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Per la ripresa dell’Edilizia Privata. La Bonifica Urbana dell’Alto Milanese (1932)
Data di pubblicazione: 15.01.2006

Autore:

Un testo attualissimo di pianificazione metropolitana nel segno delle città satellite e dei sobborghi giardino, proposto dal presidente della Società Milanino, opuscoio Tipografia Antonio Cordani S. A., Milano [1932] (f.b.)

Il ritorno della primavera ha determinato un risveglio di alcune attività, e particolarmente di quelle stagionali: l’agricoltura e l’edilizia.
Si deve considerare indizio di risveglio generale il magnifico successo della XIII Fiera di Milano: inoltre sono apparse sulla stampa cittadina iniziative, incitamenti, proposte e richieste per indirizzare e favorire l’auspicata ripresa dell’edilizia privata. Da queste e da altre manifestazioni si può ritenere che la cosiddetta “crisi” è da noi sentita e considerata con maggior serenità e fiducia che altrove, e che nel campo dell’edilizia privata e in quello dell’agricoltura ci sono speranze e possibilità di ripresa.
Questi rilievi inducono a considerare uno dei più importanti campi dell’economia e dell’attività Nazionale, il piano di bonifica integrale emanato dal Capo del Governo alla fine del 1928. Esso costituisce, con la nota apparsa nel giornale Il Popolo d’ltalia del 22 novembre 1928, il programma tracciato dal Duce perla bonifica del territorio Nazionale, ossia per le grandi opere di sistemazione dei campi e la loro miglior conduzione, per la soluzione del problema delle case rurali e di quelle dei centri urbani. Vogliamo quindi rapidamente esaminare i risultati conseguiti e quello che rimane da fare, con speciale riferimento alla nostra Milano.

La nota suaccennata dal titolo “ Cifre e deduzioni: Sfollare le città” considerava un complesso fenomeno, quello del “ movimento della popolazione nelle principali città del Regno, avviato a concludersi in modo nettamente antiurbanistico, sopratutto dal punto di vista del problema della casa”, così da rendere necessario l’adozione di provvedimenti e di rimedi che il Capo ha sintetizzato in quest’ordine: “ impedire l’immigrazione nelle città; sfollare spietatamente le medesime”.
Egli ammoniva altresì che: “ il problema delle case è semplicemente insolubile finché non si cambierà sistema. Vi è un terribile circolo vizioso che bisogna spezzare: più case si fanno nelle città e più gente s’inurba, più gente s’inurba - sia pure attraverso l’inferno delle baracche - e più case occorrono. Così si va all’infinito, cioè alle città mostruose”.
E conchiudeva con questa parola d’ordine diretta a tutte indistintamente le Gerarchie del Regime, dalle centrali alle periferiche, ed anche ai semplici gregari del Fascismo: “ facilitare con ogni mezzo, anche - se necessario - con mezzi coercitivi, l’esodo dai centri urbani; difficoltare con ogni mezzo, anche - se necessario - con mezzi coercitivi, l’abbandono delle campagne; osteggiare con ogni mezzo l’immigrazione a ondate nelle città”.

Un grandioso movimento.

La nota del Capo e la legge di bonifica furono divulgate da tutta la stampa nazionale ed anche da quella estera, riscuotendo unanime ammirazione e consenso.
Le Gerarchie del Regime, con a capo il “Gerarca Simbolico” il compianto Dott. Arnaldo Mussolini, in applicazione del piano di bonifica agricola, sollecitarono e favorirono la costituzione di Consorzi di bonifica, fondarono istituzioni per regolare il regime delle acque, per salvaguardare ed accrescere il patrimonio zootecnico e forestale, le colture agrumarie ed ortofrutticole, per intensificare la battaglia del grano.
La Nazione accolse con entusiasmo il piano; le iniziative furono coordinate e sviluppate, con gli aiuti finanziari contemplati dalla legge, creando un grandioso movimento che, per quanto riguarda la bonifica agraria, ha realizzato notevolissimi risultati, nonostante qualche deficienza dipendente dalle difficoltà mondiali del momento, deficienze che non ledono e tanto meno offuscano il grande valore sociale della bonifica integrale fascista.
Si può pertanto affermare che le Gerarchie del Regime ed anche i semplici gregari del Fascismo, hanno eseguito l’ordine del Capo per il miglioramento del territorio rurale della Nazione e delle condizioni di vita dei rurali, così da rendere meno stridente il contrasto tra la vita dei campi e la vita urbana, contrasto che aveva determinato nel dopoguerra l’abbandono delle campagne. Si deve però fare un’eccezione per quanto riguarda la bonifica del territorio alle porte di Milano, della quale si dirà in seguito.

