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Pianificazione in provincia di Brindisi: un approccio ecologico
Data di pubblicazione: 11.02.2013

Autore:

Uno studio sull'area di Fasano, condotto da Giambattista Giannoccaro, affronta con piglio analitico e progettuale un caso particolare di dispersione insediativa in una zona dell'Italia meridionale oggi sottoposta a notevoli pressioni

Nel suo testo Los Angeles, l’architettura di quattro ecologie, Reyner Banham, ha in parte destabilizzato il campo dell’architettura degli anni Settanta descrivendo la metropoli americana in rapporto con la propria ecologia. Il fine di Banham è stato quello di tentare di “trovare un’ecologia dell’architettura”, quale strumento per valutare la realtà delle forme insediative inserendo queste ultime nel contesto storico, geografico e sociale per poterne poi dare una lettura trasversale. In questo modo è stato possibile, per Benham, valutare anche fenomeni che andavano al di là delle architetture urbane, ricostruendo i caratteri di un “fenomeno umano” articolato e più complesso di un insieme di manufatti edilizi.

Nel lavoro di tesi “Ecologie insediative e scenari progettuali in Terra d’Egnazia e Valle d’Itria”, G. Giannoccaro si concentra su di un’ area della Puglia centrale, compresa tra i centri di Monopoli, Alberobello, Cisternino e Ostuni, riprendendo l’approccio di Benham non per un semplice esercizio descrittivo fine a se stesso quanto per individuare alcune possibili proposte di sviluppo locale.
Questa porzione di territorio pugliese, che si estende per oltre 120.000 kmq nella provincia di Brindisi, è caratterizzata da alcuni elementi morfologici e ambientali che, nel corso dei secoli, hanno rappresentato importanti elementi ordinatori dell’intero sistema insediativo.

Da una parte l’azione erosiva delle acque meteoriche ha prodotto incisioni nella roccia calcarea che, scendendo dall’altopiano murgiano fino al mare, hanno determinato la formazione dei principali assi di sviluppo, lungo i quali, in epoca antica si sono localizzate gran parte delle masserie. Oggi lame e gravine possono rappresentare i materiali su cui lavorare per ricomporre e riconnettere un territorio che sembra aver perso, almeno in parte, la sua qualità complessiva.

Dall’altra le distese di vegetazione forestale, che sulle colline si alternano alle colture di ulivo, carrubi e mandorli, sempre più sono interrotte da nuovi insediamenti risultato di interventi di riqualificazione e di recupero ma soprattutto di snaturalizzazione delle antiche masserie e dei trulli che si sono trasformate in case di villeggiatura.

Un territorio storicamente policentrico ha subito, negli ultimi decenni, fenomeni di crescita sparsa e dispersa che, seppure con forme e materiali diversi in pianura e in collina, ha progressivamente alterato i tradizionali sistemi insediativi di questa area. Si sono verificati fenomeni di saldatura tra i centri marinari della costa con le realtà contadine più interne in un susseguirsi di strutture ricettive per il turismo di massa, seconde case, nuovi capannoni commerciali e produttivi, il tutto avvenuto in assenza di un’idea di territorio o di una visione unitaria di sviluppo.

Le ecologie proposte da Giannoccaro, riprendendo anche termini del linguaggio locale, restituiscono le immagini di un territorio con radicate tradizioni architettoniche che però, nei processi di trasformazione recenti, ha subito un insieme di strategie localizzative che, indifferenti alle peculiarità del contesto locale, sono state incapaci di integrare i nuovi manufatti nel paesaggio esistente.

I gozzi, le lame e i cubi, Fasano e l’universo di pietra, rifacendosi a un linguaggio che può risultare quasi ancestrale per chi proviene da altre realtà geografiche, sono le metafore utilizzate per descrivere le quattro ecologie insediative. Esse raccontano il territorio fasanese in modo articolato, attraverso cartografia, fotogrammi e racconti di pratiche di vita quotidiana, individuando spunti utili per l’elaborazione di nuove politiche territoriali.
Lo scenario progettuale non può che ripartire dagli elementi di pregio che l’architettura, nel corso della storia, ha lasciato in dotazione a questo territorio: trulli, masserie, insediamenti rupestri, aree di pregio paesistico, paesaggi marittimi.

Si tratta di elaborare politiche di valorizzazione e di recupero del patrimonio edilizio esistente, connettendolo, anche con modalità di mobilità alternativa a quella automobilistica (ad esempio ciclabile) ai principali itinerari turistici, al fine di proporre un modello di turismo basato sul rilancio dell’economia locale, tradizionalmente legata all’agricoltura e alla pesca, che oggi appare in difficoltà per il progressivo radicarsi di un sistema di consumo e di forme di turismo avulse dalle peculiarità del contesto.

Se, come si legge nel PTCP di Lecce, “non si tratta di cogliere in anticipo i fenomeni pensando di rappresentare il futuro in azioni, compiti o attori. Non si tratta di risolvere determinati nodi o fatti urbani ma, costruendo scenari, si cerca di sconfiggere dubbi e aprire nuove discussioni” le ecologie possono rappresentare dei validi presupposti per una nuova stagione della pianificazione fanarese.

File allegati

Ecologie 3A ( Ecologie3-A.pdf 4.53 MB )
Parte 1
Ecologie 3B ( Ecologie3-B.pdf 9.35 MB )
Parte 2
Ecologie 3C ( Ecologie3-C.pdf 5.04 MB )
Parte 3
Ecologie 3D ( Ecologie3-D.pdf 5.14 MB )
Parte 4







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Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
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