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Una nuova Chinatown sorgerà sul Pacifico (1906)
Data di pubblicazione: 07.01.2008

Breve resoconto sul terremoto-incendio di San Francisco, e il tentativo di speculazione razzista (poi fallito) per una città di soli cinesi distinta dal capoluogo della Baia. La cronaca in diretta, da The New York Times, 21 aprile 1906

Titolo originale: A New Chinatown to Rise on Pacific – Ricerche editing e traduzione a cura di Fabrizio Bottini

Dopo la distruzione a San Francisco della Chinatown, principale insediamento cinese fuori dalla Cina – occupava dieci blocchi di isolati nel cuore della città – verrà costruita una nuova città cinese sulla costa del Pacifico. Verrà acquistata un’area da parte di un gruppo di commercianti di Hong Kong, e il progetto è già in avanzato corso di definizione.
Questa informazione è pervenuta ieri ai commercianti cinesi di New York. È stato chiesto loro di contribuire con un prestito, in modo tale che i lavori per porre le fondamenta della nuova città possano iniziare immediatamente. Tai Y. Lee della casa di importazioni Phong, Fat & Co., al 30 della Ventiduesima Strada West, nominato a capo del comitato cinese di soccorso di qui, ha affermato ieri che la nuova città cinese probabilmente verrà costruita sulla costa in una località vicina a San Francisco.
Tai ha aggiunto che sono molte le persone di origine cinese perite tra le rovine di San Francisco, mentre 20.000 sono riusciti ad attraversare la baia e a raggiungere il quartiere cinese di Oakland. La maggioranza dei ricchi mercanti di Chinatown, specifica Tai, sono agenti importatori per conto di grossi gruppi in Cina, e cadrà soprattutto su questi ultimi il peso delle perdite. Ad ogni modo gran parte degli importatori cinesi di San Francisco hanno perso sino all’ultimo dollaro che possedevano, e molti di loro trattavano partite di gioielleria in oro e argento di grande valore.

Grosse perdite per i cinesi

“La ditta Sing Fat & Co., al 614 di Dupont Street, di cui fa parte mio cugino”, racconta Tai, “era probabilmente la principale del mondo nel suo campo, e gestiva partite valutate un milione e mezzo di dollari. Si trovava nel cuore della Chinatown di San Francisco, ed è andata totalmente bruciata.
“La ditta Wing Chong-Wo, mercanti di farine, stava al 716 di Sacramento Street. Sono i proprietari di quattro grossi mulini a Seattle, Portland, e Oakland, ma se la sede centrale sta a San Francisco. Si trovavano direttamente sul fronte dell’incendio, e hanno perso probabilmente mezzo milione di dollari.
“Sun Kam Wah, il milionario cinese di San Francisco, ha sede al 716 di Dupont Street, e ance le sue perdite raggiungeranno il mezzo milione. E a dire il vero quasi tutti gli importatori ed esportatori sulle vie Dupont, Commercial, Clay, Washington, Jackson, Pacific, e Stockton, e poi a Waverly Place, e Washington Alley, hanno sofferto perdite che per ciascuno si possono valutare in almeno 10.000 dollari, in molti casi anche 100.000.
Chi Lung, al 640 di Sacramento Street, faceva grandi affari con la Cina, ma da informazioni private che mi sono pervenute, ha avuto grosse perdite.
“Molti dei cinesi di San Francisco erano proprietari immobiliari a Chinatown, ma in alcuni casi erano sostenuti da gruppi di Hong Kong, che li riattiveranno in nuovi edifici non appena iniziati i lavori per la nuova città”.

La Chinatown di San Francisco è delimitata da California e Pacific Street su due lati, da Kearney e Stockton Street sugli altri due.
Ci abitavano circa 21000 persone, molte delle quali arrivate all’Ovest solo da poco per lavorare nella lavorazione del salmone. Di norma la popolazione di Chinatown è di circa 17.000 abitanti, ma con l’avvento della primavera erano arrivati molti cinesi da alte parti del paese, per rimanere alcune settimane. Il giorno del disastro a San Francisco c’erano in realtà più cinesi di quanti non ce ne fossero mai stati concentrate prima. Non solo il loro quartiere era pieno fino a scoppiare, ma oltre ai 3.000 che lavoravano come cuochi, nelle lavanderie, e nelle ventiquattro sezioni dell’edilizia, ce ne erano altri 4.000 venuti dall’Est che avevano trovato lavoro nelle fabbriche il mese scorso.

Secondo Le Compte, l’operatore telegrafico Western Union rimasto sul posto per ultimo, anche dopo che la città era in preda alle fiamme, molti dei cinesi hanno raccolto le loro cose e si sono diretti verso il Golden Gate Park, per accamparsi, mentre circa 800 sono rimasti a guardia delle proprie botteghe, fin quando i tetti degli edifici hanno preso fuoco.
Si ritiene che solo pochi fra quanti erano rimesti indietro siano sfuggiti alla morte, dato che stavano Only a few of those who remained behind are believed to have escaped death, as they sat behind dietro a finestre con le sbarre, a curare polli o pesce affumicato, finché non sono stati anche loro affumicati sino a morire. Naturalmente si trattava dei cinesi delle classi più umili.
Banchieri e mercanti sono stati tra i primi a fuggire, ed ora si trovano al sicuro alloggiati presso amici a Oakland. Alcuni di loro daranno di Oakland la propria nuova casa nel futuro, ma la maggioranza si sposterà nella nuova città cinese appena questa sarà completata, dato che saranno in grado di svolgere le proprie attività in un nuovo luogo, indifferentemente, per il motivo che gran parte degli affari consiste in scambi con la Cina.

