0 0 0
0
0 0 0 0 0 0
0


Mall International (in English)
0
0 > Sito di Fabrizio Bottini > Città > Spazi della dispersione

La nuova sfida dei suburbi
Data di pubblicazione: 20.08.2006

Autore:

Discorso del 15 febbraio 2006 alla Brookings Institution: alcune interessanti strategie e azioni "smart growth" della potenziale candidata alla Casa Bianca (f.b.)

[l'intervento della Senatrice Rodham Clinton alla Brookings non aveva titolo, quello proposto qui è semplicemente deduttivo; traduzione per Eddyburg Mall di Fabrizio Bottini]

Buon giorno, sono particolarmente lieta di essere di nuovo qui alla Brookings, per avere ancora una volta l’occasione di partecipare allo sviluppo del lavoro di quello che è un tesoro, nazionale e internazionale.
E voglio davvero ringraziare Bruce Katz. Bruce ha sviluppato l’idea che sta alle spalle di questa nostra riunione, ma più ancora, il lavoro di analisi e ricerca che è stato fatto a sostegno delle molte conclusioni e raccomandazioni, organizzando qui alla Brookings il Metropolitan Policy Program con queste poderose capacità. Quindi grazie, Bruce. Poco tempo fa ero presente alla cerimonia di giuramento del nuovo presidente del municipio di Brooklyn, e stava parlando di secessione in modo da poter diventare un sobborgo autonomo dall’altra amministrazione, quella di Manhattan.
Voglio anche congratularmi con Robert Puentes e David Warren per il loro impegno.
Ascolterete tra pochi muniti, da alcuni straordinari rappresentanti da tutti il paese, da persone che sono state davvero in prima linea, cosa vuol dire la sfida dei “primi sobborghi”. Si tratta di Margaret Keliher di Dallas, Dan Onorato della Allegheny County, Ron Sims dalla King County, e Chris Zimmerman dalla Arlington County. Certo dal mio punto di vista, il relatore che mi fa più piacere sia presente perché abbiamo lavorato molto insieme su questi temi, è Tom Suozzi, County Executive dalla contea di Nassau. Tom è stato una vera avanguardia nel primo movimento della smart growth del suburbi, e credo dalla Nassau County ci sia anche qui Howard Weitzman, il nostro Comptroller. Si, ciao Howard. Insieme loro e i loro gruppi hanno tentato di far emergere alcuni problemi negati o ignorati per un lungo periodo di tempo, hanno iniziato a concentrarsi and sulle ragioni per cui tanti di noi amano i sobborghi, ci sono cresciuti, siamo sotto pressione perché li amiamo troppo. Li stiamo stipando e soffocando, e c’è bisogno di una strategia di cui questo convegno fa parte per cominciare a riconoscere cosa accadrà andando avanti.
Sono cresciuta in un sobborgo. Nata a Chicago, e rapidamente trasferita nel suburbio quando mio padre, veterano della seconda guerra mondiale, più o meno seguì la sua generazione verso i sobborghi. Quindi sono cresciuta in mezzo a tutte quelle meravigliose caratteristiche che lì andavamo a cercare, e che davamo per scontate, come ottime scuole, favolose occasioni per il tempo libero, facilità di spostarsi a piedi o in bicicletta da un posto all’altro. Avevamo un diritto di passaggio per la Eugene Field Elementary School, e quando si arrivava all’età giusta bisognava sostenere una prova e vedere se si era giudicati in grado di guidare la bicicletta fino alla scuola. Era una bella cosa.

