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In Italia si riprogetta la natura per risanarla
Data di pubblicazione: 22.09.2008

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Le famose Paludi Pontine, culla della pianificazione regionale italiana tra le due guerre mondiali, diventano teatro di un nuovo esperimento ambientale. Con un po’ di enfasi di troppo dallo International Herald Tribune, 22 settembre 2008

Titolo originale: In Italy, a redesign of nature to clean it – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

TERRACINA - Michele Assunto prima di ritirare la rete da pesca sulle sponde del canale ricoperte di canne, usa un palo per spingere lontano la spazzatura. “C’è davvero bisogno di ripulire qui” brontola.
Nel punto in cui un altro canale si riversa nel mare, a Porto Badino, gli unici animali che riescono a sopravvivere sono enormi ratti, raccontano gli amministratori locali. Naturalmente in mare non si può fare il bagno nel raggio di 200 metri dallo sbocco, aggiungono scuotendo il capo: e pure c’è gente nell’acqua del Mediterraneo qui accanto.
In molte zone di quest’area costiera piuttosto ricca a sud est di Roma e a nord di Napoli, ci sono canali che riversano nel mare scoli da coltivazioni e fabbriche, e che coesistono con la pesca e il turismo da spiaggia. Non c’è dubbio che ci voglia un notevole lavoro per riportarla alle condizioni originarie. Ma in aree come questa, c’è una nuova scuola di architetti del paesaggio che sostiene un approccio radicale: non ripristino ambientale, ma riprogettazione.
“É così squilibrata ecologicamente, che andando avanti così si sta suicidando” spiega Alan Berger, professore di landscape architecture allo MIT mentre gira interessato per i canali puzzolenti parlando a pescatori come Assunto.
“Non si può eliminare l’economia, spostare la gente. Parlando da un punto di vista ecologico, non si può ripristinare nulla: bisogna guardare avanti, dare una nuova prospettiva a questi spazi”.

Può apparire un ossimoro, progettare la natura, o un atto di arroganza. Ma invece di raccomandare semplicemente la chiusura delle fabbriche inquinanti o delle attività agricole, Berger si è specializzato nella creazione di nuovi ecosistemi nelle aree di grave degrado: riorientare flussi d’acqua, spostare le alture, realizzare isole e piantumare nuove specie che assorbano l’inquinamento, costruire nuovi e robusti paesaggi “artificiali” in grado di autosostentarsi.
Berger, fondatore del P-Rex, Project for Reclamation Excellence, allo MIT, ha di recente accettato un incarico della Provincia di Latina per un piano ecologico sull’area più inquinata di questa regione.
Vuole che l’amministrazione acquisisca una superficie di circa 200 ettari di valle in posizione strategica, entro la quale si convogliano la maggior parte delle acque inquinate. Lì, vuole creare una zona umida che possa funzionare da impianto di decontaminazione naturale prima che l’acqua fluisca in mare e verso le aree abitate.
Naturalmente, sono necessarie anche migliori norme di regolamentazione per contenere lo scarico di inquinanti nei canali. Ma con una attenta composizione delle giuste essenze, movimenti terra, pietre, canali di drenaggio, si potrà filtrare lentamente l’acqua mentre passa, spiega. Tutta la superficie fungerà anche da nuovo parco.
Berger ha capito rapidamente come il problema fosse molto diverso dal tipo di approccio normalmente auspicato da associazioni ambientaliste come World Wide Fund for Nature o Nature Conservancy, che in genere vogliono restituire i territori alle condizioni naturali, spesso eliminando o intervenendo sulle fonti di inquinamento. Ad esempio nelle Florida Everglades lo stato ha acquisito e chiuso uno zuccherificio per scopi di conservazione ambientale. Un approccio che però può non funzionare in aree fortemente degradate, spiega Berger.

“La differenza fra me e il WWF è che quando guardo a questo posto non penso mai di tornare indietro. La soluzione deve essere artificiale, quanto lo spazio. Cerchiamo di inventare un ecosistema nel bel mezzo di un ambiente a suo tempo del tutto progettato, e ora inquinato”.
A prima vista quella di Latina non appare come un’area di disastro ambientale. Circondata da monti a est, col Mediterraneano a ovest, è un luogo di spettacolari paesaggi aperti, con spiagge anche famose come quella di Sabaudia.
Ma da molti punti di vista, spiega Berger, si tratta di un’area che ha subito distorsioni e danni paragonabili a quella di una miniera abbandonata di Breckenridge, Colorado, su cui sta lavorando nel quadro di un piano di bonifica a finanziamento Superfund dell’Agenzia di Protezione Ambientale.
In realtà qui l’ambiente è già del tutto costruito artificialmente: e in modo riuscito almeno dal punto di vista economico.
Duemila anni di “governo delle acque” hanno trasformato le Paludi Pontine, un tempo infestate dalla malaria, in una regione, la Provincia di Latina, fra le più ricche d’Italia. Ospita zone industriali, località turistiche con seconde case da fine settimana, e aziende agricole: alcune di queste fanno dell’Italia la leader mondale della produzione di kiwi.
La ricchezza dell’area di Latina si costruisce sulla bonifica della palude, mantenuta abitabile da sei idrovore rumorose come aeroplani inaugurate nel 1934 da Mussolini. Ogni giorno risucchiano decine di milioni di litri d’acqua – fino a oltre 40.000 litri al secondo dal suolo fradicio, convogliandola verso un elaborato sistema di canali di cemento che la riversano poi in mare.

