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Il palazzo di cristallo che non piaceva a Luigi Buffoli
Data di pubblicazione: 09.01.2013

Autore:

Creare contenitori ideali per una vita utopica sembra esagerato e controproducente, ma non se si usa una prospettiva strategica: aveva ragione Daniel Burnham, non fate progettini da quattro soldi, che non entusiasmano nessuno

Leggo oggi su un manifesto che è stato organizzato per sabato prossimo un mercatino del baratto in via Luigi Buffoli, a Cusano Milanino, e non riesco a trattenere un sorriso un po’ perplesso. Chissà cosa ne avrebbe pensato il buon Buffoli, di quella pagliacciata retro, che riporta di fatto dentro il suo quartiere moderno le stesse cattive abitudini contadine scacciate a colpi di acqua corrente luce elettrica e linea tranviaria extraurbana con capolinea giusto davanti all’edificio della cooperativa!

E invece i suoi discendenti onestamente progressisti, almeno in modo soggettivo, che si entusiasmano a giocare con le cianfrusaglie, sparse su bancarelle scricchiolanti da festa patronale d’altri tempi, solo perché quella è un’alternativa all’asettico micidiale centro commerciale che troveranno appena oltre la greenbelt a nord della città giardino. Forse, il dubbio qui è quanto mai lecito e doveroso, è proprio colpa di Buffoli, se il viale che gli hanno intitolato si intasa di quella caricatura di vita premoderna, di quello che il suo amico Ebenezer Howard sicuramente avrebbe liquidato col medesimo epiteto dell’ultraconservatore ministro del terzo millennio Eric Pickles: street clutter!

Paccottiglia, robaccia nella sostanza e nello spirito, tutte quelle carabattole malamente sparpagliate, a rovinare il prato magari, invece che ordinatamente esposte in un posto pulito e illuminato bene, adatto a un quartiere civile. Cosa che, anche oggi nell’atmosfera di nostalgico revival contadino a volte può sembrare del tutto ragionevole, e in fondo lo è se pensiamo che quel mercatino durerà un istante, poi tutti di nuovo in macchina a correre verso lo svincolo e il centro commerciale della salvezza. Perché è quello, che manca nella città giardino: il centro commerciale, o meglio il Crystal Palace, la piazza coperta dentro la piazza a verde, originariamente immaginata dal riformista Howard proprio per dare un senso progressista allo spazio pubblico. Deve essere stato l’architetto Raymond Unwin, poi, col suo culto del villaggio britannico e dei piccoli ambienti familiari, a convincerlo a levare questa specie di cattedrale laica dal progetto. Lo stesso Luigi Buffoli promotore dell’esperimento milanese di quartiere socialisteggiante considerava cose del genere una velleità controproducente: un quartiere, ribadiva al Congresso nazionale sulla casa popolare, serviva per dare un’abitazione decorosa ai lavoratori, le utopie era meglio lasciarle perdere e concentrarsi sulle cose pratiche: un tetto, acqua corrente, aria pulita per i bambini …

E allora niente palazzo di cristallo dove ritrovarsi anche col cattivo tempo, e fare anche qualche spesuccia, in una versione amichevole e antiborghese dei grandi passages parigini o della Galleria Vittorio Emanuele di Milano, più o meno all’altro capolinea del tram. È la prima deviazione dal progetto originario riformista, quello che voleva riequilibrare città e campagna, l’ambiente, le contraddizioni di classe, e poi ha finito per transustanziarsi via via appunto in quello che conosciamo ovunque oggi. Parlate di città giardino e la gente vi risponderà ah si, mia zia sta a Varese, la città giardino per eccellenza, e non ha poi tutti i torti, visto che lo stesso Howard quel modo di dire l’aveva riciclato dal nomignolo ottocentesco di Chicago, per dare più efficacia al suo messaggio riformista. Ma per dirla con McLuhan, ancora una volta il medium si è mangiato il messaggio, i mattoni delle case si sono divorati buona parte dello spirito riformista, e ci sono riusciti anche grazie alla mancanza di quella galleria trasparente, che avrebbe per esempio prevenuto lo sviluppo dei centri commerciali veri, o per lo meno costituito un precedente valido. Per restare a Milanino e all’idea di farci atterrare dentro un Superstore automobilistico Esselunga ad esempio: quanto avrebbe contato la presenza, diciamo sull’asse Buffoli, dietro al monumento al fondatore, una Galleria civico-commerciale, magari con incorporata la stazione del tram, in stile liberty e con una consolidata tradizione?

Forse aveva davvero ragione il progettista del Piano di Chicago, Daniel Burnham, quando diceva “non fate progetti di poco conto, che non riescono a rimescolare il sangue nelle vene”, ovvero mirate alto e lasciate che ai dettagli pratici ci pensi qualcun altro, che tra parentesi ha sempre ottimi motivi per farlo. Coi se e coi ma di solito non si combina tantissimo, ma di sicuro ci si pongono delle utili domande, a proposito della vitalità dei quartieri, dalla loro capacità di resistere meglio a certi processi di modernizzazione stupidotti come appare in sostanza l’appiattimento automobilistico di buona parte del ‘900, e anche a certi arretramenti come il mercatino del baratto, che di sicuro va bene per fare folklore, ma molto meno bene (come invece forse pensano in molti) per prefigurare futuri auspicabili, ritorni alla vita semplice e compagnia cantante. In questo mi allineo al monumento di Luigi Buffoli, a guardare con diffidenza quello street clutter, sperando che i simpatici bancarellari e la loro borghese clientela almeno poi lascino tutto in ordine il mio prato.









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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