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Piantare un frutteto urbano
Data di pubblicazione: 26.01.2010

Autore:

Un altro aspetto della sempre più estesa rete verso un’alimentazione sostenibile, equa, accessibile a tutti, legata al territorio locale, e molto altro.The Huffington Post, 25 gennaio 2010

Titolo originale: Planting an urban orchard – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Pensate a quella prima fetta della prossima torta alle mele. Appena sfornata, e fatta di mele appena colte. Molto elegante. Lo so, lo so che non è autunno, ma io parlavo della prossima torta, qualunque sia (e se fate come me, non aspetterete il prossimo autunno).
Invece di una torta fatta di mele normali dal vostro solito negozio alimentare, diciamo che potete scegliere da un serie di alberi di cui non avete mai sentito parlare, né mai assaggiato prima. Oh, e diciamo anche che tutte queste piante stanno nella vostra città: basta camminare per le strade invece di farsi un’ora di macchina per andare fuori. Un frutteto in città?
Oggi non esistono, né quella torta né i frutteti, ma un giorno può darsi. A Chicago, Dave Snyder e il suo amico Carl Baratta, hanno fondato il Chicago Rarities Orchard Project(CROP) e insieme a un altro amico, Doug Lynch, e tante altre persone, stanno pensando a un frutteto urbano per la loro città.

Ma non stiamo parlando di frutta generica che cresce in città: una delle pietre angolari del progetto sono le specie rare. CROP sinora ha raccattato 60 piante di 35 varietà, 14 delle quali si trovano sulla Lista Rossa della Renewing America's Food Traditions(RAFT) come essenze alimentari in pericolo.
Dove mettere un frutteto, in un ambiente urbano denso? Questo è il problema, a cui CROP al momento sta cercando di trovare una soluzione. Trovano ascolto attento da parte di molte persone anche fra gli amministratori, e dall’associazione NeighborSpace, impegnata per gli spazi aperti e i giardini di Chicago.
Aiuta anche Uncommon Ground on Devon, ristorante che vanta il primo tetto a coltura biologica certificato degli Usa, versando cinquanta centesimi da ogni drink servito all’iniziativa che si tiene oggi 25 gennaio dalle sei di sera. La serata prevede cocktail di benvenuto, assaggini, musica, un’estrazione a premi e un dibattito col fondatore di CROP Dave Snyder. Biglietto d’ingresso 20 dollari, e il ricavato a favore di CROP.

Amministrazione locale, un’associazione parallela e un privato che contribuiscono tutti insieme? Pare proprio che CROP parta benissimo. Snyder si affretta a riconoscere gli inestimabili contributi del gruppo di volontari dell’associazione, Vanessa Smith, Erin Foley, Erin McMillan e Megan Larmer. Pe rnon parlare del lavoro gratuito dell’avvocato Garret Hohimer.
E chi non sarebbe favorevole al’idea di Snyder? "Immagino un frutteto bellissimo. Pieno di piante, un posto dove la gente può cogliere la frutta, e imparare cosa significa" spiega lui.
Insieme a Lynch, continua ad esporre i vantaggi educativi sia per i bambini che per gli adulti, di poter vedere quanta frutta può crescere in città. Con relativamente poco sforzo e costo, si può avere un albero nano in giardino. Snyder sottolinea come una piñata del genere possa durare una vita, e un melo adulto produrre per oltre cent’anni ogni anno quintali di mele.

Il che ci porta alla domanda: che farsene della frutta? Quando la pianta comincia a produrre, CROP spiega come rappresenti una priorità il rimanere del prodotto là dove è cresciuto, che lo si venda o lo si lasci cogliere liberamente. "Speriamo di iniziare a raccogliere entro il 2014" prevede Snyder.
Una parte delle vendite di frutta serve a sostegno dell’organizzazione, ma si prevede anche di collaborare a banche alimentari e cucine solidali, oltre ad avanzare qualcosa per ristoranti e farmers' market.
Il gruppo ora sta cercando un terreno per un frutteto, ma Snyder e Lynch spiegano come sia possibile usare anche piccolissime superfici, gruppetti di alberi sparsi per tutta la città.
Adesso qualcuno potrebbe osservare, "Ma sì, abbiamo già alberi da frutto nelle nostre città, e volendo se ne possono piantare altri.".
Ma se certo qualcuno fra noi sa come curare le piante da frutto, molti non lo sanno. E il movimento per un consumo di prodotti locali sostiene la necessità di una rete informativa e formativa dedicata a questo scopo, e di spazi per dimostrare le potenzialità e insegnare a usare gli attrezzi.

