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La vera Sim-City: dati affidabili nella confusione metropolitana
Data di pubblicazione: 26.02.2013

Autore:

Democrazia locale è prendere decisioni informate, dove sia chiaro il confine fra scelta politica e obiettivi di pura amministrazione. Oggi le tecnologie consentono trasparenza e verificabilità, ma bisogna costruire un metodo. Un progetto di ricerca dal New York Times, 23 febbraio 2013

Titolo originale: SimCity, For Real: Measuring an Untidy Metropolis - Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Appare contraddittoria, l'idea stessa di una “scienza delle città. Scienza vuol dire regno di teorie generali e precise dimostrazioni, mentre le città sono agglomerazioni confuse di persone e capricci umani. Ma c'è proprio la scienza, nelle ambizioni del Center for Urban Science and Progress alla New York University. Attivo dall'anno scorso, il centro nelle scorse settimane si è contemporaneamente trasferito in nuovi spazi e ha varato la sua prima proposta di ricerca alla National Science Foundation. Il direttore è Steven E. Koonin, originario di Brooklyn ed ex studente della Stuyvesant High School, arrivato all'università dopo aver prestato servizio con l'amministrazione Obama come sottosegretario alla scienza al Dipartimento dell'Energia. È sia un fisico teorico che esperto di politica della scienza: il centro non mancherà certo di rigore intellettuale.

Questa iniziativa della New York University si inserisce in una tendenza più ampia: quella globale ad applicare agli ambienti urbani tecnologie e metodi moderni di rilevamento ed elaborazione dati, quello che comunemente si definisce “smart city”. Con l'obiettivo di far impennare efficienza e qualità della vita sfruttando le tecnologie per il traffico o il risparmio di acqua o elettricità, solo per fare qualche esempio. Secondo alcune stime sull'arco di un decennio si potrebbe arrivare a risparmi idrici ed energetici dell'ordine del 30%-50%. In questo genere di progetti smart sono molto impegnate città come Stoccolma o Singapore, e si tratta di un mercato che interessa assai le imprese del settore per i guadagni che prospetta. “La Smart City recita un recente rapporto di una compagnia di ricerca, la IDC – sta emergendo e crescendo come orizzonte di innovazione e investimenti a tutti i livelli della pubblica amministrazione”. Al centro di ricerca della N.Y.U. Partecipano perciò importanti imprese come I.B.M., Cisco Systems e Xerox, oltre a Università e all'amministrazione cittadina di New York.

Sono proprio le amministrazioni cittadine, insieme ad altri enti, ad aver raccolto per anni dati al fine di aumentare la propria efficienza. Con risultati anche notevoli, come CompStat, il sistema della polizia di New York per ricostruire gli andamenti dei reati, introdotto a metà anni '90 a adottato in molte altre città. La differenza oggi, nota Koonin, è che le tecnologie digitali — sensori, reti wireless, basi dati e algoritmi dei programmi — avanzano in modo tale da rendere ormai possibile avere un quadro preciso delle attività urbane come mai prima. “Siamo in grado di costituire un osservatorio del cuore pulsante della città, in tutti i suoi particolari e in generale”. L'osservatorio digitale di Koonin sulla vita urbana presenta problemi riguardo alla privacy, lui ne è perfettamente consapevole e giura che il suo centro si occupa di scienza, non di controllo. E ad esempio nomi delle persone e codici fiscali saranno eliminati dagli archivi.

I dati raccolti sono materia prima per comporre modelli, ad esempio le azioni necessarie a risparmiare elettricità in un grattacielo a uffici, o in un singolo appartamento. Modelli di previsione che si rivolgono sia alle scelte di governo che all'informazione dei cittadini. “Vorrei creare una vera Sim-City” continua Koonin citando il celebre gioco di simulazione al computer. Per farlo si stanno sviluppando rapporti coi laboratori governativi e le loro competenze di gestione computerizzata di grandi complessi, modelli climatici e previsioni del tempo. Alla Sim-City ci si arriva passo dopo passo, attraverso progetti specifici, come quello per ricostruire e analizzare il problema dei rumori. Le chiamate più numerose al numero di emergenza di New York riguardano proprio i rumori, grosso problema di qualità della vita, racconta Koonin, e anche per la salute quando disturbano il sonno.

