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Corrala: Occupiamo la Spagna
Data di pubblicazione: 04.03.2013

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I simboli sono importanti, ma non dimentichiamoci dell'azione diretta, specie se nasce dalla medesima spinta e coi medesimi contenuti. Un popolo di sfrattati dalle proprie case occupa i metri cubi della speculazione immobiliare e finanziaria, producendo una nuova simbologia: The Guardian, 4 marzo 2013

Titolo originale: Corrala Movement: Occupy Spain - Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

"Quando perdi tutto, ti cambia le vita" spiega Manoli Cortés. "C'è stata un'epoca in cui potevo essere soddisfatta di avere un lavoro e una casa a cui badare. Oggi invece a 65 anni sono diventata improvvisamente una militante". Sta seduta in un classico soggiorno spagnolo: pulizia scrupolosa, pieno ovunque di foto di famiglia su mobili in legno scuro. E dalle portefinestre con le nette linee geometriche che si aprono verso il terrazzo, l'esterno appare identico a qualunque condominio ad appartamenti.

Ma se si osserva un po' meglio emerge una storia assai diversa. Il sole del pomeriggio si riflette su muri dipinti a bomboletta con bandiere e slogan, fra i quali il più esplicito recita: Ni gente sin casa, ni casas sin gente. Siamo a Utopia Corrala, l'angolo della capitale andalusa Siviglia da cui è partita la rete delle occupazioni di case vuote da parte delle vittime della crisi spagnola. Come gran parte del paese, anche l'Andalusia ha vissuto un vero e proprio boom immobiliare a cavallo del nuovo millennio. C'era tanto lavoro per muratori, imbianchini, falegnami, rifinitori, con quotazioni al metro quadro in crescita. Poi col 2008 e la crisi finanziaria globale si è chiuso bruscamente il ciclo, lasciando un numero enorme di persone disoccupate, con feroci tagli all'assistenza sociale, ed enormi difficoltà per mantenersi un tetto.

Nel 2010 le banche spagnole hanno pignorato le abitazioni di oltre 100.000 famiglie. A Macarena la zona di Siviglia dove si trova Corrala Utopía c'è il più elevato tasso di sfratti della città. Ma contemporaneamente nell'area metropolitana esistono anche 130.000 alloggi invendibili, non affittati, vuoti. Toñi Rodriguez, 44 anni, se n'è andata di casa volontariamente l'anno scorso. "Non riuscivo a pagare l'affitto, mi stavano trascinando in tribunale.Non potevo indebitami ancora. Stavo in strada, dormivo in macchina. Poi la gente di 15-M [il gruppo di attivisti diventato noto nel mondo con le proteste degli Indignados nel 2011] teneva assemblee pubbliche in piazza tutti i giorni. Mi hanno detto che potevano aiutarmi”. Insieme hanno trovato una soluzione semplice. "Parlavamo di occupare edifici vuoti. Prima di agire abbiamo preparato tutto per quattro mesi, avevo molta paura di quel che poteva succederci. Non sapevo se ci avrebbero arrestato, oppure lasciato stare".

Alla fine si è scelto un complesso di proprietà della compagnia immobiliare in crisi Maexpa. La Rodriguez è entrata nell'edificio insieme a un gruppo di donne nella medesima situazione il 14 maggio 2012. Oggi in totale sono 36 famiglie ad averci messo su casa, con 40 bambini e parecchi anziani. Il futuro si profila con una certa sicurezza. La Maexpa è sottoposta a procedura fallimentare. Il proprietario dell'immobile ora è la banca Ibercaja di Sragozza, che ha cominciato delle trattative con la corrala> degli abitanti, molto sostenuti localmente. Ma la vita è comunque difficile. Solo dopo due settimane dall'occupazione, è stata tagliata la corrente, e poi, nonostante la richiesta di abbonamento collettivo, anche l'acqua. Oggi c'è a disposizione una fontana pubblica.

Nelle ultime settimane si sono insediate altre quattro corralas nelle piccole cittadine dell'Andalusia, e un'altra ancora a Málaga, dove i dati della disoccupazione e quelli paralleli delle abitazioni non utilizzate sono anche peggiori che a Siviglia. E poi ci sono gli altri casi di occupazioni in città, cinque, fino a 18 famiglie. A fine gennaio la Corrala Libertad nel quartiere di Triana, è stata riconosciuta legalmente come cooperativa edilizia di gestione. Per gli occupanti di Corrala Utopía, premiati a dicembre dall'Associazione Andalusa per i Diritti Umani, si tratta di qualcosa di incoraggiante. Ana Lopez, 67 anni, è una dei membri più anziani. Abita col marito settantunenne Pancho, ex ballerino di flamenco che negli ultimi cinque anni ha avuto tre infarti, è stato operato per un bypass e soffre di asma e diabete. Nonostante tutti questi problemi la coppia è stata sfrattata l'anno scorso per ritardi col mutuo. Prima di unirsi alla corrala hanno dormito per diverse settimane nell'atrio dell'edificio dove c'era il loro vecchio appartamento. "Ho dei nipoti, e quando morirò vorrei vederli con un lavoro, una casa, una vita serena. Le corralas sono molto importanti. Un esempio per chi è in difficoltà. Dimostrano che possiamo agire, che possiamo aiutarci l'uno con l'altro. Non so cosa ci riserba il futuro, ma in un modo o nell'altro si tratta di una lotta vincente. D'altra parte non saprei dove altro andare a dormire"








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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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