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Mall International (in English)
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La Mamma dello Sprawl è Sempre Incinta
Data di pubblicazione: 07.03.2013

Autore:

Nel mondo ci si interroga sull'urbanizzazione crescente, per il consumo di suolo, ma poi la stampa (disinformata?) decanta "innovazioni" piccole ma micidiali, come gli alberghi Ikea

Quando si leggono sui titoli dei giornali certi nomi propri, è quasi inevitabile il cortocircuito, virtuoso o vizioso che sia. E vale sia per le persone che per le cose, intese come merci marchiate. Mi è successo per esempio scorrendo le pagine economiche di un quotidiano con la parola “Ikea”, che insieme a “albergo low cost” rendeva quel trafiletto molto più interessante della media, interesse poi giustificato dai contenuti. Che trattandosi di pagine economiche raccontavano naturalmente di un goloso affare osservato dal punto di vista di chi intende farlo, l'affare, ma qui e là lasciavano sfuggire informazioni vere, e cioè cosa succederà a noialtri, oggetto di solito passivo della medesima faccenda. L'albergo low cost dell'Ikea da questo punto di vista si proponeva con due caratteristiche principali: voleva entrare in concorrenza con un tipo di operatori piccoli e locali, di norma localizzati nei centri città; e per sviluppare al meglio questa concorrenza spostava il baricentro nelle aree extraurbane, letteralmente risucchiando altrove la clientela. In pratica, e in pochissime parole, tutta la storia novecentesca dello sprawl. Esagero?

Non esagero affatto, come mi conferma un'altra notizia, stavolta sulla cronaca locale di Milano, scelta da Ikea e dalla sua associata americana Marriott per sperimentare il primo prototipo dell'hotel Moxy. Il luogo scelto sono circa cinquemila metri quadrati di brughiera nel parco della valle del Ticino, dalle parti del fallimentare hub aeroportuale di Malpensa. Alla faccia della localizzazione non esattamente centrale, e qui pare risuonare un'altra idea, forse sbrigativamente liquidata come troppo “ballardiana”: la cosiddetta Aerotropoli, polo di sviluppo urbano del tutto nuovo, con finalità soprattutto economico-turistiche-congressuali, organizzato attorno alle piste di un aeroporto. Pare se ne stiano realizzando alcune, di queste diavolerie, in certi paesi in via di tumultuosa crescita economica e demografica, ma al tempo stesso non precisamente noti per la loro cristallina democrazia, né per il rispetto dell'ambiente. Città nuove, enormi, organizzate sul trasporto aereo, in aree prima naturali o agricole. E il prototipo dell'albergo low cost di Ikea, re degli scatoloni commerciali suburbani, a Malpensa: il cortocircuito non solo è inevitabile, ma è anche qualcosa di più.

La storia novecentesca dello sprawl che ho citato sopra, si riassume appunto con il trasferimento all'esterno della città, senza pensarci troppo, di attività, funzioni, interessi, a volte anche in modo strisciante, spontaneo, inatteso. Quello dei grandi operatori commerciali è particolarmente rilevante perché in modo simbolico (a differenza di quanto avvenuto in precedenza con gli impianti industriali) non solo si risucchiano con gli shopping mall dai nuclei centrali risorse economiche e investimenti in infrastrutture, ma si priva la città esistente della sostanza sociale di vie e piazze, mortificate e commercializzate fra corridoi e slarghi dedicati al solo consumo. Ma a questo aspetto più vistoso se ne affiancano altri, in una catena piuttosto perversa negli effetti ambientali, come ormai riconosce chiunque. Salvo poi, però, cercare soluzioni a dir poco parziali, dall'auto non inquinante, all'edilizia a basso impatto eccetera. Quello che mai e poi mai si vuole mettere in discussione è il modello che sottende questo tipo di trasformazioni, la cosiddetta valorizzazione del territorio attuata trasformando ciò che era naturale o agricolo in spazio urbano artificializzato.