Dove vivo adesso, in un sobborgo un po’ più esterno, non un “primo”, diciamo che potremmo definirlo di seconda generazione, c’è una grande discussione in corso a Chappaqua perché molti pensano sia troppo pericoloso per i loro figli andare a scuola in bici. Quindi il suburbio, dove la gente abita, come ci si adatta a stili di vita in trasformazione, non potrebbe essere argomento più tempestivo.
Cominciando a parlare delle sfide che ci attendono, è importante capire cosa ci ha portato sino a questo punto. Il boom post-bellico di 60 anni fa si definiva attorno a tre cose, investimenti nell’istruzione, un’attenzione alla middle-class, un impegno condiviso a tutti i livelli di governo per lo sviluppo e la crescita economica. Alla base di tutto c’era il patto secondo cui se si lavorava sodo, si rispettavano alcune regole, singoli e famiglie potevano prosperare, si poteva diventare proprietari della casa, si poteva avere un piccolo pezzo d’America, non importa quanto grande, nel proprio cortile. E la legge per i reduci [ GI Bill], l’esplosione nella costruzione di scuole, colleges e università che aprivano le loro porte a un numero sempre crescente di americani, tutto questo faceva esplodere la società delle occasioni, e si creava un potenziale di benessere senza confronti e senza precedenti. La middle-class fioriva e i sobborghi trionfavano.
Fra il 1950 e il 2000, quelli che ora chiamiamo “primi suburbi”, sono cresciuti a velocità doppia rispetto al resto del paese. La Nassau County a New York, per esempio, ha quasi raddoppiato la popolazione. Quello che è cominciato in posti come Levittown a Long Island si è trasformato in una tendenza nazionale che si è intrecciata con la stessa idea e promessa di benessere americana.
Avvenne tutto nel nulla? Beh, no, naturalmente no. Ci fu bisogno di leadership, e ci fu molto a spingere verso un complessivo ethos del suburbio, cosa ci si aspettava da chi ci cresceva dentro. Ricordo di quando andò in orbita lo Sputnik, e che pochi giorni dopo l’insegnante di quinta ci disse che dovevamo fare più matematica e scienze perché il Presidente Eisenhower voleva così, e ci pareva perfettamente ovvio che i Presidente fosse da qualche parte a Washington nella Casa Bianca a pensare ai ragazzi della Field School di Park Ridge, Illinois, che avrebbero fatto a studiare più matematica e scienze. C’era questa sensazione di non stare fuori dalle città, ma di contribuire a rifare l’America.
Il sistema autostradale interstate era chiaramente pensato per collegare tutti questi luoghi e aprire nuove aree all’edificazione di molti altri suburbi. Avevamo leaders che investivano davvero incredibilmente in direzione della middle-class e capivano l’importanza di un ceto medio forte, di dare alle famiglie gli strumenti di cui avevano bisogno per riuscire, e così il suburbio diventò sinonimo dell’ American dream.

