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Pèsto co-o Tofu
Data di pubblicazione: 26.10.2012

Autore:

Il tofu non sa di niente, prendiamola per buona 'sta storia, e proviamo a cercare di dargli un po’ di sapore e personalità. La tecnica non è particolarmente diabolica, si riassume nell’abbastanza ovvio cacciargli dentro altre cose (commestibili) trovate per casa

Forzato a una specie di immobilità da un piccolo incidente in bici, capita di pensare a come passare il tempo senza affaticare troppo la parte lesa. Per fortuna, o magari no, la parte lesa non è il cervello, ma la mano destra, al momento gonfia, bendata, benda da cui spuntano pollice e indice, che riescono a fare l’ok con un po’ di cautela, confermando la famosa opponibilità che ci distingue dalle scimmie (intendo il pollice e l’indice opponibili, non il cervello sano). Tra le varie cose passare per il cervello, anche come usare il tofu rimasto dall’ultima offerta speciale al supermercato, sgombrando il campo all’altra sperimentazione per la mano guarita, ovvero la produzione diretta di tofu.

Allora, il punto di partenza è il solito, ovvero che il tofu non sa di niente, ha pure una consistenza sciapa, e va in qualche modo travestito. Per travestimento in cucina si pensa di solito a qualcosa di un po’ complicato, costruire strutture attorno alla cosa da nascondere, mimetizzare, ovvero preparare un piatto completo, o quasi. C’era però di mezzo la mano morta, bendata, la cautela con l’acqua per non dover rifare la fasciatura eccetera, altro che piatti completi, spadellamenti, lavaggi e risciacqui! Urge soluzione semplice ma se possibile efficace, altrimenti la condanna potrebbe essere quella di assaggiare il tofu da solo, al cartoccio, il che fa proprio tristezza con tutta l’elasticità mentale opponibile del caso. È qui che scaturisce la scintilla del Pèsto co-o Tofu, grafia genovese per un’idea di origine genovese, ovvero usare il basilico oltre le solite due foglioline, e farci un sugo.

Siamo in ottobre padano, e un po’ di basilico fresco nel vaso ancora c’è. Mica quello canonico unica forma vivente accettata dal purista ligure, e pure un pochino scialbo nell’aspetto, ma la fortuna aiuta gli audaci, salvo sciacquare bene (occhio alla benda!) ed eliminare le foglie decisamente gialle. Pinoli all’orizzonte nessuno, ma vista la lotta contro il volatile sapore del tofu, un po’ di gusto deciso, pure zotico, non guasta, e allora dal cassetto saltano fuori le spagnolette. Arachidi, signori, gusto alla Jimmy Carter, roba presa al supermercato per variare un po’ sul tema noci nocciole castagne, e adesso viene buona. Completano il cocktail uno spicchio d’aglio e qualche cucchiaiata di liquido anche per facilitare il frullino a immersione. Olio d’oliva e sale (o salsina di soia) si possono aggiungere anche dopo, così c’è anche un contenitore in meno da sgrassare e risciacquare.

Poi la sbobba si versa in padella, magari aggiustando ancora un pochino il liquido se necessario, e dentro ci si affetta sottile il tofu. L’idea, vista la derivazione remota dalle trenette (con licenza parlando) è appunto quella di una cosa da condire al sugo, e le dimensioni delle strisce, o pezzi, o dadini vanno di conseguenza. Lasciar andare a fuoco lento, coperchio un po’ sollevato, finché il liquido non evapora, magari dando un paio di rimestate se si ha voglia. Piatto unico, più frutta finale, palato soddisfatto, e la mano destra dolorante solo un pochetto. Scandalo e riprovazione fra il popolo ligure e la comunità gastronomica tutta? Va bé, e se dico che il tutto mi è costato al massimo un paio di euro, proprio ad andare larghi? E che volendo a casa propria si possono usare pinoli e foglioline doc? Ognuno ha il vaso sul balcone e i cassetti della cucina che si merita. Io questi mi meritai.









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Bottini, Fabrizio
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Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
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Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
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Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
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Bottini, Fabrizio
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Bottini, Fabrizio
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Bottini, Fabrizio
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Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
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Bottini, Fabrizio
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Bottini, Fabrizio
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Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
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Bottini, Fabrizio
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