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Mall International (in English)
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Innovazione urbana
Data di pubblicazione: 11.01.2013

Autore:

Lo si è ripetuto infinite volte: la città intelligente non è un posto qualsiasi pieno di onde elettromagnetiche e trabiccoli lampeggianti, ma un posto in cui tecnologie e organizzazione (e mercati) si sommano virtuosamente alla qualità spaziale. Boston Globe, 10 gennaio 2013

Titolo originale: The Urban Innovation Model– Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Settimana scorsa la Avis ha annunciato l'assorbimento di ZipCar a 12,25 dollari ad azione, il 49% della valutazione del momento. Per Avis, significa la scommessa che il noleggio auto di breve periodo – o come lo chiamano Zipcar, car sharing — è destinato a svilupparsi in tutte le città del mondo. Per quanto riguarda le città stesse, la cosa pare ancora più interessante: perché l'evoluzione tecnologica, che sinora ha favorito la dispersione suburbana nel corso di tutto il XX secolo, adesso sta invece abbattendo tutti gli ostacoli perché la vita urbana e i vantaggi della densità possano essere goduti appieno. Con Zipcar il cittadino che avesse bisogno di un'automobile solo occasionalmente non ha più bisogno di possederne una. E al pari di tante altre innovazioni anche questa deriva dalla tipica interazione urbana. Nel 1999, i due fondatori della compagnia, Robin Chase e Antje Danielson, stavano prendendo un caffè insieme al bar Andala in Central Square, e Danielson raccontava a Chase del noleggio auto a ore che si faceva a Berlino. La Chase ne fu subito interessata, e nasceva così “l'idea collaborativa di Zipcar, finanziata in modo collaborativo”. Scott Griffith, che guida la compagnia dal 2003, è una persona che si interessa molto anche della vita urbana.

Oggi, Zipcar ha oltre 767.000 iscritti e oltre 10.000 veicoli sparsi per 20 grandi aree metropolitane fra Stati Uniti, Canada, e Europa. Quando si è quotata in borsa nell'aprile 2011, la valutazione è subito balzata da 18 a 30 dollari ad azione. Una tendenza che poi si è invertita quando l rivalutazione non ha continuato come alcuni speravano, anche per l'ingresso nel mercato dei noleggi orari di giganti come Hertz. La fiducia dalla Avis di rendere redditizio il car sharing ha conseguenze che possono riguardare le città del globo. Condividere qualunque cosa è difficile quando ci sono lunghe distanze, uno dei vantaggi delle città è quello di condividere infrastrutture, abbattendo i costi fissi e aumentando le possibilità di scelta. Un tempo i cittadini condividevano le mura della città, che li proteggevano dagli invasori. Oggi si condividono il verde dei parchi o i libri nelle biblioteche. Nel suburbio magari si ostentano cucine all'ultimo grido e grandi sale da pranzo, mentre i cittadini condividono i tavoli, le cucine, la professionalità del ristorante più vicino.

Però, come vi potrebbe spiegare qualunque bambino dell'asilo, condividere ha due grossi difetti. Quando quell'altro non ti lascia usare il pennarello proprio quando ce l'hai bisogno, o peggio magari l'ha anche rotto. E la capacità dei cittadini di condividere auto o biciclette nel tempo è stata limitata da ragioni del genere. Ma con la tecnologia questo si può sistemare. Oggi siamo tutti online, e possiamo facilmente verificare la disponibilità e prenotare una Zipcar. Con la tecnologia possiamo entrare dentro l'auto chiusa ma con le chiavi nel cruscotto. Sistemi GPS e controlli elettronici consentono di scoprire subito se qualcuno usa l'auto troppo a lungo. Tutte queste informazioni, i sedicenti Zipsters le condividono tra loro, senza doversi per forza fidare tra loro, senza doversi neppure conoscere. La tecnologia può promuovere la condivisione in altri aspetti della vita urbana. A San Francisco c'è la start-up Airbnb, che per esempio fa condividere ai suoi utenti lo spazio invece delle auto. Chi ne ha mette sul sito web la sua disponibilità, che si tratti di un appartamento, di una stanza, di uno sgabuzzino, e un inquilino accetta.

Nel XX secolo la rivoluzione nei trasporti e nelle comunicazioni ha favorito il suburbio. Radio, cinema, televisione, hanno portato ottimo divertimento di alto profilo — un tempo monopolio urbano — in luoghi lontanissimi. L'automobile e l'autostrada hanno reso possibile abitare e lavorare in un insediamento a densità bassissime, lontano dal sistema urbano dei trasporti pubblici. Ma oggi le tecnologie dell'informazione consentono soprattutto di gestire alcuni particolari anziché superare grandi distanze, e favoriscono le città. Non conta molto poter noleggiare un'auto a ore dallo Sri Lanka a Boston; ma è essenziale che ci sia un flusso costante di informazioni sull'esatta localizzazione e situazione meccanica del mezzo. In modo simile, è essenziale che il cliente Airbnb possa capire esattamente cosa gli si offre. Tutte queste informazioni particolareggiate rendono più semplice il coordinamento e la verifica della correttezza, il che aiuta la condivisione. Io non saprei dire se Avis ci guadagnerà dall'aver comprato Zipcar, ma i cittadini di tutto il mondo potranno avvantaggiarsi di tutte le innovazioni che rendono possibile condividere non solo le auto, ma tutto quanto.








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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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