sono definiti giardini/incontro tascabili, piccoli interventi in aree molto ridotte, pensati come rifugio dallo stress cittadino, offrono spazi di riposo e piccole aree gioco, oggi queste soluzioni si stanno applicando in diverse città italiane sensibili al verde e al tema dell’incontro nello spazio aperto.
I giardini condivisi sono luoghi dove trovano posto e si sviluppano le diverse relazioni umane quotidiane, lo stare insieme giocando, passeggiando e prendendosi cura del verde, giardino o orto che sia, per vivere il ciclo naturale delle cose e per sentirsi partecipe e parte integrante del quartiere.

I designers possono progettare nuove dimensioni spaziali, far vivere il giardino/orto/incontro come spazio delle relazioni, il luogo dove si interagisce con lo spazio dedicato al gioco, al relax e alla cura dell'orto.
Il giardino/orto/incontro diventa l'accessorio, il collante della comunità, il luogo non solo dello stare insieme, ma spazio di interazione sociale, dividere e condividere una porzione di suolo che si sviluppa e si organizza giorno dopo giorno: un faro per il quartiere.









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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