Oggi siamo qui perché, come accade spesso nella vita, bisogna fare il punto. Cinquant’anni dopo, mi muovo un po’ più lentamente, impiego un po’ più tempo ad alzarmi la mattina. Come dice un mio amico, tutte le mattine ci sono buone notizie e cattive notizie. Quella cattiva è che hai dolori dappertutto. Quella buona è che ti stai alzando. Quindi penso che per i suburbi, la cattiva notizia sia che hanno dei problemi, quella buona che abbiamo molte strutture e persone intelligenti, impegnate, che capiscono come ci sia bisogno di un cambiamento.
I primi sobborghi in termini di reddito medio familiare rimangono al di sopra della media nazionale. Le contee di Nassau e Westchester Counties a New York hanno entrate superiori di oltre il 50%. I livelli di istruzione in media restano superiori a quelli nazionali. Le percentuali di studenti che concludono con un titolo, ad esempio, sia per le superiori che per il college. I primi suburbi hanno livelli inferiori di povertà e disoccupazione e tendono ad avere concentrazione maggiore di lavoratori qualificati. Quindi hanno attirato ricchezza, crescita, investimenti, in un ciclo autopropulsivo di mobilità sociale.
Centri un tempo etichettati come quartieri dormitorio ora si sono trasformati nel proprio motore economico. Quasi l’80% delle persone che abitano a Long Island, in gran parte insediamento suburbano di primo tipo, lavora lì. Non sono pendolari verso la città, come lo erano i loro genitori. Quindi i sobborghi più vecchi d’America rimangono vitali, ma le modalità di sviluppo sono cambiate, la demografia è cambiata, e la prosperità economica futura non è per niente assicurata.
Il primo suburbio ora è molto più eterogeneo di quanto non fosse prima. Io andavo in una scuola superiore enorme, quasi 5.000 studenti, tutti bianchi. C’era diversificazione etnica, ma eravamo tutti bianchi. Le contee di Nassau e Westchester lottano contro gli alti costi della vita. Sempre più persone cresciute lì, i cui genitori sono pure cresciuti lì, trovano difficile permettersi di restare nella propria comunità e far crescere i figli. Il prezzo di una casa media a Long Island, dove sta la contea di Nassau, la più grossa delle due, l’altra è Suffolk, è di quasi 400.000 dollari. Ed è il prezzo medio, più del doppio della media nazionale. Il 71% degli abitanti di Long Island in un recente sondaggio dice di temere che i prezzi delle case possano obbligare un membro della famiglia ad andarsene.
Altre zone del mio stato come le contee di Erie, Monroe e Onondaga, stanno lottando contro il declino della propria base produttiva, che offriva lavori ben pagati e previdenza a migliaia e migliaia di abitanti dello stato di New York. Molti suburbi della fascia interna, quelli più vicini alle città, affrontano la competizione crescente dei cosiddetti esurbi, dove l’edificazione è meno costosa del rinnovo urbano ei terreni sono più prontamente disponibili. Rispetto a questa galassia di problemi il problema è che per quanto siano importanti, il modo migliore per affrontarli è quello di guardare alle sfide comuni. Ad una prima occhiata potrebbe sembrare che la Nassau County di New York non abbia gran che in comune con la Dallas County in Texas o la King County nello stato di Washington, ma sotto la superficie credo che troveremmo che abbiamo molto in comune, e dovremmo lavorare per un’agenda in comune, una voce comune con cui presentarci alla scena politica americana.

Questo rapporto presentato oggi rivela una infrastruttura di trasporti invecchiata, costruita per i pendolari. Con l’economia locale sempre meno dipendente dalle città centrali, questo è diventato un problema per molti suburbi. Ciò implica maggiore diversificazione. Fra il 1980 e il 2000, la quota di minoranze razziali e etniche che risiede nei primi sobborghi è più che raddoppiata. Questa aree ospitano anche sempre più immigrati, immigrati regolari e altri senza documenti. I primi sobborghi ora hanno anche più residenti nati all’estero di quanto avvenga nelle città.
La demografia sta anche cambiando dal punto di vista degli anziani. Il numero di abitanti anziani è aumentato nei sobborghi di quasi il doppio di quanto avvenuto nel paese nella seconda metà del XX secolo. E i seniors, naturalmente, hanno una propria serie di sfide, come in molte zone trasporti pubblici inadeguati e il costo crescente dell’abitazione.
Spesso le rosee medie statistiche nascondono sacche invisibili di degrado, disoccupazione, bassi livelli di istruzione. Aumenta la concentrazione della povertà, nei primi suburbi, ed essi sono anche diventati il luogo di disparità razziali che si ampliano, sia nel campo dell’istruzione che in quello del reddito.
Credo che dovremmo rinnovare il patto sociale fondamentale. Possiamo guardare al nostro passato per alcune lezioni, ma saranno necessarie nuove azioni e nuove idee, e un onesto riconoscimento delle particolari sfide che abbiamo di fronte. È importante iniziare a lavorare, ed è per questo che il convegno e il rapporto sono tanto tempestivi. Oltre 50 milioni di americani, il 20%, vivono in un primo suburbio, come nel mio stato di New York quasi 5 milioni ovvero una percentuale superiore, quasi un quarto della popolazione. Così come possiamo dare il sostegno di cui hanno bisogno a persone come quelle che ascolteremo oggi, come daremo una risposta di servizio alle particolari domande dei primi suburbi?
Voglio parlare di quale dovrebbe essere il ruolo federale. Visto che identifichiamo le comunità suburbane come archetipi della prosperità nazionale, suburbia nel suo insieme non ha attirato molta attenzione da parte federale, e penso che sino a tempi relativamente recenti andasse bene così. C’erano altri problemi, che meritavano davvero priorità. Quindi le risorse per lo sviluppo e gli investimenti, le idee per il suburbio, sono state messe in secondo piano, o addirittura su nessun piano.
Un esempio. Il Federal Emergency Food and Shelter Program. Un programma che ha funzionato con successo e necessario per molti anni a Long Island, specificamente nella Suffolk County. La Suffolk è un suburbio più recente, ma Long Island è di prima generazione. La Suffolk County storicamente aveva diritto ad accedere al programma sin dall’inizio, per finanziare mense locali e rifugi, o altre attività di tipo non-profit a servizio di famiglie in periodi difficili.

