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Cernusco sul Naviglio, Est Milano
Data di pubblicazione: 11.02.2013

Autore:

Un’esperienza di buon governo urbanistico e una speranza per la pianificazione di scala vasta nel futuro: certamente un’alternativa ragionevole a un territorio fatto di interessi particolari malamente ricomposti a spese dei cittadini e della qualità ambientale

Il quadrante orientale della regione urbana milanese è comunemente denominato Adda-Martesana, dal nome dei due principali corsi d’acqua che lo attraversano. Si estende per oltre 240 Kmq ed è un territorio che, negli ultimi anni, a causa dei processi di dismissione industriale e delle importanti opere infrastrutturali previste, si sta progressivamente trasformando. Questo però in assenza di un governo unitario e di un’idea di sviluppo condivisa.

In particolare, qui, la stagione urbanistica lombarda del laissez faire e del ci pensa il privato, ha alimentato le logiche tipiche della dispersione insediativa e dello sprawl. I dati della Provincia di Milano, aggiornati al al 2008, attestano in questo ambito un consumo di suolo pari al 29% (al di sotto della media provinciale); dato che però sale al 36% se si considerano anche le aree urbanizzabili, cioè quelle già previste come ambiti di trasformazione dai rispettivi piani comunali ma che, al momento della rilevazione, non erano ancora stati edificati. Considerato che i numeri risalgono al 2008 e non contemplano le successive (numerose) varianti e deroghe avviate con piani integrati, accordi di programma, semplici piani di lottizzazione o altre ancora più deregolamentate procedure introdotte dai Piani Casa regionali, si può ragionevolmente supporre che la quota del 36% sia stata nel frattempo superata. E del resto il previsto incremento della superficie urbanizzata, dato dal rapporto tra superficie urbanizzata e urbanizzabile, era stato stimato al 2008, pari al 23%.

Come si presenta fisicamente il consumo di suolo nell’est Milano? Le forme ricorrenti sono urbanizzazioni residenziali, commerciali o terziarie (in particolare legate all’esercizio della logistica) che frammentano la continuità del sistema agricolo ed ambientale, nuove ampie strisce a ridosso delle principali reti stradali che rischiano di generare un’urbanizzazione continua, e allargamenti dei nuclei esistenti realizzati secondo logiche dell’addizione che non rispettano il mantenimento del margine urbanizzato.
Negli ultimi anni la consuetudine delle amministrazioni pubbliche a prevedere nuove urbanizzazioni per fare cassa ha portato a trascurare gli effetti ambientali e sociali da esse indotte sull’intero sistema territoriale. Oggi, invece, anche grazie alla crisi economica e finanziaria in corso, sembra esserci una maggiore sensibilità su questi temi sia da parte della società civile, che da parte delle amministrazioni locali. Nelle quali cresce progressivamente la consapevolezza che, oggi, il governo del territorio richiede un nuovo approccio, in grado di far fronte alle trasformazioni necessarie compatibilmente con la scarsità di risorse economiche a disposizione e nella convinzione che la stagione della crescita continua e inarrestabile è giunta (finalmente, diremmo noi) al termine.

Alcune delle amministrazioni locali hanno affrontato questo tema nei rispettivi piani di governo del territorio, tra cui Cernusco sul Naviglio. Si tratta certamente dell’esempio più virtuoso, un modello importante per tutto l’est Milano sia per le sue dimensioni (è uno dei principali centri di tutta l’Adda-Martesana con oltre 30.000 abitanti) e la posizione a ridosso del capoluogo.

Cernusco è caratterizzata da un’ottima accessibilità, soprattutto grazie alle due fermate della metropolitana milanese MM2, da un centro storico valorizzato, da un sistema di piste ciclabili e spazi verdi organizzati attorno al canale Naviglio, da servizi sanitari e sociali di primo piano, da un vivace tessuto economico e da una buona qualità complessiva dell’abitare.




L’amministrazione comunale, durante il mandato de sindaco Eugenio Comincini (centro-sinistra), ha approvato nel 2011 un Piano di Governo del Territorio che non solo riduce le capacità edificatorie residue ereditate dal precedente strumento urbanistico ma definisce anche un limite piuttosto netto all’edificato con l’intento di tutelare lo spazio agricolo e le risorse ambientali esistenti.
Questi indirizzi coraggiosi appaiono ulteriormente valorizzati da un approccio estremamente realistico espresso dall’Amministrazione Comunale, che decidendo di fare i conti con la crisi economica e, in particolare, con quella della finanza pubblica locale, è comunque riuscita ad elaborare un progetto urbanistico complessivo che prende atto della scarsità delle risorse a disposizione ma non per questo intende ridursi a essere uno strumento di gestione dell’ordinario o di mera regolazione dell’esistente.
L’esperienza di Cernusco sul Naviglio si riassume piuttosto bene nel titolo del libro seguito all’approvazione: Progetto urbanistico e risorse scarse a firma degli autori del piano , Alessandro Alì e Antonio Longo (Alinea, 2012).