Mogli cinesi arrivano all’Est


Uno dei principali importatori della Chinatown di New York ha dichiarato ieri che molte migliaia fra coloro che sono stati colpiti dall’incendio probabilmente verranno all’Est, per stabilirsi a New York. Se sarà così, spiega, si porteranno indubbiamente delle mogli cinesi, così che invece di avere soltanto cinque o sei donne, qui a New York, ne vedremo cinque o seicento. Le cinesi di San Francisco vestono in modo molto colorato, con ampie bluse di generose dimensioni. Si dipingono il viso in modo molto vistoso.
La distruzione della Chinatown di San Francisco e stata discussa ieri in quella New York da giovani e anziani, che mangiando il proprio riso o bevendo il tè si scambiavano le ultime notizie. Tutti avevano mandato un telegramma a qualche amico o parente a San Francisco, ma nessuno aveva ricevuto risposta.

Un fatto che è stato causa di grande preoccupazione per moltissimi, nella nostra Chinatown, coi più ignoranti e innocenti convinti che nessuna risposta a un telegramma significasse che la persona a cui era stato spedito fosse morta. Di conseguenza, ci sono state molte lacrime e lamenti, nelle case da joss e drogherie sulla Pell, Mott e Doyers Street. Ogni tanto arrivava qualcuno da fuori città a informarsi sul destino di qualche cugino a San Francisco. Se i commercianti spiegavano che nessuna nuova vuol dire buona nuova, molti fra i visitatori ritenevano al contrario che la mancanza di notizie stesse a significare che la popolazione cinese di San Francisco era stata spazzata via.

Una nuova Chinatown

Quan Shing, un cinese che sta nella parte settentrionale dello stato e che era venuto a New York per informarsi su suo fratello, a San Francisco, ha raccontato che l’unica possibilità rimasta ai cinesi colpiti dall’incendio era di fondare una nuova città sulla costa del Pacifico, che predesse il posto della Chinatown di San Francisco. Ha detto che mentre gli appartenenti ad altre nazionalità possono spostarsi in città diverse e cominciare una nuova vita, i cinesi di San Francisco sarebbero perseguitati a morte se si mostrassero in qualunque luogo in gran numero.
Questo, ha spiegato, è l’aspetto grave dell’attuale situazione. Anche Oakland, con una popolazione cinese attuale di quasi 10.000 persone, non ne sopporterebbe altri 30.000. Quindi è assolutamente necessario che si costruiscano una propria città.
Quest’uomo ritiene anche che si debba istituire un comitato di alti esponenti del mondo commerciale cinese per chiedere alle autorità degli Stati Uniti l’autorizzazione a istituire una municipalità gestita da cinesi, con responsabili a nomina statunitense.

Il sindaco di San Francisco Schmitz è sempre stato favorevole all’idea di realizzare una colonia cinese sul Pacifico distinta dalla città dei bianchi, e che tale colonia potrebbe svilupparsi e prosperare.
Anche le campagne guidate da Kearney dell’odio contro i cinesi sono lontane dai massimi raggiunti verso il 1880, non se ne sono spenti gli echi, e ci sono ancora molti attivisti favorevoli all’espulsione totale dei cinesi dallo stato. Si potrebbero votare misure tali da penalizzare fortemente il ritorno di quelli che hanno lasciato la California e proibire l’arrivo di altri.
Potrebbe riorganizzarsi la League of Deliverance, ora che se ne presenta l’occasione, e anche i non militanti potrebbero salutare con favore un movimento del genere adesso, con 30.000 cinesi senzatetto, e il rischio avere un effetto boomerang favorevole alla comunità cinese.
Dalle ceneri di San Francisco nascerà la città cinese, dicono i cinesi di New York.

Nota: forse il lettore può intuire anche dal tono dell’articolo, come quella vagheggiata sia soprattutto una grande speculazione, pericolosa anche nel suo istituire una sorta di enclave ancor più chiusa e autonoma delle varie Chinatown esistenti, interamente gestita dal ceto dei mercanti e senza alcuno sbocco o integrazione possibile per i ceti lavoratori. Il progetto rientrerà anche per intervento del governo cinese, che deciderà di ripristinare la propria presenza ufficiale nella zona della Chinatown di San Francisco distrutta dall’incendio, e di sostenere la ricostituzione delle altre attività in loco. Saranno chiamati architetti americani a progettare edifici moderni, nello “stile cinese” piuttosto superficiale e artefatto che fa ancor oggi del quartiere una specie di antenato dei parchi a tema (f.b.)


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