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Le leggi cinesi dell'equilibrio urbano
Data di pubblicazione: 07.02.2013

Autore:

Le statistiche ufficiali sulla crescita delle città e il loro ruolo nell'economia nazionale e globale, nascondono i rischi, ancora del tutto aperti, di una vera e propria ecatombe, se non saranno attuate delicate ma fondamentali riforme. Financial Times, 7 febbraio 2013

Titolo originale: China’s urban balancing act - Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

PECHINO — Nella brulicante stazione ferroviaria in centro città sta per andare in onda quella che è la più mastodontica migrazione umana annuale, quando milioni di lavoratori si dirigono verso i villaggi ancestrali per le celebrazioni del Capodanno Cinese. Sono le stesse persone che hanno messo a disposizione le proprie energie a costruire per decenni il boom economico del paese, e la cui spinta collettiva a cercare vita migliore nelle città continuerà ad alimentare crescita per gli anni a venire. La leadership entrante di Xi Jinping riconosce nell'urbanizzazione costante su larga scala il più potente fattore in grado di spingere l'economia cinese: ma si tratta in realtà di un fenomeno almeno in parte reversibile, costruito su fondamenta instabili.

“Ci sono almeno 200 milioni di abitanti [rurali] entrati nelle città ma non ancora residenti urbani [permanenti]” ha dichiarato a un convegno in gennaio il responsabile del partito comunista per le questioni rurali e vice per i problemi finanziari, Chen Xiwen. “È un grosso problema con cui dovremo confrontarci nel futuro del processo di urbanizzazione”, mentre si calcola che l'attuale tasso di urbanizzazione cinese sia del 35%, non quello ufficiale dichiarato del 53%. Wu Deming, 43 anni, è uno dei tanti cittadini temporanei, che restano ancora ostinatamente rurali. Seduto nella sala d'attesa numero quattro dell'enorme stazione ferroviaria pechinese, circondato da migliaia e migliaia di persone identiche a lui, racconta di non avere alcun desiderio di abitare per il resto della propria vita nella capitale cinese. Appena risparmiato a sufficienza per costruirsi una modesta casa al villaggio in Manciuria, tornerà a stare insieme al resto della famiglia.
Calcola che fra gli abitanti della sua zona rurale ai margini della cittadina di Sanyuan ce sia un 40-50 spostato temporaneamente nelle grandi città, ma “in pratica prevedono tutti di tornare a casa, alla fine. La vita di città non fa per noi, non riusciamo a prendere la residenza, non si guadagna a sufficienza per comprarsi un appartamento, e se ci si ammala si spende tantissimo” spiega Wu. “Al villaggio la mia famiglia possiede un pezzo di terra che quando me ne sono andato hanno coltivato i miei fratelli maggiori. Ci si può coltivare a sufficienza per tutti, quando sarò anziano”.

La riforma del sistema di registrazione delle residenze, detto “hukou”, sarà uno dei primissimi obiettivi della nuova amministrazione. Quello vigente e superato è discriminatorio, classifica i cittadini come urbani o rurali, e lega tutti i vantaggi e servizi, sanità, istruzione, pensioni, addirittura il lavoro, al luogo di nascita. Ciò significa che gran parte dei migranti verso le città poi non possono accedere ai servizi più essenziali nella loro nuova casa, lasciano indietro le famiglie e devono abitare in modo precario, fra dormitori o altri alloggi improvvisati.
Ma da sola non basta neppure questa riforma di sistema. “Cambiare lo hukou si lega a molte altre difficili riforme, dall'estensione del welfare alla fondamentale legge fondiaria” spiega Mary Gallagher, che dirige il Centro Studi sulla Cina all'Università del Michigan. “Gli abitanti delle zone rurali cinesi hanno iniziato a capire il vero valore della terra, e sono sempre meno disposti ad abbandonarla in cambio di una residenza permanente nelle città”.

In Cina, legalmente le terre appartengono allo stato, e nelle campagne le superfici arative sono suddivise in poderi familiari assegnati per trent'anni, rinnovabili.
Dei circa 160 milioni di persone classificate lavoratori migranti domiciliati al di fuori delle loro province, secondo le statistiche ufficiali solo 33 si sono trasferiti con la famiglia in città. Essenziale per affrontare questo problema la riforma dello hukou spingendo altre persone a inurbarsi definitivamente, diventando i consumatori del futuro e contribuendo alla crescita economica. Le terre non possono essere vendute o affittate liberamente, e così chi migra fa sì che ci siano parenti al villaggio che tengano il podere e i diritti d'uso. Quando il migrante perde il lavoro, o si stanca della vita di città, torna al villaggio, dove trova almeno cibo sufficiente a sopravvivere.

I paladini dello status quo dicono che è grazie a questa situazione che le città cinesi non hanno nessuno slum permanente del tipo che si trova in tanti altri paesi in via di sviluppo sovrappopolati, come in India, Indonesia, Brasile.
Ma per far sì che l'urbanizzazione in Cina diventi qualcosa di più stabile, creando una ampia classe di consumatori, è indispensabile tagliare il legame con la terra, così che siano di più coloro che abbandonano l'aratro per impugnare una penna. Lo si potrebbe fare assicurando a coloro che decidono di rinunciare ai diritti rurali i prodotti e servizi disponibili muovendosi nelle città i costante espansione. “Con una urbanizzazione adeguata la Cina può superare gli Stati Uniti e consolidare la propria posizione di principale economia mondiale” afferma Tom Miller, autore de Un miliardo di cinesi urbani. “Ma se il processo prende il verso sbagliato, il paese più popoloso del mondo potrebbe diventare anche quello col più esteso sottoproletariato urbano: un vero disastro”.

Alla redazione dell'articolo ha collaborato anche Gu Yu








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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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