L’ordine del Capo di “ sfollare le città, anche - se necessario - con mezzi coercitivi”, il monito che “ bisogna mutar sistema e spezzare il terribile circolo vizioso che determina l’inurbamento ed il crearsi di città mostruose” furono rilevati con particolare interesse da coloro che seguono lo sviluppo della Rivoluzione fascista nel campo dell’urbanistica. Ma la bonifica urbana si presenta assai più complessa di quella rurale: essa importa la conoscenza di numerosi elementi e la loro esatta valutazione, per rimediare agli errori del passato, e provvedere alle necessità presenti e del futuro, col dovuto riguardo alle caratteristiche ed alla configurazione delle Città e delle rispettive regioni.
L’emigrazione della popolazione rurale nelle città, iniziatasi nella seconda metà del secolo scorso, si accentuò durante la guerra, ma in misura ancor più considerevole dopo il 1919. Si determinò così la crisi degli alloggi, che assumeva tale gravità da provocare l’intervento delle Autorità con provvedimenti di specie diversa, vincolatrice e stimolatrice.
Tali provvedimenti, emanati sotto l’assillo di necessità impreviste e imprevedibili, furono generalmente addottati al solo scopo di fronteggiare le richieste in quantità, senza poter disciplinare, secondo metodi e direttive generali, il tipo delle nuove costruzioni e la loro distribuzione nelle località più opportune.



Il fenomeno dell’affollamento a Milano nel dopoguerra.

Milano nel dopo guerra, subì più delle altre città del Regno, il fenomeno dell’affollamento, per le sue migliori condizioni di vita, per la possibilità di trovarvi un’occupazione, ed anche per una favorevole accoglienza da parte delle Autorità e degli enti locali. In questi ultimi prevalse la convinzione di dover “ riconoscere una specie di naturale diritto alla casa in tutti coloro che intendevano di stabilirsi nel capoluogo”, pertanto fecero a gara nel costruire nuove case, anche oltre i limiti delle loro possibilità.
In quel periodo si è costruito in località diverse e con diversi criteri, talvolta anche senza ; ai tecnici non fu posto il problema generale, ma bensì furono imposte norme e disposizioni per conseguire il risultato che i diversi committenti ritenevano più considerevole, quello del costo, violando talvolta, col consenso delle Autorità, le norme dei regolamenti edilizi e d’igiene, per un maggior sfruttamento delle aree in località già affollatissime. Risultò evidente la necessità di disciplinare una così imponente attività edilizia, e si bandì il concorso per il piano di sistemazione e di sviluppo della Città.

I risultati del concorso non riuscirono convincenti: le discussioni vivaci, talvolta anche appassionate che, dopo la sua chiusura, apparvero sui giornali e sulle riviste, hanno riguardato soltanto aspetti particolari del piano, ma non quello più importante, che doveva contemplare Milano come capoluogo della regione, con la quale ha tali rapporti che devono essere considerati nel loro insieme, con lo studio di un piano regionale.

Mentre nel 1928 la Podesteria di Milano stava ordinando il piano regolatore e di ampliamento della Città, apparve la nota del Duce del 22 novembre. Fu dal Podestà costituito un Comitato, presieduto dal rimpianto Dott. Arnaldo Mussolini, per il Bando di un Concorso Regionale per il progetto di nuclei di abitazioni rurali ed operaie con orto, che si conchiuse con la Mostra dei progetti e con una relazione della Giuria. Questa, rendendo il suo giudizio sull’esito del concorso, pose tra l’altro in rilievo la possibilità e la opportunità di costituire nelle vicinanze di Milano e degli altri centri industriali, nuclei di abitazioni operaie con orto e piccole aziende ortofrutticole.
Nelle discussioni intorno ali risultati di questo Concorso, fatte anche sui giornali, venne rilevata la necessità dello sfolla mento della Città, mediante una migliore sistemazione del suo territorio e di quello nelle sue immediate adiacenze. Ma le discussioni si può dire che furono stroncate per la preoccupazione che una ulteriore attesa nella pubblicazione del piano avesse a compromettere gli ingenti interessi della Città, senza però concreta re il piano generale definitivo.
Intanto i diversi enti hanno continuato a costruire per provvedere alle necessità di nuovi alloggi, e la città ha dilagato alla periferia in tutte le direzioni, senza metodo e senza stile.
Sono ora manifesti i gravosi oneri che ha recato al Comune questo sviluppo arbitrario, frazionato e staccato che impose la esecuzione dì opere pubbliche assai importanti e dispendiose, di scarsa utilizzazione e rendimento.

