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L’erba del vicino è dipinta di verde
Data di pubblicazione: 25.08.2012

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Ultimo sintomo di rimbecillimento suburbano: arriva la siccità, e i praticelli decorativi si seccano, con l’acqua da irrigazione razionata, diventano giallo savana. Sostituirli con essenze locali resistenti? Giammai, esiste una soluzione molto più costosa e cretina

Da un secolo e più il vero simbolo della casetta o casona in proprietà è quella prospettiva che dalla strada principale inquadra l’ingresso. Dove si è optato per una recinzione a muro o a siepe, bisogna superare il cancello per vederla spalancarsi davanti: che siano pochi metri o una più monumentale imitazione di reggia barocca, l’idea è sempre quella, ovvero mettere l’intonaco della casa padronale a risaltare sullo sfondo del verde scintillante di un prato. Non è certo un caso se fra i più rigogliosi mercati indotti dalla suburbanizzazione c’è quello di sementi, fertilizzanti, o prati tipo moquette già pronti per la posa, per non parlare delle falciatrici, che nel bel film Radiant City dedicato al suburbio sono addirittura le protagoniste di un musical ballato e cantato spingendole sul palco.

Ma adesso c’è il cambiamento climatico, tra l’altro ci dicono certi scienziati (sbeffeggiati dalla destra villettara) spinto soprattutto dalle emissioni dei veicoli che tanti eroi usano ogni giorno per fare qualunque cosa, nonché delle falciatrici a motore, dei soffia-foglie a motore, del pettine tosasiepi a motore, del trita rami a motore … Col cambiamento climatico la siccità picchia duro, e ci sono decine, centinaia di amministrazioni locali costrette a chiudere i rubinetti dell’altro classico marchingegno da villettopoli, ovvero l’irrigatore a pioggia, vuoi a forma di anonimo spruzzo alla fine di una canna di gomma, vuoi i versioni più elaborate, come quei nanetti di Disney dove l’acqua entra dal sedere per rispuntare vaporizzata dal cappuccio. Niente più Brontolo rinfrescante per i prati suburbani, e inevitabile arriva l’effetto savana, ciuffi secchi, colore giallastro, il gatto Fufi che seduto là in mezzo pare una leonessa in agguato edizione tascabile. Orrore! (il colore giallo, non il povero Fufi)

E pensare che negli anni ’90 all’esordio del new urbanism il progetto dello studio DPZ per il villaggio vacanze di Seside in Florida, quello poi usato come set nel film Truman Show, si era proprio progettato tutto il verde, privato e collettivo, non solo prevedendo eventuali siccità, ma dando per scontato che l’acqua è meglio usarla per qualcosa di più intelligente. Perché piantare essenze d’erba esotiche, magari deboli e facilmente attaccabili dai parassiti, quando ci sono tantissime varietà locali, adattate al clima, resistenti, e magari molto più belle? Erba, arbusti, cespugli, alberi maturi, si può usare di tutto, e i giardini saranno egualmente gradevoli, ma molto meno delicati e dipendenti da cure artificiose. Macché. Certo manierismo da quattro soldi è duro a morire, tutti di corsa a comprarsi il tipico prato da dune del Dorset o dei dintorni di Tipperary nella verde Irlanda, per poi lavorare come schiavi (o far lavorare qualche poveraccio senza permesso di soggiorno) dopo averlo messo a dimora in un clima semidesertico da tutt’altra parte. Ma senza l’acqua, puoi romperti la schiena finché ti pare, il prato esotico secca come un baccalà al vento.

Però le vie dell’imbecillità sono infinite, anche più di quelle del Signore e della Signora messe insieme. Qualche giardiniere imbianchino, o viceversa, ha messo a punto una comodo tintura verde per prati morti. Che restano stecchiti, beninteso, ma l’effetto per chi non va troppo per il sottile è garantito. La magione familiare spiccherà in trionfo su sfondo verde brillante in fondo al vialetto. Ci vogliono mano esperta, prodotti adatti, e l’operazione non costa mica poco, un Euro e mezzo al metro quadro circa, a sentire l’indagine sul campo dell’Associated Press. Non conveniva proprio, con tutti quei soldi, ripensare al modello di giardino, o semplicemente al tipo di prato? Evidentemente no: si tratta di resistere, resistere, resistere, poi tutto tornerà come prima, quegli scienziati comunisti la pianteranno col cambiamento climatico, e Mitt Romney riaprirà i rubinetti chiusi dal nero metropolitano Obama.

Tutte le cifre e le dichiarazioni delle coltivatrici di prati finti sull’ Huffington Post









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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