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Mall International (in English)
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Per il futuro dell’agricoltura, guardate in alto
Data di pubblicazione: 18.10.2012

Autore:

È vero che le colture alimentari urbane per ovvi motivi stanno prendendo piede ovunque, ed è anche vero che l’innovazione tecnologica, energetica, organizzativa, possono giocare un ruolo centrale. Ma qualche volta, forse un po’ in malafede, ci si fida troppo di certo progresso. The Wall Street Journal, 15 ottobre 2012

Titolo originale: The Future of Agriculture May Be Up – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Volete vedere da dove arriverà in futuro quel che si mangia? Guardate verso l’alto.
I semi della rivoluzione agricola stanno mettendo radici in tutte le città del mondo, una trasformazione che secondo i suoi promotori cambierà il modo di approvvigionamento dei cittadini risolvendo nel frattempo uno dei principali problemi ambientali del pianeta.
Si chiama coltivazione verticale e si basa su un principio semplice: invece di trasportare gli alimenti dalle campagne verso le città, li si fa crescere il più vicino possibile alle abitazioni, dentro a serre urbane che anziché estenderci in orizzontale si sviluppano verticalmente.
Un’idea che fiorisce in tante forme. In Svezia sta crescendo un edificio di dodici piani in cui le piante si spostano lungo guide dal pianterreno sino in cima per sfruttare al meglio la luce solare e facilitare il raccolto. Poi c’è l’ex macello a Chicago dove le verdure si sviluppano sopra zattere galleggianti, alimentate dalle vasche di allevamento dei pesci. O tutte le aziende sparse per gli Usa che appendono le verdure in aria, spruzzando le radici di sostanze nutrienti, senza bisogno di terriccio né vasche d’acqua.

Comunque l’agricoltura verticale venga praticata, i sui sostenitori affermano che se ne colgono molto facilmente e immediatamente i vantaggi. Drastica riduzione di tutti quei camion che trangugiano carburante e sputano fumo dagli scappamenti, e tanto più facile per i cittadini avere alimenti freschi e sani.
In prospettiva molti sostengono che questo settore potrebbe crescere e cambiare tantissimo. L’agricoltura al chiuso reduce l’uso di pesticidi, eliminando l’inquinamento da deflusso delle acque. Conservare o recuperare ecosistemi naturali come le foreste [invece di trasformarle in superfici agricole] contribuisce a contenere il cambiamento climatico. Più alimenti prodotti al chiuso, meno rischi delle varie crisi in grado di distruggere raccolti e far impennare i prezzi, come la siccità che negli Usa quest’anno ha devastato i campi di granturco.

Dickson Despommier, professore di microbiologia alla Columbia University che ha sviluppato l’idea dell’agricoltura verticale insieme ai suoi studenti dal 1999, è convinto che diventerà sempre più competitiva man mano i cambiamenti del clima spingeranno all’aumento dei costi delle tecniche tradizionali, e parallelamente gli sviluppi tecnologici renderanno coltivare in serre verticali meno costoso. Spera che si possa arrivare a produrre in verticale la metà di ciò che il mondo consuma entro 50 anni.
Così, spiega “si potrebbe lasciar libera una notevole porzione di superfici agricole. Migliorerebbe l’efficienza degli ecosistemi rallentando anche il riscaldamento globale”.

Un’idea che cresce

Ce ne sono già diverse, di iniziative agricole verticali attive negli Usa e all’estero, molte di più in corso di costruzione. In alcuni casi associazioni con lo scopo di promuovere le cause ambientaliste, o la creazione di posti di lavoro locali. In altri casi sono privati che intendono rispondere a una domanda in crescita. In altri ancora, come in Corea del Sud, ci sono i governi che così cercano di garantire la sicurezza alimentare del paese.
La quota di alimenti prodotta in questo modo sinora è molto piccola. Si stanno ancora sperimentando vari tipi di edifici e tecniche di coltura, per l’efficienza al chiuso. E deve emergere un modello di impresa adeguato al concetto.

Uno dei progetti più ambiziosi prova ad affrontare tutte queste sfide insieme. Coi suoi dodici piani la fattoria verticale triangolare di Linköping, in Svezia, è una delle più alte del mondo — di solito non si supera qualche livello — e prova metodi innovativi e redditizi. La compagnia Plantagon al tempo stesso produce per i locali farmer's market ma affitta nell’edificio spazi a uffici.
Altra particolarità: sulla facciata meridionale fuori dalle finestre degli uffici un sistema meccanico di guide racchiuso nel vetro trasporta piante dalla cima alla base dell’edificio. Un metodo per fornire la massima esposizione alla luce solare, e consentire alla Plantagon di svolgere le attività di coltura vere e proprie (piantare, raccolto) al pianterreno (dopo la semina, un comune montacarichi porta le piante in vaso in cima, da cui iniziano il loro viaggio verso il basso). I programmi sono di arrivare a produrre 300-500 tonnellate di verdure in foglia l’anno.

Abbattere i costi

Quanto ai prezzi sul mercato, “naturalmente le serre verticali costano molto più di quelle orizzontali comuni” spiega Hans Hassle, responsabile esecutivo di Plantagon. Ma nei programmi c’è di ridurli parecchio, e si conterranno le spese per l’energia sfruttando gli scarti da varie fonti: calore da un impianto industriale vicino, o biogas convertendo i rifiuti organici dell’edificio. Complessivamente col risparmio energetico si possono ridurre i consumi dal 30% al 50%, secondo Hassle.
La prossima serra della Plantagon potrebbe essere un modello dimostrativo a Shanghai, o un impianto a scopi di ricerca a Singapore. Si tratta di ottime localizzazioni in quanto contesti sociali urbani ad alta densità dove già si avverte il bisogno di produrre alimenti locali.

