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Urbanistica Rurale: il Piano Provinciale (1937)
Data di pubblicazione: 15.06.2009

Autore:

Dal primo Congresso Nazionale dell'INU le potenzialità (insondate allora e in parte anche in seguito) del coordinamento territoriale a scala vasta per un miglior rapporto città/campagna

Il contributo della amministrazione provinciale di Milano al miglioramento delle comunicazioni ed al risanamento dei comuni rurali
Da: Istituto Nazionale di Urbanistica, Atti del I° Congresso Nazionale di Urbanistica, Roma 1937-XV, Volume I, Parte II: Urbanistica Rurale, pp. 144-158

PREMESSE. - È ormai pacifico che uno dei mezzi più efficaci per arginare il preoccupante fenomeno dell’inurbamento delle masse operaie, è quello di fornire alla mano d’opera delle metropoli industriali un sistema di comunicazioni con i centri minori della provincia, rapido, comodo ed economico.
Il continuo progresso e miglioramento dei mezzi di trasporto dal punto di vista tecnico, ci dà ora una arma assai più efficace che per il passato per combattere il dilagare dell’urbanesimo; ma, ci domandiamo, l’esistenza di un servizio di trasporti per quanto si voglia bene organizzato è condizione sufficiente a frenare l’immigrazione urbana? No.
Le cause dell’urbanesimo, possono essere raggruppate in due distinte classi: di ordine positivo e cioè: maggior livello dei salari industriali rispetto a quelli agricoli, maggior efficienza della assistenza pubblica, possibilità di partecipare ai godimenti spirituali e materiali che sono offerti dalla moderna organizzazione delle metropoli. Di ordine negativo e cioè: basso tenore di vita dei centri rurali, mancanza di ogni conforto materiale, deficenza se non inesistenza di ogni servizio pubblico. Ora è evidente che, se con un ben congegnato servizio di trasporti si può rendere l’operaio partecipe di almeno alcuni dei vantaggi che gli possono procacciare il lavoro e la vita in un centro industriale urbano, non è possibile però eliminare gli inconvenienti cui dà luogo la disorganizzazione dei Comuni rurali. Bisogna abbinare quindi, e risolvere insieme al problema dei trasporti quello del risanamento della casa e degli agglomerati rurali.

È convinzione generale degli esperti che non si possa chiedere ad un operaio che presta la sua opera in una grande città, di impiegare più di due ore al giorno complessivamente nell’andata e ritorno dalla casa al cantiere o alla officina. Se ciò è vero, non è men vero che non si può chiedere ad un operaio che per gran parte della sua giornata è a contatto con la vita cittadina, e gode, o vede godere, di tutti i bene organizzati servizi di un grande centro, che scendendo alla sera nel suo paese, dopo una rapida corsa in un perfetto vagone tranviario bene illuminato ed alla occorrenza riscaldato, debba percorrere tenebrose vie trasformate in torrenti da poche ore di pioggia, per giungere attraverso il cortile della cascina che lo ospita, sovente ricettacolo e scarico di tutte le immondizie ed acque luride delle abitazioni vicine, alle poche stanze malsane e fredde e quel che è peggio non riscaldabili che costituiscono il suo abituro. Si aggiunga a questo quadro già di per sé poco lieto, la mancanza o per lo meno la scarsità di buone acque potabili.
Lo stridente contrasto tra le condizioni di vita osservate durante la giornata e quelle in cui viene a trovarsi dopo il lavoro, quando più avrebbe bisogno di conforto morale e materiale, spinge l’operaio con sacrificio del suo già smilzo bilancio ad inurbarsi.
Per quanto siano poco confortevoli, i grandi alveari cittadini rappresentano, almeno nella stagione invernale, sempre un certo miglioramento rispetto alle catapecchie rurali, e seguendo questo miraggio l’operaio ed il contadino che s’inurbano, non pensano che per la salute delle loro famiglie, sarebbe certo più vantaggiosa la permanenza in campagna, dove il disagio della stagione invernale è di gran lunga compensato da una vita sana condotta all’aria aperta per la maggior parte dell’anno.
Naturalmente se le condizioni di vita nei piccoli centri rurali, non riescono ad attirare gli operai, per le stesse ragioni spingeranno il rurale a trasformarsi in cittadino. Di qui l’incessante progredire del fenomeno dell’urbanesimo con tutte le sue conseguenze. La denatalità, i fenomeni imponenti di disoccupazione durante i periodi di depressione economica, etc.
Dato cosi uno sguardo sommario a quelle che sono le cause del continuo afflusso di rurali alle città, ne discende come logica conseguenza l’indicazione dei provvedimenti da adottare per arginare l’immigrazione cittadina e per promuovere lo sfollamento dei centri urbani.

