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La Città Ideale non esiste
Data di pubblicazione: 11.07.2013

Autore:

Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione?

C'è un posto famoso probabilmente in tutto il mondo per il suo nome: Gorgonzola. Sta a cavallo del margine geografico tra bassopiano irriguo e fascia più asciutta di alta pianura, e lì tradizionalmente arrivavano le vacche dai ricchi pascoli dove l'acqua fa crescere erba rigogliosa. Arrivavano stanche, le vacche, e stanco si dice in lombardo “stracco”, da qui la denominazione tradizionale di “stracchino di Gorgonzola” per il genere di formaggio coi caratteristici puntini verdi delle muffe, prodotto in tanti posti diversi della medesima fascia padana. Quel posto, localmente, è anche noto – visibilmente noto – per altre faccende che non si mangiano. Ha avuto per molto tempo un sindaco esponente politico di prestigio, importante anche per la storia dell'urbanistica nazionale, e nonostante i pasticci e le stupidaggini di altre amministrazioni le tracce si vedono ancora piuttosto chiaramente nell'assetto del territorio.

A partire dalla linea di demarcazione fra altopiano asciutto e bassopiano irriguo, segnata dalla strada Padana Superiore, qui asse storico di comunicazione fra Milano e la bergamasca oltre l'Adda. Arteria sconquassata dal Novecento automobilistico, e trasformata da “via delle genti” per usare la definizione di Giuseppe De Finetti a pericoloso nastro d'asfalto percorso da traffico pesante e portatore di inquinamento, degrado delle fasce laterali, separazione brusca di quartieri, fino all'attraversamento (di fatto uno sventramento virtuale) di centri storici. Succede in tanti nuclei urbani minori e non, dalle Tangenziali milanesi all'Adda, ma non a Gorgonzola. Qui (basta dare un'occhiata anche solo con GoogleEarth) è atterrata una modellistica da manuale: la strada alle soglie dell'abitato incrocia un'altra importante direttrice metropolitana, perpendicolare in direzione nord-sud, le due si articolano in un grande svincolo e poi proseguono senza interessare il nucleo centrale, protette e schermate da un'ampia greenbelt.

Dentro, il tracciato storico della via è diventato alle estremità periferiche un asse di arroccamento anche automobilistico per il traffico lento locale tra i quartieri, e nella parte centrale con emergenze monumentali definisce una piazza pedonale e aree di conservazione/riqualificazione circostanti. Nel tempo l'alleggerimento della pressione da traffico (insieme a politiche urbanistiche coerenti) ha consentito tante cose, da una non eccessiva concentrazione della pur massiccia presenza industriale, al buon rapporto fra trasporto pubblico su rotaia e quartieri, alla salvaguardia di alcuni importanti tratti di verde territoriale. Fino a cose più minute ma significative, come la diluizione nel tessuto dell'edilizia popolare per nuclei piccoli e piccolissimi, o l'assenza quasi unica nel contesto lombardo di grandi superfici commerciali.

Quando si insegna urbanistica agli studenti del primo anno di Architettura, viene quasi naturale dopo una lezioncina su città giardino, fasce e cunei verdi di interposizione, spedirli a farsi una pedalata a Gorgonzola (magari nel fine settimana quando c'è la possibilità bici + metropolitana) a toccare con mano la differenza vistosa coi due comuni confinanti, e non solo. Ma per chi prova davvero a riflettere su quel che dice e fa, le cose vere non esistono. Stamattina una tragica notizia di cronaca sui giornali fa scattare il dubbio. “Pirata fugge dopo aver investito e ucciso una giovane ciclista a Gorgonzola”. La notizia per chi scrive è un pochino più complicata, dopo aver verificato che, fuga dell'automobilista a parte, la cosa che non va è il comportamento della ciclista: niente di contrario al codice della strada, su quello niente da ridire, ma proprio il suo modello di vita, contrastante con la modellistica urbana. E non è umorismo macabro di cattivo gusto.

Riferiscono i giornali, che la ragazza abitava con la famiglia in una cascina restaurata oltre la circonvallazione della Padana Superiore, verso cui stava tornando dopo aver partecipato a una festa in centro. Ecco, è qui che qualcosa non torna col modello: se pensiamo alla greenbelt dello schema di Howard automaticamente ci immaginiamo una specie di sliding door dove il mondo urbano scivola di colpo nel contesto rurale, e di fatto nei casi più riusciti avviene proprio così. Alle mille luci dei quartieri vivaci a tutte le ore del giorno si sostituisce il silenzio dei campi, si avverte anche spesso un cambio di clima abbastanza brusco al diradarsi di cemento e asfalto oltre il tracciato dell'arteria di scorrimento veloce che segna il margine. Ma siamo nel mondo reale del terzo millennio, non nella modellistica ottocentesca di derivazione biblica, e a fungere da trait d'union fra città e campagna non ci sono più i contadini che lentamente all'alba portano i propri prodotti verso il mercato, ma un traffico misto in entrambe le direzioni, per scopi commerciali, professionali, di tempo libero e istruzione. Che prosegue su tutto l'arco della giornata come si addice alla natura “urbana” dell'insediamento attuale, pur nel rispetto di determinati vincoli spaziali e ambientali, e nel contesto di attività ancora relativamente separate fra città e campagna. Qualcosa non torna.

Certo, si potrebbe rispondere che non esiste alcun problema teorico: l'incidente è accaduto solo perché il “pirata” procedeva a velocità eccessiva, o perché la ciclista ha attraversato in modo pericoloso. Probabilmente non è così, non è solo così. Oppure che, classicissimamente, occorrono nuove opere, percorsi dedicati, nello stile in voga da quando la campagna Salviamo i Ciclisti si è diffusa dalla Londra di Boris Johnson a tutta Europa, con lo slogan delle “autostrade per la bicicletta”. Il quale slogan, se applicato coerentemente al caso specifico, finirebbe evidentemente per ridurre a zero il modello della greenbelt di separazione urbano/rurale, solo facendolo con la meno impattante mobilità ciclistica invece di quella inquinante automobilistica. Ma il modello in sé sarebbe finito, tra passerelle sopraelevate, percorsi dedicati, capillarità indispensabile e accessibilità/permeabilità massima, la città dilaga sulla campagna anche se finge di farlo in modo sostenibile. Balle.

Insomma, c'è di che pensare, a cosa raccontare agli studenti la prossima volta che li si spedisce a toccare con mano il modello ideale della ricomposizione città campagna. Col rischio di creare delle vittime postume della sindrome oche di Konrad Lorenz. Non se ne sente proprio il bisogno, e non sarebbe un modo civile e intelligente di piangere la povera ragazza vittima dell'incidente: troviamo il colpevole, anche se magari salta fuori che siamo noi.









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
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