In anni più recenti, il governo federale ha deciso che la Suffolk non aveva i requisiti, anche se il bisogno in realtà era aumentato. Perchè? Disoccupazione, povertà, e problema dei senza casa erano cresciuti, ma le medie nazionali erano cresciute più in fretta. E mentre alcune parti della Suffolk County avrebbero avuto i requisiti per i finanziamenti diretti, erano aggregate a zone più agiate. C’era East Hampton e c’era un altro posto, e le persone guardavano a quelle cifre in media e dicevano no, certamente non c’è bisogno di continuare ad aiutare la Suffolk County.
Abbiamo lavorato insieme all’amministrazione della Suffolk County insieme a Steve Levy e al suo gruppo, per progettare una nuova formula e spingere per le modifiche, e ci siamo riusciti, ma c’erano un governo locale molto capace e un concreto e crescente bisogno che è stato presentato molto bene ed efficacemente.
La soluzione, comunque, non si trova in nuove formule, ma in un nuovo impegno generale a livello federale. In primo luogo, dobbiamo fare di più per sostenere collaborazione e cooperazione, aiutare a definite una quantità maggiore di obiettivi condivisi. Dobbiamo promuovere buone pratiche. Quello che funziona nella Allegheny County può essere qualcosa che possiamo sperimentare anche nella Westchester County, ma dobbiamo avere una migliore condivisione di pratiche ed esperienze.
Dobbiamo appoggiare la smart growth. Earl Blumenauer è deputato alla camera eletto a Portland, Oregon, è stato molto impegnato sulla smart growth e ha sostenuto molte delle idee che si sono affermate in strategie locali. E dobbiamo fornire incentivi al cambiamento.
La Brookings ha collaborato a mettere in contatto il mio ufficio con molte comunità locali che stanno intraprendendo azioni decise per rafforzare i propri territori suburbani. La Montgomery County, Maryland, dove gli amministratori locali stanno lavorando in modo aggressivo sul tema della casa economica. La casa popolare è stata un tabù in moti dei primi suburbi. La gente non ha l’idea che ci sia bisogno di case popolari. Ma quando gli agenti di polizia o i vigili del fuoco, insegnanti e infermieri, gli anziani, non possono più permettersi di abitare nelle nostre comunità, si tratta di un problema che non possiamo più ignorare, a nostro rischio. Stiamo perdendo la forza lavoro che di fatto mantiene i suburbi in funzione, che offre i servizi che chi ci vive si aspetta di trovare.
C’è Arlington, Virginia, un insediamento coordinato attorno a nodi di trasporto pubblico, e qui voglio ringraziare il vicepresidente della contea Chris Zimmerman per il suo lavoro di collaborazione col mio ufficio. La Allegheny County in Pennsylvania ha proposto alcune possibilità di recupero urbanistico creative su zone degradate, so che il loro County Executive è qui e voglio ringraziare anche lui.

