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Se densificano loro, noi almeno proviamoci
Data di pubblicazione: 17.03.2013

Autore:

Ovunque nel mondo, con ovvie variabili locali legate alla situazione di mercato e all'evoluzione socioeconomica, si sta affermando una sorta di fase due dell'urbanizzazione, che punta al riuso o generale ripensamento delle superfici metropolitane esistenti, anziché ad alimentare lo sprawl

Pare che anche in Italia, pur con un sacco di contraddizioni anche macroscopiche, la questione del consumo di suolo sia stata posta all'ordine del giorno nei programmi politici, oltre che di convegni scientifici o iniziative di movimenti. Fra le contraddizioni macroscopiche brilla fra tutte quella del cosiddetto sviluppo del territorio, ovvero l'esatto contrario del contenimento del consumo di suolo, una vera e propria promozione in grande stile dello sprawl, prima di tutto a colpi di investimenti in grandi opere stradali. Così, nello stesso governo cosiddetto tecnico dove un ministro dell'agricoltura propone e sviluppa insieme alle associazioni di settore una legge per limitare le urbanizzazioni e valorizzare invece il ruolo produttivo del territorio e del paesaggio, altri ministri stavano giusto ieri tentando di lanciare definitivamente il progetto di una nuova autostrada del sole. Un serpentone da Mestre a Orte, concepito esattamente sul modello delle sue consorelle soprattutto padane, sponsorizzatissimo anche dal centrosinistra (ahi ahi ahi), ovvero di corridoio insediativo che a partire dai nodi degli svincoli deponga le sue uova in forma di zone industriali, lottizzazioni residenziali, bretelle e cinture di collegamento alla viabilità minore …

Insomma siamo alle solite: a parole e magari con ottime intenzioni si discetta di energia da fonti alternative, risparmio di risorse, contrasto al cambiamento climatico, ma poi si promuovono tutte le attività che spingono dall'altra parte, ovvero verso l'energivora dispersione. Spesso con la scusa dello sviluppo dell'edilizia, la quale edilizia potrebbe benissimo svilupparsi, magari con maggiori contenuti tecnologici e occupazionali, anche in quello sterminato campo rappresentato dalla riqualificazione e densificazione urbana. Un campo che ovviamente nei vari territori e contesti significa cose diverse, ma che in tutto il mondo viene ormai identificato come strategico per affrontare il cosiddetto millennio dell'urbanizzazione, quello in cui spazi naturali e artificiali dovranno gioco forza trovare forme innovative di convivenza, diverse sia dalla confusione dello sprawl che dalla segregazione funzionale per grandi aree. L'hanno capito addirittura in Australia, un posto dove apparentemente ci sarebbe tanto spazio in più che nella nostra semisoffocata Europa, ma in cui proprio la lussureggiante natura locale evidentemente ingigantisce l'effetto degli impatti dell'espansione metropolitana da crescita economica e demografica.

Un buon esempio delle loro politiche di contenimento del consumo di suolo, magari da adibire o conservare per la produzione agricola a filiera corta in gran sviluppo ovunque, sono le versioni locali dei nodi densificati di trasporto pubblico denominate specificamente nelle leggi statali del Nuovo Galles del Sud Urban Activation Precint. Obiettivo di queste zone urbane è quello classico (pensiamo alla vera e propria emergenza abitativa delle metropoli europee) di realizzare abitazioni economiche per una popolazione giovane e in crescita, sia in aree di espansione che di densificazione, e servite dal trasporto collettivo. Presupposto è l'unificazione delle politiche territoriali con quelle dei trasporti, e che alle politiche residenziali si affianchino quelle per la localizzazione integrata di attività economiche e servizi, va da sé pure connessi a reti di trasporto adeguate. La procedura di attivazione di questi precints è di tipo sussidiario, come diremmo noi, ovvero segue sia procedure discendenti con una coerente gerarchia di piani territoriali e programmi economici, sia partecipative con le proposte di localizzazione coerenti ai piani (la variante riguarda la densità e ciò che ne consegue) sia da parte dell'amministrazione centrale, che degli enti locali, che di eventuali privati.

