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Mall International (in English)
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Urbanistica per una vita più attiva
Data di pubblicazione: 20.09.2012

Autore:

Si parla moltissimo e a ragione del problema alimentare legato alla salute, all’obesità indotta da stili di vita sedentari e cibo industriale, ma poco si dice sul contesto spaziale che spesso obbliga a comportarsi così. Anche la forma delle città è un versante su cui intervenire. The Guardian, 19 settembre 2012

Titolo originale: Planning to be active: changing the way we liveScelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Il dibattito dopo le Olimpiadi e le polemiche sulla cancellazione degli spazi aperti delle scuole portano in primissimo piano il problema di indurre una maggiore attività fisica tra le persone, sia negli sport agonistici che informalmente nella vita quotidiana.
Le argomentazioni coprono un arco tematico molto ampio, che va dai comportamenti alle strutture. Da un lato ci sono i motivi personali, dall’altro tutti i modi in cui la società condiziona e scoraggia l’attività fisica.
questi temi più strutturali ruotano attorno alla questione se esistano o meno le premesse per svolgerla, l’attività fisica. La dizione di “ambiente obesogenico” è stata coniata tempo fa, e indica il dipendere dall’uso dell’auto privata, quartieri resi impraticabili dalle strade, elevati rischi di incidenti stradali per i pedoni, un’organizzazione spaziale urbana che privatizza e cancella spazi collettivi.
Il problema è quale sia la combinazione più efficace fra i due aspetti: quello comportamentale e quello strutturale.

I vantaggi dell’attività fisica sono ben noti e apprezzati da secoli. Ad esempio quanto vale come prevenzione e rimedio pre e post attacco cardiaco, o contributo ad arginare l’obesità. Però non esiste ancora il dovuto collegamento fra la prospettiva medica e quella dei contesti. In un recente rapporto della Camera dei Lords si sottolinea come la formazione dei medici di base non comprenda affatto il valore delle attività fisiche, non mettendole in primo piano.
Un paio d’anni fa il Nice ( National Institute for Clinical Excellence n.d.t.), consapevole di tutto ciò, ha condotto delle ricerche sull’efficacia delle iniziative che sostengono l’attività fisica, pubblicando poi un rapporto in cui se ne conferma decisamente il valore. Il servizio sanitario del Gloucestershire insieme ad altre amministrazioni locali ha cercato di tradurne in pratica le indicazioni.
Insieme al collega urbanista Rob Ballantyne, lavoriamo nel contesto assai poco affollato dei rapporti fra spazio e salute, e ci hanno commissionato [ il Gloucestershire, n.d.t.] la redazione di alcune regole pratiche. Ne è uscito un prontuario che sulla base di osservazioni individua i modi in cui scuole, spostamenti in bicicletta, mezzi di trasporto e progettazione edilizia possano tradurre le indicazioni Nice sull’attività fisica.

Inevitabilmente emergono delle innovazioni nel rapporto fra progetto e gestione del contesto fisico, e salute collettiva. È attraverso l’urbanistica, che si possono fissare dei criteri standard, e discutere di come trasformare case, quartieri, uffici e negozi.
Gran parte degli amministratori e progettisti devono comprendere e tradurre in pratica questa necessità di muoversi e usare gli spazi, ma la cosa più fondamentale è prestare attenzione a tutti i livelli, dal generale al particolare.
Camminare e spostarsi in bicicletta devono risultare sicuri in città, ma ad esempio anche negli spazi da gioco delle scuole ci deve essere l’idea di esercitarsi spontaneamente, o negli edifici le scale collocate davanti a chi entra, non nascoste in fondo a oscuri corridoi.
Il prontuario tocca molti aspetti. Ha coinvolto molti enti e associazioni per la stesura, e ha vinto anche un premio della sezione regionale Royal Town Planning Institute. Nelle motivazioni, il modo in cui la costruzione della città e dei quartieri contribuiscano alla prospettica di Rio 2016.

(visto che dal sito del Guardian il link risultava inattivo, il rapporto prontuario è scaricabile direttamente qui da Mall)


File allegati

Active Planning Toolkit ( ActivePlanningToolkit.pdf 2.75 MB )
Manuale per realizzare una città dove ci si muove







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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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