Un’altra grossa questione con cui dobbiamo misurarci, anche se politicamente rischiosa, è la frammentazione amministrativa. In alcune delle nostre contee a New York, abbiamo centinaia di giurisdizioni. Non sono sicura, Tom, ma credo che la cifra esatta delle giurisdizioni separate a Long Island sia 902, la grande maggioranza delle quali dotata di autonomia fiscale, e credo sia una cosa paragonabile ad altre situazioni. Ciò conduce alla frammentazione, alla ridondanza, alla concorrenza anziché alla cooperazione. Fondamentalmente spinge le persone ad agire con risultati a somma zero anziché lavorare insieme, progettare il modo per ingrandire la torta anziché stare attaccati alle fettine in cui è frammentata. Il First Suburbs Consortium fuori da Cleveland, Ohio, può servire da esempio. Le municipalità hanno unito le forze per sviluppare collettivamente soluzioni, raccogliere dati e pianificare a scala regionale.
Nel febbraio dello scorso anno ho organizzato un convegno a Long Island e abbiamo radunato esponenti locali come il County Executive Suozzi, rappresentanti delle attività non-profit, del mondo degli affari, consiglieri eletti, per discutere l’evoluzione dei primi suburbi. Abbiamo parlato di trasporti, sviluppo economico, case popolari, sprawl, tutela degli spazi aperti, rivitalizzazione dei centri urbani. Una delle grandi occasioni che non è stata ancora sfruttata sino in fondo come dovrebbe, è la rivitalizzazione dei nuclei urbani centrali dei primi suburbi. Le strutture già ci sono, le reti di trasporto vicine, i marciapiedi ci sono, i negozi non sono lontani, e invece di spostarsi sempre più lontano occupando zone verdi e aree agricole, tentiamo di incoraggiare le persone a guardare a quello che già abbiamo nei centri dei nostri primi suburbi. White Plains a New York nella Westchester County ha rivitalizzato il suo centro, e si tratta in gran parte di una vicenda positiva, con tante nuove case in costruzione, ma purtroppo si tratta di case piuttosto costose. Sempre più persone comperano appartamenti costosi in condomini di lusso nei grossi complessi che si stanno realizzando, e dunque dobbiamo equilibrare ciò assicurandoci che chi vive e lavora a White Plains, e non solo chi è attratto da quel tipo di vita, abbia un posto dove abitare.
Dobbiamo assicurarci che il governo federale affianchi alla retorica anche le risorse. Dobbiamo cercare i modi di reinventare i primi suburbi, e credo che le norme SCORE citate da Bruce siano uno sforzo da parte mia e del deputato King per mantenere aperto il dibattito. Chiaramente, i primi sobborghi non hanno i requisiti per accedere a programmi come il Renewal of Communities, che è stata l’ultima iniziativa nell’amministrazione di mio marito, se non proprio l’ultima, uno degli ultimi provvedimenti che ha firmato, e l’abbiamo usato a New York per intervenire in zone interne a Buffalo, Rochester, Niagara Falls e Schenectady, posti che hanno subito enormi pressioni economiche, e si tratta di un buon strumento per zone che necessitano di un intervento davvero radicale.
Ma non abbiamo niente di paragonabile in termini di assistenza preventiva per i primi sobborghi, ed essi hanno bisogno di aiuto prima che il degrado si sviluppi dalle zone che già ne stanno soffrendo. Attraverso parecchi dei nostri suburbi costosi a New York mentre vado a vedere o incontrare persone, e spesso si vedono interi isolati di case abbandonate, negozi con le vetrine inchiodate, scuole senza bambini, poi si arriva in posti che sembrano le scene delle serie televisive. Sono magnifici, e ovviamente ricchi. Si tratta di posti che esistono l’uno di fianco all’altro, ma potrebbero stare su pianeti diversi, e il cominciare a riconoscere alcuni dei bisogni che stanno letteralmente davanti alla nostra porta nei primi sobborghi, è una grande necessità politica.

