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Mall International (in English)
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Camminare fa benissimo
Data di pubblicazione: 28.12.2012

Autore:

Conoscere lo spazio urbano come forma di azione politica diretta: esattamente quanto ci viene impedito in modo sistematico, pare quasi scientifico, dall’organizzazione attuale della città e dai poteri che la determinano. The Guardian, 27 dicembre 2012

Titolo originale: Why it's good to walk – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Non ho mai camminato così tanto come nel 2012. Ho scarpinato per le strade e battuto quartieri senza fermarmi un giorno, e sono arrivata a convincermi non solo che siamo tutti nati per farlo, ma che esiste un preciso interesse del capitalismo, che noi invece lo si possa fare molto poco. Camminare è pericoloso, per l’ordine costituito, sicuramente più di quanto non sia per il pedone il rischio di essere investito mentre attraversa sulle strisce un po’ sbiadite. È il migliore antidoto all’ignoranza, e ci rinsalda i legami col nostro ambiente di vita locale, accumulando conoscenze (mentre invece le auto, che spesso si usano per questi brevi spostamenti, riducono quelle stesse conoscenze a piccole impressioni, o cose furtive come lo sgattaiolare di un topo).

Una comprensione che è il mio modo pratico di rispondere ai criteri tutti ideologici della governativa “agenda sul localismo”. Il libero mercato, così come lo interpretano i grandi interessi e chi tra i politici li appoggia, si basa sull’ignoranza, come quando il nostro ministro George Osborne vorrebbe rendere ancora più elastiche le decisioni urbanistiche anche in aree trafficatissime come l’Inghilterra meridionale, invece di capire meglio cosa si potrebbe fare con trasformazioni in cui la costruzione di case avvenga in modo organizzato e in tutto il paese. È il medesimo criterio che ha spinto i suoi predecessori a consentire quei giganteschi centri commerciali fuori dalle città, dove si può andare solo in macchina. Il mio anno di peregrinazioni è iniziato a fine 2011, quando è nato mio figlio e ho scoperto subito che si addormentava esclusivamente scarrozzandolo in giro col passeggino. All’epoca avevo il vantaggio di stare vicino ai giardini, e lungo il percorso di trovare anche negozi o fermate dell’autobus, ma non mi fermavo mai con la paura che si svegliasse. Così continuavo, attraversando zone un po’ migliori, un po’ peggiori, e chiedendomi se chi aveva il potere di intervenire in qualche modo per migliorarle ci fosse mai passato a piedi.

I geografi Jon Anderson e Chris Taylor dell’Università di Cardiff, studiando quali reazioni fisiche induce in noi l’ambiente urbano, hanno usato dei volontari pedoni a cui sono stati applicati sulla pelle dei sensori, in grado di rilevare sino a che punto inducono stress ilo traffico mal regolato, la presenza o meno di marciapiedi e le loro condizioni, le aree commerciali degradate. Non si tratta per nulla di una scoperta dell’ovvio, anzi si tratterebbe proprio del tipo di base conoscitiva su cui dovrebbero poggiarsi le decisioni, vuoi del governo centrale vuoi dell’amministrazione comunale. Per usare le parole di un esperto di progettazione urbana, Wayne Hemingway: “Quando si ha il potere di gestire una cosa tanto importante come gli spazi in cui abitano le persone, si ha un enorme dovere nei confronti della società. Ne parlano mai, i costruttori, nei loro rapporti con la pubblica amministrazione? Ci pensano qualche volta, a quel dovere?”

Si tratta di un argomento molto studiato dal blogJones the Planner, gestito dall’urbanista Adrian Jones, che racconta le sue spedizioni a piedi attraverso varie città britanniche, ultimamente Birmingham. Notando per esempio tutti i tentativi di rimediare agli errori dell’antica infatuazione con l’automobile, come quando si demoliscono le arterie veloci di circonvallazione, sostituendole magari con palazzi da venti piani: “Senza alcun rapporto diretto con la via, nessun ambiente di strada, nessuna vita di strada”. E si può immaginare che genere di rapporto, schiacciati in quanto pedoni da quei giganteschi isolati e edifici di prestigio, esattamente come succedeva prima con gli svincoli e i sovrappassi.

Osserva la geografa Doreen Massey, che “gran parte delle persone abita posti come Harlesden o West Brom”, vive stipata alle fermate dell’autobus ad aspettarlo, e non arriva mai”. Sono cresciuta nelle periferie di Birmingham, e capisco esattamente cosa vuole dire; non c’è giorno che non ringrazi il fatto di abitare, oggi, in un posto dove non solo è gradevole camminare, ma non si sta neppure troppo lontano da dove succede qualcosa, così da non trasformare ogni spostamento a piedi in una traversata del deserto. Ringrazio anche mio figlio per avermi trascinata così fuori di casa, a conoscere i vicini, e a conoscere poi la città in cui mi sono trasferita. E da una settimana, ha cominciato anche lui a camminare.









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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