Il coordinamento del piano regolatore.

Furono approvate parziali sistemazioni della zona interna della città, che consentirono le demolizioni per il risana mento di vecchi quartieri e l’apertura di nuove arterie (quartiere della Vetra, Piazza Crispi, Corso del Littorio, Piazza degli Affari, quartiere a sud di Piazza del Duomo, ecc.).
Quanto alle comunicazioni ed ai servizi dei pubblici trasporti, vennero riposti in discussione i progetti della Metropolitana e dei trasporti urbani e interurbani, e la Podesteria ha addottato un progetto di massima della Metropolitana, con le note linee ad alta velocità per le comunicazioni regionali facenti capo alle città satelliti.
A questo punto si osserva che la soluzione del problema generale dei pubblici trasporti presenta difficoltà che si possono superare solo coordinando le attività delle diverse imprese, secondo le conclusioni prese nei Congressi Urbanistici che tale problema fecero oggetto di particolare trattazione.
Si può pertanto auspicare che anche quelli di Milano vengano sistemati in tal senso, con l’adesione delle Ferrovie dello Stato.
Anche il nuovo Regolamento edilizio ed i provvedimenti legislativi per la esecuzione del piano sono in esame, e si deve ritenere che, seguendo le direttive del Capo del Governo, e quelle esposte nella elevata discussione del piano di Roma fatta recentemente al Senato, saranno rispondenti alle nuove concezioni urbanistiche ed alle finalità del piano.

Ciò premesso ci sia consentito di esporre alcuni rilievi e proposte per conseguire lo sfollamento della città, per il coordinamento del suo piano regolatore e di ampliamento con quello della regione, e per l’auspicata ripresa dell’edilizia privata, ossia delle imprese edilizie , delle cooperative e dei privati, come anteguerra.
Il Duce ha ammonito di “ sfollare le città” e di “ mutar sistema, rompendo il circolo vizioso creatosi, che genera le città mostruose, le quali sono condannate a porsi e risolvere dei problemi riguardanti soltanto l’aspetto elementare, materiale, animalesco della vita”.
In queste lapidarie espressioni il Duce ha condensato in una mirabile sintesi gli inconvenienti gravissimi d’ogni specie che si constatano quotidianamente nella vita delle città più affollate, inconvenienti che tutti conoscono.
Per conseguire lo sfolla mento si devono stabilire: la destinazione edilizia delle diverse zone della città, i limiti di densità di popolazione, ed emanare norme e disposizioni che contemplino la sistemazione nel territorio del Comune ed anche l’allontanamento graduale di quelle organizzazioni ed industrie che possono trovare una miglior ubicazione altrove, impedendo che ne sorgano delle nuove. Questo metodo venne addottato da altre città con esito favorevole.
Quanto al coordinamento del piano del Capoluogo con quello della regione si rileva che Milano, per tradizione secolare, tende a nord verso la Brianza e la plaga Prealpina, ove sono riuniti in città, borgate e paesi, numerosi ed importanti opifici industriali, piccoli e grandi laboratori, ed ove prospera quell’artigianato che costituisce uno degli elementi di notevole considerazione dell’economia regionale e nazionale. Per convincersi di questo basta considerare l’entità dei depositi della Cassa di Risparmio, delle Banche Popolari e di tutte le numerose filiali degli altri Istituti di Credito che operano nella plaga.

Le comunicazioni con la Zona Nord.