Va peggio ancora quando al centro di tutto, come nel modello Aerotropoli, c'è la forma di trasporto più impattante in assoluto da punto di vista dei consumi energetici e degli effetti collaterali: dall'impermeabilizzazione del suolo alla segmentazione dei corridoi ecologici, agli indotti degli altri canali di comunicazione. I cinquemila metri quadrati di albergo prototipo nelle brughiere di Malpensa hanno anche una qualità perversa in più: sembrano messi lì ad hoc a giustificare l'esistenza stessa di uno scalo presentato da lustri come strategico, e rivelatosi invece fallimentare per la localizzazione sbagliata, oltre che per scelte discutibili di altro genere. E come si fa a dar senso a qualcosa che ne ha poco? Elementare: aggiungendogliene importandolo da altrove, secondo un processo abbastanza sperimentato da certi nostri teorici straccioni dello sviluppo territoriale: si promuove l'autostrada per raggiungere un nodo di servizi che ancora non esiste; parallelamente si fa lobby a favore del medesimo nodo di servizi dicendo che quella è la localizzazione ideale, perché da lì passa l'autostrada. Insomma, la mamma dello sprawl è sempre incinta, se non si prendono adeguate precauzioni, e ad esempio dopo la vittoria del centrodestra nella Regione dove sta l'aeroporto fantasma, col ruolo determinante della Lega, che ha interessi di bassa cucina in tutta l'area circostante, c'è da sospettare che l'albergo a basso costo di costi ne comporterà invece parecchi, per chi non ci alloggerà mai. Si tratta di un piccolo sintomo, ma per chi sa fare due più due dovrebbe suonare l'ennesimo allarme.
(di seguito un articolo di giornale che racconta la vicenda; in fondo un link)

Ilaria Carra, “Alla Malpensa l’albergo low cost targato Ikea”, la Repubblica ed. Milano, 7 marzo 2013

È la Ryanair degli hotel. E sorgerà a Malpensa, nel terminal dei voli low cost. È qui che Marriott e Ikea hanno intenzione di realizzare il primo albergo europeo della catena a basso prezzo chiamata Moxy, promesso, fatto e finito all’inizio del 2014. Il senso dell’operazione, vista la scelta non casuale della posizione, è quello di offrire al passeggero che viaggia low cost anche un’ospitalità a prezzi contenuti. La lettera di intenti sul progetto è stata siglata tra Sea che gestisce gli scali milanesi, la società svedese InterHospitality del Gruppo Ikea e gli americani della Marriott. L’hotel sarà così un 3 stelle, 150 camere doppie in una fascia di prezzo che va dai 60 agli 80 euro per notte. E sorgerà sull’area di fronte agli arrivi del terminal 2: su 3.500 metri quadrati di terreno, InterHospitality costruirà un albergo con 1.400 metri quadrati di pianta, per complessivi 5.600 metri quadrati.

La consegna del terreno dovrebbe avvenire nei prossimi due mesi, si prevedono circa dieci mesi di lavori e sarà Marriott, che opererà con il brand Moxy, che si occuperà della gestione. Il prossimo passo dell’operazione sarà firmare il contratto tra le tre parti. L’investimento complessivo è di circa 9 milioni e rappresenta il primo dei 50 hotel nel Vecchio continente che nei prossimi cinque anni l’accoppiata Ikea-Marriott punta a realizzare (addirittura 150 nel prossimo decennio). La nuova struttura ricettiva della catena Moxy sarà la prima al terminal 2 e non può che essere letta anche come un tentativo, ulteriore, di valorizzazione dello scalo varesino. Un hotel totalmente diverso, come target e servizi offerti, rispetto all’elegante Sheraton situato presso il terminal 1, con cui Sea punta a completare la varietà degli hotel offerti ai passeggeri dello scalo varesino. L’intero edificio avrà caratteristiche green: verrà costruito con strutture modulari e prefabbricate con cellule in legno, per garantire efficienza energetica, rapidità di costruzione e bassi costi di realizzazione. E sarà progettato con materiali e tipologie costruttive eco-compatibili.

Per chi si fosse perso gli articoli sull'Aerotropoli, qui un elenco di quanto proposto a suo tempo da Mall








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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
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I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
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