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Mangiate! Politica dell'alimentazione in una città che nutre
Data di pubblicazione: 30.03.2013

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I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013

Titolo originale: Eat Up: food policy in a food city - Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

L'alimentazione per le città è diventata ciò che era negli anni '90 la tecnologia: un universo immenso, vario, piuttosto confuso di imprese e personaggi inventivi, che vanno dai più giovani produttori alle prime armi di Smorgasburg a Brooklyn, sino ai più famosi ristoratori di fascia alta di Manhattan. Così come all'inizio del '90 la Apple veniva considerata un soggetto di grandissimo valore, oggi lo sono egualmente i principali innovatori in materia alimentare. E come accaduto col settore tecnologico, anche ristoranti, mercati, prodotti alimentari, finiscono per caratterizzare e qualificare intere zone. Sono stati i ristoranti di Smith Street la spia che ha avvertito i cittadini della ripresa di Cobble Hill o Carroll Gardens, ben prima che il resto del mondo sentisse anche solo nominare Brooklandia. I ristoranti di Harlem, come quello di Amy Ruth, hanno contribuito non poco a mantenere a galla l'intera zona nei tempi bui degli anni '70 e '80. Anche l'incredibile recente successo del progetto High Line si accompagna e sovrappone a quello degli ottimi ristoranti dell'area.

Non parliamo solo di ristoranti. Quando poco tempo fa la Brooklyn Brewery ha proposto – acclamatissima – le sue birre a Parigi, un importatore francese di vini ha dichiarato al New York Times, “I parigini adorano Brooklyn, non ne hanno mai a sufficienza. Un simbolo preciso: significa America, significa New York”. I produttori alimentari di Brooklyn, con ricavi di 2,2 miliardi di dollari nel 2011, vendono un quarto della produzione al di fuori dei confini, e per un valore di 134 milioni all'estero, come sottolinea uno studio della locale Camera di Commercio.

Ma nonostante la grande importanza anche in termini di posti di lavoro (negli ultimi due anni a New York il 40% dei nuovi occupati è nel settore) e la spesa alimentare da 30 miliardi, a New York si tarda a riconoscere l'importanza di questo aspetto, come il sindaco di Londra Boris Johnson ricordava nel 2009 al nostro Bloomberg. Londra non solo superava New York per via dei suoi straordinari mercati — che dopo tutto risalgono in alcuni casi al medio evo — ma promuoveva iniziative allora sconosciute qui, come l'agricoltura urbana per accorciare il passaggio dal campo alla tavola del ristorante. Se vogliamo che prosegua la ripresa di New York e di tutta la regione in campo alimentare, sia sul versante culinario che industriale, le varie amministrazioni a tutti i livelli devono coordinare le proprie politiche di settore e dar vita a nuove iniziative e programmi.

Una di queste è la creazione di un ente centrale per piani e programmi alimentari, che si tratti dei ristoranti o dei mercati all'ingrosso. Vancouver e Toronto hanno istituito appositi comitati per l'aspetto produttivo, mentre Seattle, Portland e Londra si appoggiano a una sezione nell'ufficio del sindaco. Si tratta di entità in grado di rispondere rapidamente ai problemi del settore, per quanto riguarda ad esempio la pianificazione del territorio, le destinazioni funzionali, le norme sanitarie, per i parcheggi, i pedaggi stradali (il 98% dei prodotti alimentari nella regione si sposta su camion). E con un po' di attenzione in più anche l'alimentare potrebbe iniziare ad essere considerato un vero “settore” come quello immobiliare, o finanziario, o tecnologico. Altro elemento che oggi manca è un mercato all'ingrosso per prodotti regionali, cosa che possiedono tutte le regioni con un settore fiorente come il nostro. Si sta già pensando come migliorare la struttura di Hunts Point, si sa quanto sia sostanzialmente inadeguata. Soltanto il 2% di quanto passa per Hunts Point è di origine locale, secondo i calcoli della responsabile cittadina Christine Quinn, e tutti i tentativi di intervento sono sinora andati a vuoto. La Quinn suggerisce di guardare cos'hanno fatto a Parigi o Toronto, per dare una sede adeguata alle produzioni regionali.

Le grandi catene distributive al dettaglio che operano a New York — basta nominare fra tante Whole Foods o Trader Joe's — hanno del tutto scavalcato Hunts Point, trasportandosi da sole prodotti qualificati e spesso anche di origine locale. Soltanto cinque anni fa i cittadini che volevano comprarsi delle pesche del New Jersey o delle mele di New York se le compravano di solito nei mercatini ecologici. Adesso si trovano anche nei migliori supermercati, o anche da Fresh Direct. Wal-Mart, il principale distributore alimentare e nemico numero uno di militanti locali, ha anche lui alcuni programmi di fornitura da piccoli e medi produttori, come spiega Nevin Cohen, professore associato di studi ambientali alla New School. Tutte queste filiere di distribuzione sono efficienti e saltano Hunt's Point, salvo quando terminano le scorte.

Karen Karp, importante consulente in campo alimentare il cui motto è “buon cibo vuol dire buoni affari” sostiene che “negli ultimi 25 anni New York si è costruita come città dell'alimentazione di livello mondiale, ma dal punto di vista delle strutture è restata al medio evo: ferrovie cadenti, pessime strade, politiche per l'acqua del tutto superate”. Il Governatore Cuomo ha in pratica lanciato una sfida a tutta la regione, deliberando il fondo da un milione di dollari federali a sostegno di alcune specifiche colture, oltre che delle produzioni di vino e altre bevande alcoliche. Per riuscire sul lungo termine occorre che tutti cooperino, vista la dipendenza comune da un sistema ambientale/alimentare che non rispetta certo i confini statali.

Un patrimonio importante della città sono gli ex cantieri navali di Brooklyn, diventati il centro della trasformazione alimentare a New York. Si tratta di oltre trecentomila metri quadrati di superficie coperta industriale divisa su 40 edifici in un complesso da 120 ettari. L'ente di gestione pratica prezzi di mercato, ma essendo la proprietà pubblica gli affittuari sono esentati dalla tassa immobiliare, il che comporta un notevole risparmio. La New York Economic Development Corporation ha organizzato alcuni incubatori di imprese con circa 12.000 metri quadrati di superficie per le trasformazioni alimentari. Questi incubatori a oro volta hanno prodotto oltre 20 milioni di investimenti in capitale privato di rischio.

È anche vero che le erbe aromatiche dello stato di New York, o le patate di Long Island, i bossi del New Jersey, le fragole del Connecticut e centinaia e centinaia di altri prodotti nella regione sono certamente di qualità superiore, e che ovunque si sono fatti negli ultimi anni enormi passi in avanti per quanto riguarda la promozione, la selezione, la distribuzione di prodotti regionali. Complessivamente, l'alimentazione ha di sicuro un forte interesse economico e culturale. Come osserva lo storico Felipe Fernandez-Armesto, “Il cibo può essere considerato la cosa più importante del mondo. Quella che conta di più per la maggior parte delle persone e per la maggior parte del tempo”.








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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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