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Mall International (in English)
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Alberi in città contro il deserto d’asfalto
Data di pubblicazione: 01.12.2012

In una lettera al direttore, una descrizione umoristica ma sarcasticamente amara di certe incredibili abitudini che, nate da chissà quale superstizione cretina, persistono imperterrite nella gestione urbana quotidiana. Gli alberi promuovono il crimine? Ma per favore! Financial Times, 1 dicembre 2012

Titolo originale: Urban trees fight back against the asphalt desert – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Ringrazio molto Tyler Brûlé per l’articolo in difesa degli alberi in città (“Sempre in pericolo le alberature”, 24 novembre). Scrive che le piante non sono certo un nemico pubblico numero uno. Peccato che sia esattamente questa invece l’opinione di tante entità che in America si occupano di ordine pubblico.

Spinti dalle lamentele di alcuni cittadini sulla concentrazione dei reati in alcuni quartieri, alcuni dipartimenti di polizia se la sono presa coi grandi fogliosi aceri adulti, querce e platani che adornano le strade delle nostre città e cittadine. Perché corre una voce: sono proprio gli alberi a favorire la criminalità, mettendo a disposizioni luoghi in cui nascondersi, facendo buio sui marciapiedi, fungendo da comodi depositi per lo spaccio di sostanze proibite.

Quest’ultima cosa ricorda proprio una fantasia infantile: un po’ come lasciare le letterine per Babbo Natale nel cavo del vecchio tiglio in fondo al giardino. Mentre in realtà gli armadietti deposito più usati dagli spacciatori sono le vecchie auto abbandonate. Per quanto riguarda le altre accuse, c’è da dire che i quartieri davvero pericolosi gli alberi sulle strade non li hanno più da tantissimo tempo, e che la criminalità ci fiorisce comunque senza il loro aiuto. Sono tantissime le ricerche che dimostrano quanto le alberature stradali migliorino la qualità dell’aria, abbassino l’intensità dei rumori, aumentino i valori immobiliari. Da ricordare anche come soprattutto nelle zone meridionali degli Usa con gli alberi arrivano anche gli uccelli, che mangiano tantissimi insetti nocivi, oltre a fornire ombra nei caldi mesi estivi. Per non parlare di quanto siano anche belli, gli alberi.

E invece no. Molto meglio avere dei deserti di cemento e asfalto, illuminati da lampade ai vapori di mercurio ad alta intensità. Così gli abitanti non saranno disturbati da quelle orribili foglie che cadono. E poi, tremendo il pensiero che alcuni alberi abbiano l’ardire di produrre linfa, che sfregia i nostri scintillanti massicci quattro ruote motrici parcheggiati sotto. Ancor più ripugnante l’idea di quel che ci scarica addosso la popolazione aviaria: parassiti con le ali che temerariamente si appollaiano, nidificano pure, tra i rami.

Lettera firmata da Harvey Clark Greisman, Wilmington, DE, USA









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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