L’intera provincia si trasformerebbe di nuovo in una palude se si spegnessero le pompe, spiega Carlo Cervellin del Consorzio Paludi Pontine. É il responsabile della manutenzione e regolazione degli immensi impianti, collocati in una stazione posta nel punto più basso dell’area a Mazzochio.
Imperatori romani e papi cercavano da secoli di bonificare gli acquitrini per migliorare l’accessibilità al mare dalla famosa via Appia, e tutti con pochi successi. Il prosciugamento delle Paludi Pontine fu uno dei grandi trionfi tecnologici di Mussolini.
L’area era ancora abitata in modo molto rado e infestata dalla malaria, quando Mussolini ci portò un primo gruppo di lavoratori dal Nord Italia per un piano di lavori pubblici costruito attorno a quelle pompe, in qualche modo paragonabile alla realizzazione del Canale di Panama. Morirono in molti nel corso dell’opera, e non si fece alcuno studio di impatto ambientale.
“L’obiettivo era di pompare via l’acqua il più rapidamente possibile” spiega Berger.
Dalla palude emerse un trionfo per la determinazione del Fascismo, e insieme uno dei motori di sviluppo economico d’Italia. Mussolini volle costruire la città di Latina sui terreni appena prosciugati, che divennero centro di industrie e agricoltura.
Ma ricchezza non vuol dire necessariamente sostenibilità.

Berger è stato all’Accademia Americana di Roma per un anno di studi nel 2007 dedicati alla vicenda delle Paludi Pontine. Soltanto dopo aver iniziato a raccogliere dati ha capito quanto degradata fosse l’area.
Col contributo dell’amministrazione provinciale di Latina, sono state riprese migliaia di foto aeree e rilevate informazioni su acque e suoli, a documentare il sistema di drenaggio e di flussi delle acque e degli inquinanti.
“Se c’è un luogo dove si capisce esattamente come viene prodotto il nostro cibo è questo. Mangerei solo quanto è prodotto a monte”.
L’acqua entra pura nelle pianure di Latina dai corsi d’acqua montani nell’area di Ninfa; poi diventa sempre più inquinata man mano si avvicina al mare, e raccoglie i deflussi da una serie di fabbriche, colture e insediamenti residenziali.
Berger ha rilevato che metà delle acque del sistema ne risulta gravemente contaminata, con livelli di fosforo e azoto sempre più elevati man mano i canali si avvicinano alla costa.

“Per quanto riguarda il fosforo siamo su presenze da scarico fognario non depurato, e per i nitrati a quelle delle deiezioni liquide dei suini: è come stare immediatamente a valle di un allevamento di maiali” commenta.
Quando l’acqua raggiunge alcuni degli sbocchi in mare, mostrano le foto aeree di Berger, si è trasformata in un fiotto fangoso pieno di inquinanti. Industrie farmaceutiche e grossi impianti agricoli si collocano lungo i canali. I coltivatori utilizzano anche le acque per l’irrigazione.
Di fronte ai risultati della ricerca, gli amministratori locali sono rimasti sorpresi davanti al quadro che ne emerge. E piuttosto convinti dalla soluzione proposta, di continuare la collaborazione anche ora che lui è tornado negli Stati Uniti.
“Ha studiato l’area da un punto di vista totalmente diverso dal nostro” spiega Carlo Perotto, responsabile della pianificazione per la Provincia. “Avevamo piani diversi per acque, industria, e agricoltura. Ci ha aperto nuove prospettive”.

Nota: quello che la giornalista ovviamente non può sapere, è che in effetti non fu del tutto assente l’aspetto ambientale, dalle discussioni sul futuro dell’area pontina, anche se naturalmente privo dell’enfasi che occupa naturalmente ora, e limitato a studi di carattere teorico-scientifico su alcune possibilità di sola lotta alla malaria proprio attraverso alcuni degli interventi riproposti da Berger, ovvero piantumazioni, interventi idraulici minori, introduzione di alcune specie animali, e parallelo approccio per piccoli passi allo sfruttamento agricolo. Ipotesi tutte immediatamente spazzate via dalle possibilità (tecniche, economiche e soprattutto politiche e di immagine) sostenute tra l’altro dalla nascente classe degli urbanisti, anzi dei “ ruralisticome si autodefinivano in modo politicamente corretto (f.b.)


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Il sito di Edoardo Salzano
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Purvis, Andrew
( 06.09.2010 16:01 )
Berman, Laura
( 06.09.2010 11:54 )
Forbes, Rob
( 05.09.2010 14:12 )
La qualità domestica ancora una volta si tira appresso tutto il resto, nella nostra casa allargata metropolitana, e ancora centrale il ruolo delle … ehm neocasalinghe. The Daily Beast, 5 settembre 2010 -->
Teja Sharma, Ravi
( 05.09.2010 12:50 )
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( 04.09.2010 17:58 )
Jégo, Marie
( 04.09.2010 16:58 )
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( 03.09.2010 10:26 )
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( 02.09.2010 16:04 )
Zwahlen, Cyndia
( 30.08.2010 11:54 )
Belloni, Caterina
( 30.08.2010 10:48 )
La Lega Nord ogni tanto si accorge, a modo suo, di alcuni risvolti del mercato globalizzato, e da par suo esprime opinioni. Puntualmente sbagliate, che interpretano malamente il localismo. Corriere della Sera ed. Lombardia, 29 agosto 2010 -->
Hattam, Jennifer
( 30.08.2010 10:45 )
Usborne, David
( 30.08.2010 10:42 )
( 27.08.2010 21:28 )
Hatherley, Owen
( 26.08.2010 19:19 )
Tobol, Sarah
( 26.08.2010 11:18 )

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