Si deve riconoscere che le sue comunicazioni col capoluogo non sono adeguate alle necessità del traffico attuale e di quello prevedibile: si rende necessario pertanto di disporre tempestivamente un piano esecutivo e di previsione, accertando gli elementi occorrenti. È noto che le Amministrazioni Comunali cittadine non hanno, sino dal periodo anteriore alla guerra) considerato questo sviluppo verso il nord, nonostante l’incremento edilizio che si verificò già a quell’epoca in tale direzione e particolarmente a Gorla, a Precotto, a Greco, a Sesto S. Giovanni, sino a Monza, e poi più su per Desio, Seregno, Carate sino ad Erba, per Affori, Bovisio, Barlassina sino a Como, e più ad est per Villa La Santa, Arcore, Usmate e Merate sino a Lecco. Tutte le arterie del traffico di queste località verso Milano, avvicinandosi al Capoluogo, sono affiancate da numerosi edifici, che ne impediscono l’allargamento, costituendo una difficoltà che non consente rimedio.
Non è il caso di prospettare le penose condizioni di viabilità del tronchi Milano-Crescenzago, Milano-Sesto-Monza, Milano-Desio, e Milano-Affori, a tutti ben note.
Fortunatamente esiste il nuovo Vialone di Monza, in gran parte incorporato nel territorio Comunale di Milano, denominato Viale Zara ; esso è largo ben 60 metri, ed offre tutte le possibilità e comodità per un traffico intenso. Va ricordata questa bella iniziativa del noto industriale scomparso, il Sen. Breda, che sino dal 1910 ha acquistato una grande estensione di terreno a nord di Milano sino a Sesto S. Giovanni e tracciato il piano di un quartiere per l’industria e le abitazioni, sull’esempio del Senatore Soria che a Madrid stava fondando la città lineare.
Il Comune di Milano non potè occuparsene allora, perchè era fuori del suo territorio; ma ora, constatata la necessità già accennata di provvedere al collegamento con la plaga a nord della città, il Vialone di Monza si deve considerare anche nel tratto oltre il territorio comunale, sino a Monza. Si deve perciò stabilire subito il piano regionale di tutta la suddetta plaga, per non renderne più gravosa la esecuzione: esso deve comprendere oltre al Vialone MilanoMonza, una nuova arteria di grande comunicazione che, dal termine del Vialone stesso, attraverso i territori di Lissone, Seregno, Carate, Giussano, Arosio, Alzate, Orsenigo conduca ad Erba, con diramazione a Cantù, ed altre due arterie, diramantesi dal Vialone e cioè: un’arteria verso nord-ovest attraverso i territori di Bresso, Cinisello, Cusano Milanino, Paderno, Palazzolo, Varedo, Cesano Maderno, Seveso, con una diramazione che la colleghi alla Provinciale Seveso-Como; un’arteria verso nord-est dopo Cinisello attraverso i territori di Sesto, Monza Concorezzo, Villa Santa, Oreno, Bernareggio, Usmate e Osnago sino a Merate, con allacciamento alla Provinciale Vimercate-Brivio-Lecco e a quella Monza-Lecco. A queste tre grandi arterie affluiranno le strade provinciali e comunali già esistenti, come appare dalla carta topografica qui allegata: il loro sviluppo è di circa 70 Km. Sarebbe così consentito ai numerosi nuclei urbani ed agricoli di tutta questa plaga industre e laboriosa, la possibilità di facili comunicazioni con Milano, ed a Milano di allontanare da sé tutti gli elementi che l’urbanistica insegna di tener lontani dalle città.
È necessario di coordinare secondo l’accennato piano di massima i diversi piani regolatori dei nuclei urbani della regione.
Il piano regionale dovrebbe contemplare altresì lo spostamento dell’aerodromo di Bresso che occupa circa un Kmq. per una sua miglior ubicazione, destinandone l’area allo sviluppo urbanistico; il prezzo ritraibile dalla vendita compenserebbe largamente le spese di impianto, mentre si consentirebbe lo sviluppo di tutta la zona ad esso circostante, che fu gravata dalle note servitù degli Aerodromi, senza indennizzo di sorta, diminuendone notevolmente il valore.
La nuova grande arteria Milano-Monza metterebbe a disposizione vaste e salubri zone di terreni anche per colture orto-frutticole irrigate dal Canale Villoresi, come si è già in passato accennato dal giornale Il Popolo d’ltalia nella rubrica: “La bonifica alle Porte di Milano”.
Il complesso di tali provvedimenti consentirebbe un ordinato sviluppo di paesi e di borgate alle quali sono vischiosamente attaccate le rispettive popolazioni, ciò che ha sino ad ora impedito il loro inurbamento. Le nuove grandi arterie costituirebbero una rete di comode ed attraenti vie di accesso a quella ridente e salubre regione della quale tutti hanno decantato e decantano la purezza dei cieli, le caratteristiche ambientali e le ammirevoli bellezze del panorama, gemmato di monumenti e di artistiche ville e giardini.
Un tale tracciato del piano regionale consente uno sviluppo dell’edilizia della plaga secondo la nota concezione della città lineare, come è avvenuto per il tracciamento del piano regolatore di Roma e di altre grandi metropoli.
Milano assurgerà al grado che le compete di vera Metropoli, anche e sopra tutto se non raggiungerà i 2 milioni di abitanti che il Concorso per il piano regolatore del 1926 le ha auspicato.
È da augurarsi che lo studio di tutte le quistioni che interessano i piani regolatori si compia in perfetta collaborazione tra le associazioni colturali, tecniche ed artistiche e quelle industriali e commerciali.