A distanza di alcuni mesi (la legge è dell'estate 2012) nell'area metropolitana di Sydney sono stati individuati otto ambiti di trasformazione che corrispondono a questi obiettivi e requisiti. In buona sostanza, quello che succederà è che ampie zone sinora caratterizzate dalle espansioni a casette singole su grandi lotti, o destinate dai piani di massima per altre funzioni caratteristiche dello sprawl, dalla monocoltura artigianal-industriale a quella commerciale, ai corridoi a fascia laterale, si trasformano in ambienti urbani propriamente detti. Innanzitutto con tipologie multipiano, in grado da un lato di garantire una adeguata dotazione di spazi pubblici e verde (magari anche il sistema “infrastrutturale naturale” tanto in voga), dall'altro di assicurare ai sistemi di trasporto collettivo una adeguata clientela. Il vero problema sarà quello di convincere questa clientela, nel senso di cittadinanza, ad accettare il nuovo modello urbano ad alta densità che gli si propone, attraverso le previste procedure partecipative: si è parlato di torri di trenta piani, e in effetti un popolo avvezzo e propenso al modello suburbano monopiano all'americana, istintivamente dovrebbe sbottare un un enorme gulp!.

Starà poi ai progettisti e alle politiche urbane e di comunicazione, riuscire o meno a costruire consenso attorno al modello, le cui effettive qualità dipendono appunto dalla capacità di sommare una buona miscela di qualità abitativa, accessibilità dei servizi, dello spazio pubblico e aperto, permeabilità dei tessuti, luoghi di relazione, ma anche privacy, sicurezza, incontro fra molte fasce di età e reddito. Insomma tutto quanto fa quartiere urbano di alto livello, perlomeno declinato secondo il gusto possibile australiano. E la domanda per noi italiani si pone quasi identica: cosa diavolo vogliamo, sbraitando anche giustamente contro la cosiddetta cementificazione? Non credo ci possano essere molti dubbi, sul mondo ideale spesso sognato e sottotraccia descritto da tanti comitati più o meno nimby che si oppongono a questo o quel progetto di trasformazione del territorio: tutto deve restare com'è, dov'è. Anzi, magari tornare com'era prima. Quando prima? Prima, prima, ancora prima. Ecco: diciamo che al netto di un po' di sarcasmo del sottoscritto questa non è affatto una idea di città proponibile. E neppure un'idea di mondo, proponibile.

Il mondo delle costruzioni in linea di massima ormai riconosce la priorità della riqualificazione e della densificazione. Esiste l'oggettiva esigenza di ammodernamento energetico e non solo dei nostri edifici, a volte di ricostruzione di interi quartieri, o di radicale ripensamento in varie forme (i gradi complessi razionalisti del dopoguerra ad esempio). Che idee collettive abbiamo in proposito? Si traducono in serie e conseguenti politiche urbanistiche e territoriali? Naturalmente parrebbe di no se ripensiamo alla pericolosa stupidaggine delle autostrade fabbriche di sprawl e assassine di agricoltura periurbana. Ma pare di no anche se pensiamo a quanto il cosiddetto contenimento del consumo di suolo si sia rapidamente sposato fino a sovrapporsi all'approccio conservazionista del paesaggio, cosa del tutto rispettabile ma altra, a volte alternativa a qualunque idea di trasformazione e riqualificazione urbana. Insomma un po' di idee collettive in forma di proposta non farebbero male a nessuno in questo campo, anzi. E poi ci si può azzuffare amichevolmente, come si è sempre fatto del resto, fra conservazionisti di sinistra e modernizzatori di sinistra.

(scaricabile la linea guida del Nuovo Galles del Sud per gli Urban Activation Precints)

File allegati

Urban Activity Precints ( Urban_Activation_Precincts_Guideline_V3.pdf 1.72 MB )
Linee guida New South Wales, estate 2012







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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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