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Abbandonati nella banlieu
Data di pubblicazione: 24.02.2013

Un reportage dai quartieri marginali della sterminata periferia francese, in qualcosa di assai simile allo slum mondiale, senza neppure la consolazione (se si può chiamare così) di essersi almeno urbanizzati. The Economist, 23 febbraio 2013

Titolo originale: Forgotten in the Banlieues - Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Quando la direttrice di un centro per l'occupazione organizza una gita al Louvre per i suoi giovani disoccupati, sa benissimo che si tratta di un evento abbastanza eccezionale. Sevran è uno degli angoli più poveri della Francia, a nord est della periferia parigina. Il tasso di disoccupazione è al 18%, oltre il 40% tra i giovani. Ma la direttrice è rimasta colpita da quanto particolare si sia dimostrata, quella visita. Fra le 40 persone che si sono fatte i 32 km del viaggio, 15 non erano mai uscite da Sevran, e 35 non erano mai entrate in un museo. Sevran è una delle 717 “zone urbane sensibili” della Francia, in gran parte nelle banlieue. Posti dove il tasso di disoccupazione è oltre il doppio di quello nazionale. Più di metà degli abitanti sono nati all'estero o figli di immigrati, soprattutto Algerini, Marocchini e dall'Africa sub-sahariana. Tre quarti abitano in case popolari, il 36% vive sotto il livello di povertà, il triplo della quota nazionale.

Nel 2005, dopo tre settimane di rivolte terminate con il varo dello stato di emergenza da parte del governo, si è approvato un “Piano Marshall” per la banlieue. Gli sono stati destinati più di 44 miliardi di euro su nove anni. Sono stati demoliti complessi di torri fra nuvole di polvere e calcinacci, e sostituiti da edifici più bassi e viali piantumati da giovani alberelli. Jean-Marc Ayrault, il primo ministro, ha da poco visitato Clichy-sous-Bois, a est di Parigi, da dove sono partite le rivolte, dichiarando “non possiamo più accettare che queste zone si sentano abbandonate”. Ha annunciato un altro programma articolato su 27 punti, ma nessun nuovo finanziamento.

E comunque, nonostante piani e investimenti, la banlieue resta un mondo a parte. Fra il 2008 e il 2011 il divario fra i tassi di disoccupazione delle “aree sensibili” e le altre si è allargato. Nelle scuole si continuano ad alternare gli insegnanti, spesso privi di esperienza e che vanno in quei quartieri solo per guadagnare punti in graduatoria. Nei centri per l'impiego manca il personale. Chi cerca lavoro dice che il luogo di residenza è un punto in negativo per trovarlo. Per i più giovani lo spaccio di droga è un'alternativa reale a cercare un'occupazione normale. “Qui il traffico di droga è sempre stato un fattore di circolazione della ricchezza” spiega Stéphane Gatignon, sindaco Verde di Sevran. “Un modo per tirare avanti nonostante la crisi”.

L'anno scorso Gatignon ha portato la sua protesta fino al Parlamento, fisicamente: ha piantato una tenda fuori dall'edificio iniziando uno sciopero della fame per ottenere più sussidi, a Sevran e in altre periferie. Ha ottenuto 5 milioni di euro. Continua a promuovere, nonostante tutto, le grandi virtù della propria circoscrizione. Sostiene che la vitalità giovanile e multiculturale di Sevran è un grande capitale, che spera di poter tradurre in imprenditorialità. Il Qatar sta investendo nelle attività delle banlieu, spiega,perché non lo fa la Francia. Non crede molto nei grandi programmi ideati dai burocrati del governo.

La sensazione di isolamento a Sevran è tanto sociale che fisica. Sono tantissimi gli adolescenti cresciuti senza alcun rapporto col mondo del lavoro. Manuel Valls, il ministro dell'Interno che si è fatto le ossa come sindaco nella banlieu multiculturale di Evry, parla di un vero e proprio “apartheid” in Francia. Ci sono oltre 70 nazionalità diverse, e tante diverse fedi, affollate dentro a Sevran; nuovi migranti dagli angoli più poveri dell'Africa, o nuovi arrivati dalla Spagna o dall'Italia. Anche oggi in Francia succede, secondo le ricerche di Yann Algan e dei suoi colleghi all'istituto Sciences-Po, che se ti chiami Mohamed, Ali o Kamel, hai quattro probabilità in più di essere disoccupato che se ti chiami Philippe o Alain.

Questo isolamento di Sevran è anche pieno di paradossi. Ci sono ottimi collegamenti ferroviari, ma Parigi pare lontanissima. Alla poco illuminata stazione Sevran-Beaudottes , dove la macelleria halal e la Rotisserie Couscous lavorano sotto l'insegna delle bibite Vita Malt African, passano senza fermarsi i treni diretti che portano i viaggiatori da e per l'aeroporto. “Noi dobbiamo aspettare il locale che si ferma in tutte le stazioni” spiega una donna che all'aeroporto ci va tutti i giorni per lavoro, da Sevran. “Vogliono tenere lontani i turisti, da un posto dove ci sono troppi furti”.








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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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