Nonostante Cernusco rappresenti un esempio di qualità nell’hinterland milanese, con un disegno urbano nel quale il canale Naviglio prima e la linea della metropolitana poi hanno consentito uno sviluppo per parti omogenee, nel corso degli ultimi vent’anni anche qui il boom immobiliare, cresciuto sul terreno fertile delle politiche di contrattazione urbanistica formigoniane, ha prodotto forme edificatorie e aree di espansione spesso in grado di alterare il tradizionale tessuto urbano cittadino.
Solo la progressiva crisi del mercato immobiliare, che dopo il 2008 ha reso estremamente rischioso e azzardato qualunque investimento nel mattone, ha spezzato - o quantomeno rallentato - il perverso meccanismo di speculazione edilizia. È da qui che prende spunto il Piano di Governo di Cernusco, per rivedere logiche di sviluppo e proporre nuove forme di progetto urbano.

Partendo da prospettive realistiche e selettive il Documento di Piano, capitolo di respiro strategico secondo la legge lombarda, affronta i seguenti temi progettuali:
- Riduzione delle previsioni edificatorie non ancora attuate ereditate dal precedente Piano urbanistico;
- Compensazione ecologica (per ogni mq di superficie di pavimento edificata dovranno essere previsti 4 mq a verde);
- Interventi sullo spazio aperto volti ad aumentarne la fruizione per attività agricole, usi sportivi e tempo libero;
- Valorizzazione delle aree produttive sottoutilizzate, in particolare di quelle in ambiti altamente accessibili;
- Completamento della green belt che oltre ad arginare ulteriori processi di espansione dell’edificato consentirà la realizzazione di un corridoio ecologico tra Cernusco e i Comuni limitrofi;
- Introduzione di strumenti per la salvaguardia dell’attività agricola, riconosciuta come strategica e a servizio della città;
- Regole specifiche per la conservazione e la valorizzazione del tessuto storico, sia nel nucleo centrale che in quelli più decentrati di antica formazione o nelle cascine del territorio;
- Indirizzi progettuali volti a migliorare l’efficienza energetica del patrimonio edilizio pubblico e privato;
- Potenziamento dei nodi di interscambio ferro-gomma esistenti e degli ambiti ad elevata accessibilità grazie al completamento di alcune opere stradali in corso di realizzazione;
- Adeguamento e messa in rete del sistema dei servizi esistenti per renderli più efficienti e funzionali.

Dopo aver determinato gli assi strategici, il Piano individua sette progetti che restituiscono l’immagine d’insieme della città attraverso l’individuazione degli elementi e dei materiali esistenti, degli indirizzi strategici e dei progetti promossi.
Cosa rilevante: alcuni di questi progetti (in particolare la Città delle imprese e quello per il Parco sovracomunale) cercano di andare idealmente oltre i confini amministrativi, per proporre una visione territoriale di scala vasta nella quale l’ottima accessibilità e la buona qualità ambientale, elementi che come già detto caratterizzano questo ambito della regione urbana milanese, possano diventare principi ordinatori per costruire una visione complessiva di sviluppo per tutta l’area Adda-Martesana.

È questa forse anche la principale sfida del Piano, che potrà attuarsi solo attivando un percorso di cooperazione e collaborazione con i Comuni limitrofi, al fine di creare un vero sistema territoriale in grado di rispondere adeguatamente alle istanze di trasformazione espresse dall’hinterland milanese.
In mancanza di una visione di scala più ampia il Piano rischia di rimanere solo uno strumento di (buona) gestione dell’esistente e un (raro) esercizio di consapevolezza amministrativa.
Così come la crisi economica è riuscita a interrompere l’insostenibile boom edilizio, forse le recenti riforme normative ( spending review, abolizione delle province e istituzione della città metropolitana) possono rappresentare per i Comuni un’occasione e spinta decisiva per adottare una prospettiva di scala sovralocale, indispensabile per governare processi territoriali e infrastrutturali complessi e per elaborare, oltre la gestione della città consolidata, anche una prospettiva di sviluppo.









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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