l) Miglioramento delle comunicazioni.
2) Risanamento degli abitati rurali.
3) Organizzazione dei servizi più elementari ( acquedotti e fognature) nei Comuni rurali.
4) Perfezionamento delle varie forme di assistenza sociale, igienica, sanitaria.

Opere tutte da eseguirsi contemporaneamente ed in modo organico secondo un piano predisposto con larghezza di vedute. In definitiva viene cosi ad essere dimostrato a posteriori la necessità di un piano regionale, di un piano cioè che coordini tutte le attività che lo Stato ed i vari Enti possono esercitare in questo senso, evitando dannose interferenze, sovrapposizioni e talvolta iniziative in stridente contrasto tra di loro.
Si è tenuto a precisare da parte dei propugnatori dei piani regionali che la circoscrizione di questi, non si identifica sempre necessariamente con una espressione geografica ed amministrativa ma che si estende invece a tutti quei territori che costituiscono una vera e propria unità economica.
Tale concetto dal punto di vista teorico è giustissimo. In pratica però si ritiene che, salvo casi eccezionali, ad ogni Provincia dovrebbe corrispondere un piano regolatore da elaborarsi a cura delle Amministrazioni Provinciali, riservando ad un organo centrale la suprema azione coordinatrice e di controllo. Ciò per evidenti ragioni di pratica organizzativa. Le Amministrazioni Provinciali estendono la loro giurisdizione a tutto Il territorio di una Provincia, e questo territorio è in generale stato delimitato in funzione degli interessi concomitanti di un certo numero di Comuni, sui quali il Capoluogo di Provincia fa sentire la propria azione centripeta, sotto il punto di vista economico, amministrativo e sanitario.
Oltre a ciò, si osserva che le Amministrazioni sopradette, per il disbrigo delle normali funzioni loro affidate dalle Leggi vigenti, possiedono Uffici Tecnici e Amministrativi già attrezzati per lo studio dei problemi specifici dei piani regolatori regionali, problemi che in definitiva possono essere così riassunti:

l) Comunicazioni:
Rete stradale primaria e secondaria - Servizio trasporti - Possibilità di miglioramento in rapporto alle necessità attuali e piano d’ampliamento in rapporto alle esigenze future.
2) Servizi idrici:
Acquedotti e fognature.
3) Impianti industriali:
Delimitazione delle zone da destinarsi a nuovi impianti industriali.
4) Assistenza sociale, igienica, sanitaria.

Per passare poi dallo studio al campo costruttivo dovrebbe farsi luogo a consorzi obbligatori fra Comuni da costituirsi sotto l’egida delle Amministrazioni Provinciali. È interessantissimo a tal fine vedere quanto l’Amministrazione Provinciale di Milano è riuscita a fare in questo campo, senza l’appoggio di Leggi ad hoc, ma con spirito di iniziativa precorritore dei tempi e che torna a grande onore di questo Ente.

Nota: il testo integrale è molto più lungo, e di difficile lettura a schermo; allego di seguito un pdf scaricabile; come al solito pregherei chiunque poi liberamente lo usasse per qualunque scopo di studio o divulgazione di citare la fonte, sito Mall http://mall. lampnet. org grazie (f.b.)




File allegati

Belloni_Urbanistica_Rurale_1937 ( Belloni_Urbanistica_Rurale_1937.pdf 293.95 KB )
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