Ho parlato della cosiddetta legge SCORE [ acronimo per Suburban Core Opportunity, Restoration, and Enhancement, n.d.T.] insieme a persone come Bruce Katz e Robert Fuentes e altri qui alla Brookings, e riconosco davvero la loro disponibilità a lavorare su questi temi perché vorrei segnare un punto fermo e continuare a far avanzare il dibattito, e sia Peter King da parte Repubblicana che Carolyn McCarthy, la mia collega Democratica da Long Island, stanno portando questa legge alla Camera dei deputati. Lo SCORE Act offre aiuti economici e incentivi fiscali alla rivitalizzazione dei quartieri nelle zone suburbane, a creare occasioni di lavoro, a realizzare case popolari, a sviluppare le imprese. La componente chiave della legge è la richiesta di un fondo da 250 milioni di dollari amministrato dallo Housing and Urban Development per concedere prestiti rivolti ai vecchi suburbi e finanziare progetti smart growth come quelli che ho citato, e di cui sentirete ancora tra pochi minuti.
La cosa nuova in questa proposta è che chiede la collaborazione a livello locale. Il progetto di legge chiede che tutti i soggetti coinvolti raggiungano preventivamente un consenso sul modo migliore di sviluppare l’economia locale. Richiede assemblee pubbliche e uno specifico piano che proponga strategie di tipo smart growth come aumentare la gamma di scelta per le case economiche, la tutela degli spazi aperti, delle zone agricole e di sensibilità ambientale, promuovere la creazione di nuove aree pubbliche condivise, edifici o intere zone mixed-use, incrementare e promuovere i trasporti pubblici compreso il miglioramento dell’accessibilità alle stazioni e fermate dell’autobus, creazione di insediamenti commerciali e a funzioni miste attorno ai nodi di trasporto, disponibilità per pedoni e ciclisti di più strade e percorsi. Alcuni di voi lo sanno, Earl Blumenauer lo sa, la sua immagine per la campagna è una grossa bicicletta di plastica, e tutti i suoi sostenitori portano orgogliosamente quel distintivo sul bavero perché sta a simboleggiare quello che propone. E vorrei toccare un tema collegato alla salute. Vorremmo che le persone dei primi suburbi, esattamente come lo vogliamo per chi sta in campagna o in città, iniziassero ad uscire, a cominciare di nuovo a muoversi, se non lo facciamo le prospettive per diabete, obesità crescente e tutte le malattie correlate e causate da queste condizioni, sono terribili da immaginare, quindi c’è anche un aspetto sanitario in quello che stiamo tentando di fare qui oggi.
Una quota delle entrate generate dalla crescita economica saranno inserite in un fondo di reinvestimento destinato allo sviluppo futuro, a riprodurre un ciclo entro il quale le persone possono accedere al prestito. Lo SCORE Act è quello che dovrebbero essere i programmi federali per lo sviluppo economico, investimenti iniziali e una traccia che fornisce alle comunità impulso e potere per aiutare sé stesse. L’amministrazione federale non deve e non può dettare priorità per ciascun caso, ma può essere di orientamento, di incentivo, e questo immaginiamo che diventi.
Abbiamo imparato molto da quanto accaduto negli anni ’60 e ’70 quando ci fu un’esplosione dei programmi di rinnovo urbano, e non vogliamo tornare a quel tipo di piani imposti alle persone. Vogliamo che siano le persone stesse ad elaborare ciò che vogliono per il proprio futuro. Collaboro da parecchi anni con una comunità di Long Island che ha avuto parecchie tensioni economiche, e abbiamo aspettato, aspettato fin che si è attraversato tutto il ciclo, a New Castle, New York, e questo è un perfetto esempio del tipo di collaborazione che speriamo lo SCORE Act portarà avanti.