Il problema edilizio.

L’iniziativa edilizia privata, che prima della guerra soddisfaceva quasi totalmente alle richieste di nuovi locati, fu distratta da ulteriori investimenti per l’intervento dei pubblici poteri nei rapporti giuridici tra locatori ed inquilini.
Per la sua ripresa è necessario che vengano forniti precisi elementi sulla ubicazione e sul costo delle aree di cui essa potrà disporre, sui relativi servizi, ma sopratutto sulle direttive di sviluppo della città. E non devono essere consentite all’iniziativa privata, nel suo interesse, la illimitata libertà di scelta di ubicazione, di tipo delle costruzioni ed anche di dettaglio di cui ha sino ad ora goduto. Occorre anche in questo campo ordine e disciplina.
Si è accennato alla necessità di una più intensa collaborazione tra gli enti competenti e quelli interessati nello studio dei problemi che riguardano i piani regolatori e l’Urbanistica in genere: tale studio deve essere divulgato in forma accessibile a larghi strati della popolazione, onde provocare delle discussioni che servano a illuminare l’opinione pubblica.
Anche gli altri Paesi stanno riordinando la loro politica degli alloggi ed i piani regolatori cittadini e regionali. Alcuni hanno potuto conseguire notevoli risultati, specialmente l’Inghilterra, l’Olanda ed i Paesi Nordici, perchè quelle popolazioni sono meglio abituate a considerare con metodo il problema della casa. Questa abitudine dipende essenzialmente dalla propaganda che del problema e delle quistioni inerenti alla sua miglior soluzione viene fatta in quei Paesi, nelle forme ben note.
Sulla necessità di predisporre un piano di sistemazione e di sviluppo delle importanti opere che si eseguiscono nelle città e nelle regioni il consenso è generale. A tale proposito il Senatore Morrow, notabilità politica degli Stati Uniti, rilevando che New York e la regione circostante spendono circa 100 milioni di dollari all’anno in lavori pubblici, e che tali lavori, nell’ultimo decennio, erano stati eseguiti senza alcun piano, ha detto:
“Dobbiamo fare i lavori di anno in anno man mano che se ne presenti la necessità, oppure predisporre un piano di massima che contempli i bisogni attuali e preveda quelli futuri? Riconosco che nessuno è in grado di fare un piano particolareggiato che possa esser seguito all’infinito: sarebbe altresì biasimevole che una generazione fosse legata al piano regolatore degli antenati: essa potrebbe esser giustamente indotta ad esclamare: “Che strane idee avevano i nostri nonni!”. C’è però una via di mezzo, fare un piano con delle direttive di massima, avendo presenti le necessità di sviluppo e le esigenze del futuro, e tenerlo aggiornato a seconda delle necessità che si presentano. Sono convinto che costa assai meno fare un piano regolatore che procedere nei lavori senza alcun piano: a questo proposito voglio far rilevare che si sente sovente parlare del costo dei piani regolatori, ma non mai di quello che costa a non fare i piani”.
A noi il Duce ha dato non solo le direttive, ma anche i mezzi per portare a termine la Rivoluzione Fascista. È nostro dovere pertanto dare tutta l’opera nostra perchè essa si compia e si consolidi per raggiungere le alte mete che competono alla Nazione.









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
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