Anche negli Usa spuntano fattorie urbane verticali in tutto il paese, a volte in vecchi edifici riadattati. Plant opera a Chicago nel South Side, su tre piani in un ex macello producendo verdure.
Crescono su piccole zattere galleggianti in acqua arricchita di sostanze nutrienti prodotte dai pesci che si allevano in altre vasche: il sistema si chiama acquaponia. La luce è fornita da lampade progettate per emettere il tipo di illuminazione giusta. Plant is also designing a growing system in which crops could grow sticking out at an upward angle from vertical boards, with nutrients provided to the plant roots by water dripping down a film from pipes near the ceiling.

Plant è stata fondata da John Edel, quarantatreenne di Chicago con esperienza di restauro e riuso di vecchi edifici. Oggi gli spazi sono anche affittati a altri utenti, due coltivatori e due forni, e se ne cercano ancora; nei progetti c’è anche l’apertura di uno spazio commerciale per proporre i prodotti.
Altre aziende nel resto del paese usano tecniche diverse per risparmiare spazio, ridurre i consumi d’acqua, eliminare del tutto la necessità di terriccio. Impianti in ex magazzini di Seattle, Chicago, stati di New York e New Jersey, sfruttano il sistema aeroponico della AeroFarms di Ithaca, N.Y. Il metodo è di lasciar penzolare le radici nell’aria, spruzzandole di acqua e sostanze nutrienti.

Omega Garden Inc., di Qualicum Beach, Columbia Britannica, propone un apparecchio che si chiama Volksgarden, cilindro rotante di un metro e mezzo di diametro per mezzo di lunghezza. Le piante crescono in un cerchio interno. L’apparecchio ruota, le radici si immergono in un contenitore con una soluzione di acqua e nutrienti. La luce entra orizzontalmente nel cilindro.
La Green Spirit Farms LLC usa questo sistema a New Buffalo, Michigan, in un ex impianto di stampa plastica. L’idea è di riempire tutto lo spazio con apparecchi Volksgarden su tre piani, spiega il responsabile Green Spirit, Ben Wiggins.

Soluzioni semplici?

Molti esperti di agricoltura non sono affatto convinti dell’idea di colture verticali. Argomento principale: le tecniche convenzionali sono assai più semplici ed efficaci per la produzione alimentare. Far crescere cose al chiuso, usando luci artificiali e altre apparecchiature speciali, vuol dire più spese e fatica, elimina tutti i vantaggi di stare vicino ai consumatori.
Questo è il motivo per cui l’ambientalista e giornalista George Monbiot, di Oxford, Gran Bretagna, vede “nessuna prospettiva” per queste tecniche complicate, senza alcun importante contributo alla produzione alimentare mondiale. Sulle colture verticali che consumano energia per cose come le luci artificiali commenta, “Anche derivandola da fonti rinnovabili, ci sono modi assai migliori di sfruttarla”.

Nella stessa scia R. Ford Denison, professore associato di ecologia agricola all’Università del Minnesota, convinto che i consumi energetici delle colture verticali eliminino tutti i vantaggi del risparmio sui trasporti. “Spostare gli alimenti dal campo al negozio è solo una piccola parte del consumo energetico in agricoltura”. Basta che si usino piccole quantità di energia per i sistemi verticali, o i soli spostamenti dei consumatori per raggiungere i farmers' market urbani, ed ecco azzerato qualunque risparmio sui trasporti verso le città”.
Secondo i sostenitori del metodo invece i paragoni fra le tecniche convenzionali e quelle verticali sono impropri, visto che i metodi tradizionali sono fortemente sostenuti da risorse pubbliche e assicurati contro i rischi di eventi atmosferici imprevedibili.

Sicurezza alimentare

Tutto potrebbe cambiare man mano il clima più difficile renderà le colture al coperto un’alternativa affidabile rispetto a quelle all’aperto. Le tecniche tradizionali costeranno allora di più, e quelle verticali potrebbero anche ottenere a loro volta dei sussidi.
“Se ce le immaginiamo entrare a far parte di un programma nazionale per la sicurezza alimentare, è evidente che c’è bisogno di sussidi”, commenta il responsabile di Plantagon, Hassle.
Despommier è anche consulente di Plantagon, riconosce che i consumi energetici possono essere un grosso problema specie per l’illuminazione artificiale. Ma aggiunge che il settore luci ha compiuto significativi progressi negli ultimi anni per ridurre i consumi, e la ricerca continua a lavorare sul problema.

Più in generale, è convinto che man mano si evolveranno le tecniche l’agricoltura verticale apparirà come un’idea realistica da applicare su vasta scala. Fa gli esempi delle telefonia cellulare o degli schermi al plasma, innovazioni impensabili un tempo.
“Si comincia da poco, facendo molta ricerca, e solo poi si passa al livello commerciale, è il modo in cui nascono queste cose. Tutto in questo nostro mondo all’inizio sembra una follia”.

Nota: Mall ha già proposto parecchi articoli che tirano in ballo le vertical farm e la figura – abbastanza discutibile - di Despommier, col suo amore per la Monsanto gli Ogm ecc. Per cercarli basta provare a inserire parole chiave nel motore di ricerca interno (f.b.)









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Bottini, Fabrizio
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Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
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Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
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C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
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