Nel 2002, abitanti, imprese e proprietari immobiliari, organizzazioni civiche, esponenti sindacali, sacerdoti, anziani, proprietari della propria abitazione e chi vive in affitto, funzionari pubblici, giovani, tutti si sono messi insieme a costruire un piano per rivitalizzare New Castle. Cercavano aiuto e gli è stato detto tornate con un piano. Non chiedete semplicemente aiuto. Diteci cosa volete fare e assicuratevi che la gente abbia capito. L’idea era di ricostruire le vie principali di New Castle, creare una zona centrale a funzioni miste che fosse attraente per nuovi investimento commerciali e terziari, e siamo riusciti ad ottenere alcuni sostegni federali per attuare concretamente il piano, ma è il loro piano, e si sono tenute assemblee arroventate su cosa dovesse essere, poi lentamente si è arrivati a una conclusione. Mi conforta questo tipo di esempi, ed è quello che speriamo le persone verranno incentivate a fare sia da questo convegno, stimolando più collaborazione, che con lo SCORE Act come modello.
Dunque c’è molto lavoro da fare, ma ho buone speranze, sono ottimista. Le persone amano abitare dove vivono. Ci sono dei motivi per cui i suburbi hanno avuto una crescita esplosiva, e sappiamo che gli esurbi stanno seguendo in qualche modo le stesse orme. Fra 50 anni avranno di fronte i medesimi problemi. Quindi una parte del problema è andare oltre l’ostacolo, tirar fuori idee che possiamo cominciare ad attuare nel paese, creare buone pratiche, assicurarsi che i caratteri della vita suburbana così come molti di noi li ricordano, o certamente capiscono, che rappresentavano l’ American Dream, siano rinvigoriti, ricreati dove necessario, confermati là dove sono cominciati.
Quindi aspetto di lavorare con voi su questi problemi, perché mi sono davvero cari e vicini. Voglio vedere molte delle idee che proponete qui iniziare a dare dei frutti a livello locale, statale e federale, e mi impegno a sostenervi con continuità.

E concluderei dicendo che quando pensiamo ai suburbi, a quella specie di mitologia del suburbio, c’era un motivo per cui attraevano tanto gli americani, e lì si è costruita la mappa della seconda metà del XX secolo con la crescita e lo sviluppo della cosiddetta Baby Boom Generation. Le persone della mia generazione invecchiano, i suburbi dove abitano ora ne dovranno ospitare sempre di più. Possiamo farlo in un modo sensibile, pratico, oppure reattivo, ma dobbiamo fare qualcosa, perché ci sono troppi di noi che saranno dispersi altrove nelle comunità di riposo.
La gente vorrà stare nelle proprie comunità. Vorranno, anche, restare nelle proprie case. E non dobbiamo pensare solo alle strutture fisiche, ma anche a quelle sociali. Come possiamo fornire servizi a persone che amano il luogo dove vivono e vogliono restarci finché sono fisicamente e mentalmente in grado di farlo? Come sviluppiamo l’idea di quella che si chiama NORC, Naturally Occurring Retirement Community? Come possiamo farlo evitando di mettere un cartello che dice indesiderati alle giovani famiglie con figli? Come possono i sobborghi continuare a fornire un’istruzione di alta qualità mentre invecchiano e una quota crescente della popolazione – come io e Bill – non ha più figli che frequentano le scuole pubbliche?
Queste sono tutte questioni che dobbiamo sviluppare perché le abbiamo di fronte, e potremmo ignorarle a nostro rischio. Ma sono ottimista, e lo sono in modo particolare perché credo che il lavoro fatto qui alla Brookings abbia il potenziale di far aprire gli occhi a molti, a mettere le persone insieme a collaborare e cooperare sino a qualche soluzione caratteristicamente americana, al caratteristicamente americano modo di vivere. Con questo, vi saluto e spero di continuare a lavorare con voi. Molte grazie.

Nota: come i lettori avranno certamente intuito, l'occasione del convegno da cui è tratto questo discorso introduttivo è la presentazione di uno studio della Brookings Institution: One-Fifth of the Nation: A Comprehensive Guide to America's First Suburbs, di Robert Puentes e David Warren, allegato di seguito. La sintesi giornalistica del rapporto proposta dal New York Times èdisponibile qui su eddyburg_Mall; allegato scaricabile anche il disegno di legge SCORE (f.b.)

here English version


File allegati

First Suburbs ( Brookings_FirstSuburbs.pdf 823.10 KB )
Rapporto della Brookings Institution sull'evoluzione dei sobborghi di fascia interna anni 40-60
SCORE ( SCORE.pdf 72.69 KB )
Disegno di legge presentato al Senato da Hillary Rodham Clinton (Rivitalizzazione integrata delle aree suburbane), 2005







0

Il sito di Edoardo Salzano
0
Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

Chi fa Eddyburg | Copyright e responsabilità | Sostenere Eddyburg | Chi sostiene Eddyburg