Il gruppo di lavoro di dieci persone comprende professori di musica, esperti di computer e dottorandi. Utilizza i dati del numero di emergenza, ma si prevede anche di sfruttare sensori wireless fuori dalle finestre, o rilevatori su semafori e angoli di strada, o programmi da distribuire sui telefonini per raccogliere informazioni tramite crowdsourcing. Per completare le informazioni necessarie a formulare programmi, saranno anche necessari i dati sui rumori del traffico, il livello tollerato per i mezzi di trasporto. Poi una simulazione al computer verificherà i risultati delle varie azioni possibili, che siano multe o altri disincentivi o interventi tecnici sui veicoli. Col progetto, continua Koonin, aumenteranno anche le conoscenze sui flussi di traffico, i tempi di raccolta dei rifiuti, le classificazioni acustiche degli edifici. E poi, solo per fare un esempio, il camion della spazzatura che fa servizio alle due di notte lo si può deviare verso un quartiere dove abita meno gente. La speranza è che molti dei problemi che si considerano inevitabili complementi dell'abitare in città diventino se non altro meno gravi. “Cominciamo così” spiega.
Altro progetto in via di definizione è una tecnologia in grado di ricostruire l'impronta termica degli edifici per tutta la città, base di ricerca sul consumo energetico. Il centro intende usare come proprio laboratorio vivente New York. Il che rappresenta un grosso vantaggio soprattutto da quando con il mandato da sindaco di Michael R. Bloomberg la città è all'avanguardia nello sfruttamento dei dati per la propria azione amministrativa. Nel 2010 è stata addirittura istituito un dipartimento scientifico speciale dipendente direttamente dal sindaco. Fra i vari problemi affrontati il cambio di destinazione degli spazi illegale, quando i proprietari stipano troppe persone negli appartamenti o affittano a uso residenziale edifici che non lo sono. C'è un rischio aumentato di incendio. A questo scopo si usano dati da 19 diversi uffici — i ritardi sui pagamenti, le manutenzioni, i pignoramenti, l'età degli edifici — per decidere dove mandare gli ispettori per i controlli, che sono solo 200 a gestire oltre 20.000 segnalazioni l'anno. Da queste segnalazioni rilevano situazioni di alto rischio nel 13% dei casi, ma grazie all'incrocio di tutti i dati si potrebbe arrivare al 70%, commenta Michael P. Flowers, direttore di sezione per l'ufficio del sindaco.
L'amministrazione cittadina intende rendere disponibili tutti i propri dati al centro ricerche della New York University. Una ricca dote non solo per fare ricerca, ma anche per modificare l'azione amministrativa e i comportamenti. In molti esempi di smart city, “il primissimo risultato importante è la trasparenza, effetto della chiarezza nella comunicazione” osserva Jonathan R. Woetzel, direttore per la McKinsey & Company a Shanghai, che lavora per le amministrazioni cittadine. Comunicare dati efficacemente, dicono gli esperti, richiede capacità non solo tecnologiche. Jurij R. Paraszczak, responsabile delle città intelligenti per la I.B.M., indica uno studio pilota per la gestione idrica a Dubuque, Iowa, dove 150 famiglie sono state dotate di sensori per rilevare e analizzare i consumi d'acqua. Certo c'erano i dati, ma le famiglie si sono anche impegnate in una specie di gara informale a squadre. Con consumi calati del 7% in due mesi.
“Nelle città ci abita la gente” spiega Paraszczak . “E nell'equazione si deve sempre tener conto del cambiamento di abitudini che può essere stimolato”. E nel centro ricerca della New York University il fattore sociale delle abitudini, delle motivazioni, degli incentivi, sarà sempre al centro dell'attenzione, conclude Koonin. “Il nostro percorso va dai sensori alla sociologia, è un approccio scientifico con una dimensione sociale”.








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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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