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Sei ambientalista? È perché sei un po' scemo, lo dice la Scienza
Data di pubblicazione: 18.03.2013

Autore:

Un incredibile studio, naturalmente con tutti i crismi metodologici (e figuriamoci) e di sistematicità di questo genere di ricerche, porta acqua al più stravagante e fazioso dei mulini: chi mette in discussione il pensiero dominante in termini di trasformazioni territoriali non è sano di mente

Leggevo ieri di un signore che, trascinato di peso da una faccenda diciamo sentimentale dentro un giro di cocaina e festini, ha rischiato di uscirne ricoverato in manicomio, ma non per via della cocaina: per via della denuncia, che coinvolgeva magistrati e altri alti papaveri. Insomma per liberarsi di lui, con metodo che evoca orrendi secoli bui di cappa di piombo conformista, chi sa stare al mondo aveva trovato la soluzione jolly, farlo dichiarare incapace di intendere e di volere, sognatore a occhi aperti del tipo pericoloso per la società. In fondo, niente di diversissimo, risvolti morali e sociali a parte, dallo smantellamento dell'immagine personale che certi media compiacenti portano avanti sulla pelle del personaggio scomodo di turno, dato in pasto all'opinione pubblica a colpi di particolari, indiscrezioni, mezze verità e balle integrali. Adesso a quanto pare ci si mette anche la Scienza con la S maiuscola, a dare una utile mano ai nostri patentati pezzi di merda, se mi si consente il francesismo. Lo fa, forse suo malgrado, forse no, accettando di farsi finanziare una ricerchina, pubblicata con classico titolo mistico iniziatico: Spatio-temporal differences in the history of health and noise complaints about Australian wind farms: evidence for the psychogenic, “communicated disease” hypothesis (University of Sydney, School of Public Health, 15 marzo 2013)

La tesi a ben vedere un po' si desume già dal titolo: la malattia, diciamo il disagio, si comunica, è contagiosa, anche a parole. Andate da uno, parlategli tantissimo e insistentemente di quanto fa male una cosa che lui/lei mangia, respira, tocca, e inizierà a sentirlo davvero quel male, anche se in realtà sta benissimo. Ma io sto davvero male, potrebbe rispondere il paziente. Niente da fare replica lo scienziato sventolando il suo inattaccabile metodo di ricerca: tu stai male per via dell'ansia che ti comunicano gli attivisti contrari a quella roba là che mangi, bevi, ascolti ecc. e che in realtà è sanissima. Dal titolo si desume anche che, perfettamente in linea con questo modello di studi, c'è una impeccabile delimitazione di campo, ovvero l'origine, nel rumore delle turbine eoliche, il vettore nella comunicazione, il territorio, cioè le aree interessate da impianti del genere in Australia. Ma applicando teoricamente - come capita al volo nell'era di Facebook - un metodo induttivo alla carlona, il balzo è facile: avete il mal di testa per le linee dell'alta tensione o i ripetitori dei telefonini? Magari è tutta colpa dei comitati che continuano a tormentarvi sui possibili danni di quegli impianti. Eccetera. Se c'è gente che mette su istituti internazionali per negare l'evoluzione, o il cambiamento climatico, figuriamoci cose del genere.

Ricerca applicata part-time per sostenere ricerche di base di più ampio respiro che sono la vera ragion d'essere dell'Istituto … che s'ha da fa' pe' campa'! Si dice anche in Australia? Nel dubbio, un'occhiata da profano al rapporto mi informa che il professor Simon Chapman e i collaboratori del gruppo di ricerca hanno verificato la cosiddetta Ipotesi Psicogena, ovvero come ci spiega la nostra Enciclopedia Italiana, che in assenza di riscontri scientifici certi tutti i malesseri denunciati dagli abitanti nelle zone delle turbine eoliche si potessero ricondurre a “fenomeno morboso sostenuto da un meccanismo esclusivamente o prevalentemente psichico. Si tratta di solito di disturbi e di comportamenti che esprimono una reazione a situazioni o a esperienze particolarmente significative sul piano emotivo-affettivo”. Non male come metodo, per così dire, post-Boffo. E se il fenomeno morboso è molto leggero, invece di pazzia si può parlare magari di stupidità generica, che non necessita di ricoveri manicomiali, ma di qualche ceffone salutare, o di sorrisetti di compatimento. Insomma il problema non sta mai nel manico, al massimo nell'aria sventolata dall'attrezzo mentre sta sfasciando … pardon, producendo per noi.

Meditate, meditate. Soprattutto quando qualcuno vi tiene dotte comunicazioni sul ruolo dei privati nel finanziamento della ricerca scientifica, anche se nel titolo del convegno non ci hanno scritto da nessuna parte il motto post-galileiano che s'ha da fa' pe' campa'!
(scaricabile direttamente da qui, per i veri appassionati e epr conferma o smentita dell'impressione da profano, il rapporto dell'Università di Sydney)

File allegati

Pazzia e ambientalismo ( Noise_Communicated_Disease.pdf 365.27 KB )







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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
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Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
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Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
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( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
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Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
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