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Città «privatizzate» in Honduras in appalto alle multinazionali Usa
Data di pubblicazione: 08.09.2012

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Chi prova ribrezzo per le gated community stavolta deve fare un grosso salto sulla sedia, scoprendo che erano solo un piccolo assaggio di quanto certo sedicente mercato globalizzato e una certa idea di sviluppo ci propongono ora, accantonando fastidi come territorio e società. Corriere della Sera 8 settembre 2012

Una città senza Stato, senza politici, con poche tasse e tutte locali. Con la proprie leggi, giustizia, polizia, economia e rapporti con l'estero. Non autonoma o indipendente, ma di più: una città privata. Che ricominci da zero, non importa quanto sottosviluppato, corrotto o violento sia il territorio dove sorgerà. Come per esempio, l'Honduras, il Paese che ha deciso di inventarla. La prima metropoli «modello» — questo l'eufemismo — pare proprio che sorgerà sulla costa pacifica di questo piccola nazione centroamericana, che prima si è dotata di una legge quadro costituzionale e ora ha trovato anche chi metterà i soldi. La firma tra il governo e la Mkg, una società immobiliare americana, è di questa settimana. Ha suscitato curiosità e polemiche: in Honduras un gruppo di giuristi ha chiesto che la Corte suprema bocci il progetto. Perché la privatizzazione di una parte del territorio non è accettabile, così come l'extraterritorialità su materie di competenze dello Stato.

Sul piatto, ovviamente, ci sono molti soldi e promesse di lavoro per tutti. Michael Strong, della Mkg, parla di 5.000 posti diretti e 15.000 indiretti per la costruzione. La Corea del Sud è pronta a investire 8 miliardi di dollari. E con enfasi Strong parla di «una delle più audaci trasformazioni al mondo, grazie alla quale l'Honduras metterà fine alla povertà» perché alla prima città privata ne seguiranno almeno altre due, e poi altri Paesi del mondo vorranno replicare l'esperienza. Gli abitanti, dice, arriveranno insieme all'industria e ai servizi. Pian piano sarà una città come tutte le altre, con ristoranti, alberghi, chiese, scuole e ospedali. Ma con una differenza, rispetto alle new town tradizionali. La città sarà sin dall'inizio gestita da una specie di consiglio di amministrazione di nove membri, composto di «rispettabili figure internazionali senza interessi finanziari» e da un governatore da loro nominato. In seguito la parola verrà data agli abitanti, con il voto. La legge honduregna continuerà a valere, ma relativamente. Il codice penale, per esempio. L'emissione di passaporti e le regole migratorie. Gli abitanti continueranno ad avere diritti elettorali nel Paese. Ordine pubblico, regole fiscali ed economiche saranno invece completamente gestiti in proprio, senza interferenze. Il Parlamento dovrà solo approvarle al momento della promulgazione. Chiunque potrà andare a vivere nelle città private, assicurano, non saranno enclave per ricchi circondate da favelas — di queste l'America Latina è ricca — e tutti potranno entrare e uscire senza limitazioni. È importante, dicono i teorici del progetto, che le città sorgano vicino al mare, perché la prossimità dei porti permette di avere un interscambio autonomo con l'estero.

Quando l'Honduras, lo scorso anno, si diede una legge quadro per creare le «regioni speciali di sviluppo» sul proprio territorio si pensò a qualcosa di meno fantasioso: aree a regime fiscale speciale, zone franche, come ce ne sono tante nel mondo. Il governo di Porfirio Lobo, il presidente, sembra invece essersi innamorato delle audaci idee di un economista americano, Paul Romer, il teorico delle charter cities. Romer sostiene che partire da zero è meglio che cercare di adattare il nuovo all'esistente e alle sue resistenze. E indica il cammino soprattutto per i Paesi poveri, per attrarre una popolazione motivata al nuovo e impedire che fugga verso l'estero.

Mentre l'impresa americana assicura che i lavori inizieranno nel giro di pochi mesi, e la prima città modello vedrà la luce a breve vicino a Puerto Castilla, sulla costa caraibica, gli ostacoli non sono pochi. Il Congresso deve approvare l'accordo, e poi toccherà alla Corte suprema esaminare i ricorsi. Poi c'è la delicata questione degli indios Garifuna, che vivono in quella regione e sostengono che la città verrà costruita nel loro territorio. Le organizzazioni di diritti umani parlano di un ritorno al passato, quando l'Honduras era considerato una repubblica delle banane, privatizzato dalle multinazionali del settore.









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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