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Mall International (in English)
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LocalData: la App per un’urbanistica fatta dai cittadini
Data di pubblicazione: 10.10.2012

Autore:

Come sempre accaduto nella storia, le nuove tecnologie rischiano di far perdere il lavoro ai cosiddetti specialisti, ma solo quando si tratta di mediocri personaggi tutti presi a vivere di rendita, e troppo rigidi (o stupidi?) per adattarsi al mondo che cambia. FastCompany, ottobre 2012

Titolo originale: LocalData, An App That Helps Communities Do Their Own Urban Planning– Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Se appartenete a un’organizzazione di cittadini diciamo a Detroit, e volete trasformare un’area abbandonata in un orto di quartiere, prima di elaborare qualunque proposta dovete fare un sondaggio locale delle famiglie a cui dovrebbe servire. Così organizzate dei gruppi di volontari – di solito ragazzini e pensionati – disposti a girare per il quartiere a raccogliere quelle informazioni. Li armate col vostro questionario e partono. Dopo alcune settimane avranno raccolto qualche centinaio di risposte con tantissimi dati, e lì comincia il vero lavoro: bisogna trascrivere a mano tutto quanto, e poi incaricare un urbanista per analizzare e ricostruire su una mappa i risultati. Costoso e lungo, oltre che in tantissimi casi fuori dalla portata di chi sarebbe interessato a migliorare il proprio quartiere.

“Dappertutto ci sono gruppi di cittadini che girano per i quartieri e raccolgono informazioni sulla propria zona” spiega l’urbanista Alicia Rouault. “Ma è un metodo molto oneroso”. Spesso le persone interessate non hanno strumenti e conoscenze necessarie per capire quello che raccolgono e trarne dei risultati. La Rouault insieme a due collaboratori, Matt Hampel e Prashant Singh, ha intuito che qui c’era un occasione per rendere tutto un po’ più democratico. “Chi raccoglie informazioni può starne certo – ci dice la Rouault – adesso può evitare l’intermediazione di un esperto”.

Col sostegno di Code for America i tre hanno lavorato quasi un anno a sviluppare una “cassetta degli attrezzi digitale” battezzataLocalData, che potrebbe rivoluzionare il modo in cui i cittadini raccolgono le informazioni e ne traggono dei risultati. Normalmente si tratta di un’operazione separata, tra i volontari sul territorio che raccolgono dati, e gli urbanisti che ne traggono delle conclusioni. LocalData elimina totalmente questa divisione, mettendo direttamente nelle mani dei quartieri gli strumenti operativi, così che tutti possano mettere le mani in pasta (digitalmente parlando) grazie a un’interfaccia molto semplice da utilizzare. Con questa cassetta degli attrezzi, chi semina – chi in fondo dovrebbe saperne di più sull’argomento – può anche raccogliere.

Come funziona, LocalData? Proviamo a tornare all’esempio di partenza. Il comitato di quartiere inizia a costruirsi grazie all’applicazione, in modo straordinariamente semplice, il suo questionario. Che poi viene spedito direttamente tramite URL ai volontari, che iniziano via via a compilarlo sugli smartphone. La Rouault precisa che trattandosi tanto spesso di ragazzini o pensionati non è indispensabile fare così. “C’è anche una versione cartacea, in cui ci si stampa una mappa, che poi viene scansita e le informazioni georeferenziate”. Completato il sondaggio, ci si può collegare e verificare i dati nel frattempo mappati. Si possono anche scaricare per studiarseli meglio, nei formati più comuni.

Rouault, Hampel, e Singh hanno sviluppato al app lavorando insieme a comitati e urbanisti nell’area di Detroit. Una prima versione di LocalData è stata sperimentata per ricostruire un processo di degrado, e poi da un gruppo di studenti di pianificazione per uno studio sulle aree commerciali. “Si sono mappati 9.000 lotti in poche settimane, cosa che non si sarebbe potuta fare usando i soliti metodi” spiega la Rouault. “Confermando la nostra ipotesi di partenza: non si tratta di uno strumento utile solo ai comitati, ma anche agli esperti”. Dopo mesi di lavoro e sperimentazioni, che si stava avvicinando la scadenza del finanziamento, ma il gruppo ha capito che LocalData si poteva sviluppare ancora. Hanno chiesto un finanziamento alla Knight Foundation, ottenendo dalla data del 4 ottobre 300.000 dollari. Somma che consentirà di lanciare l’applicazione a livello nazionale a fine anno, per le associazioni da New York, a Boston, Detroit, Chicago, San Francisco (Rouault spiega che lo strumento sarà attivo e disponibile ovunque). LocalData è il primo tassello di una attività con obiettivi di promozione tecnologica locale a scope sociali, Amplify Labs.

A due mesi dal lancio ufficiale, i creatori ricevono numerosissime richieste da enti e gruppi di interessati, comprese le pubbliche amministrazioni. Rouault è convinta che questo confermi la forte esigenza di uno strumento del genere a tutti i livelli fra i protagonisti delle politiche urbane, dai gruppi di base agli uffici pubblici. Nonostante tutta questa richiesta, LocalData resta liberamente a disposizione di tutti, sul sito Code for America: “Abbia cercato di farla disponibile per tutti e ne siamo molto fieri”

nella versione originale anche tutti I links a enti schede informative ecc. che qui ho eliminato per leggibilità (f.b.)









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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