CROP può così contribuire a migliorare l’accessibilità agli alimenti e costruire comunità, al tempo stesso migliorando gli spazi occupati dai frutteti e offrendo occasioni per imparare a coltivare in ambiente urbano. I frutteti in città possono sia consegnare direttamente un prodotto locale nelle mani della gente, che rappresentare un simbolo di cosa è possibile fare: cambiare il modo e il luogo in cui produrre il nostro cibo.
Per le tecniche di coltura, Snyder spiega come l’obiettivo di CROP sia quello di aderire ai criteri biologici. "E vogliamo dimostrare alla gente che le mele non devono essere per forza luccicanti e rosso vivo per essere deliziose”.
A Chicago negli ultimi tempi si sono piantati alberi da frutto in alcune scuole, col contributo della Fruit Tree Planting Foundation, associazione che promuove la piantumazione collettiva e che è arrivata a 18 miliardi di piante da frutto a livello mondiale. Nessuna delle superfici realizzate a Chicago ha le dimensioni di quella che prevede ora CROP, ma è comunque notevole il loro valore educativo e la dimostrazione del potenziale di questa attività.

Di sicuro non basta un frutteto, e neppure una serie di frutteti, a rimettere a posto un sistema alimentare deviato, che dipende moltissimo dai carburanti di origine fossile, sia per i trasporti che per i fertilizzanti, o da sostanze velenose per la protezione dai parassiti, oltre a una miriade di altri problemi. Ma quando si vede che non c’è solo Snyder, ma Snyder e Lynch, il comitato, Uncommon Ground, NeighhborSpace, le conoscenze di Midwest Fruit Explorers, il sostengo di Slow Food Chicagoe collaboratori all’interno dell’amministrazione, tutti che contribuiscono a tradurre in realtà l’idea di CROP, significa che il sistema alimentare sta cambiando. Non si tratta solo di un progetto, in una città: ce ne sono tanti altri, grandi e piccoli, che nascono in tutti gli Usa. La cosa notevole è che quando compare un nuovo soggetto, come CROP, che vuole sedersi al banchetto, gli altri sono lietissimi di aggiungere un posto a tavola e offrire quanto c’è a disposizione per sostenerlo.
Ma trovare superfici adatte al progetto resta difficile, e in questo caso si tratta di un investimento in spazio sul lungo termine. Ci vorranno parecchi anni prima che si produca un solo frutto, ma un frutteto è una risorsa che dura pure molto a lungo. Quindi deve esserci continuità di impegno della superficie per questo scopo. Snyder dce di avere molto sostegno al progetto, ma la difficoltà è che si tratta di una cosa molto diversa per destinazione d’uso da quella dei soliti orti.

Il primo frutteto dovrebbe avere alberi di melo oltre ad altre varietà, dalle pere, pesche, prugne, ciliegie, sino a cose meno comuni come papaie o chichingeri.
Probabilmente avrete sentito parlare del movimento dei “ localovori” ma va detto che CROP va più in là, sostenendo essenze di frutta rare. Se ci sono entità come Svalbard Global Seed Bank(per dirne una), oppure i Seed Savers,che contribuiscono a incrementare la biodiversità degli apporti alimentari, con la frutta CROP può far sì che riprenda la coltivazione di parecchie varietà. Tutelare la biodiversità così migliora la nostra sicurezza alimentare.
Pensiamo solo alle enormi possibilità di comitati alimentari locali che da tutti gli Usa condividano le idee in rete, persone e associazioni che lavorano per una alimentazione sostenibile, con innovazioni come CROP sempre più frequenti. Di sicuro, la strada dalla sola idea alla messa in pratica si sta facendo più semplice, in molti casi.

Per non dipingere un quadro troppo roseo, siamo ancora piuttosto lontani da un sistema alimentare giusto e sostenibile, ma un passo dopo l’altro si va avanti. Ci aspettano ancora parecchi ostacoli, per cambiare le cose. Ma cresce la domanda dei consumatori per una maggiore varietà di prodotti, coltivati localmente, biologici, sani, che non sfruttano le persone e l’ambiente. Associazioni come CROP possono rispondere.
Non posso fare a meno di notare la bellezza di un progetto del genere: un paio di amici che sognano, e poi trovano altri per attuare il sogno. C’è molta strada da fare prima di riuscire effettivamente a piantare gli alberi nel terreno, ma gli indubbi progressi di CROP fanno aspettare con ansia di vedere il progetto realizzato.

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Il sito di Edoardo Salzano
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Hill, Dave
( 29.07.2010 11:56 )
Graham-Rowe, Duncan; Simpson, Anna
( 29.07.2010 09:39 )
van der Zee, Bibi
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( 28.07.2010 08:49 )
Bottini, Fabrizio
( 27.07.2010 21:23 )
Come ogni estate, proprietari criminali per andare in vacanza abbandonano i nanetti da giardino che hanno rallegrato coi loro colori il grigio dell’inverno. Salviamoli! Anzi no. -->
Runk, David
( 27.07.2010 10:51 )
Marrs, Colin
( 27.07.2010 10:11 )
Gooley, Tristan; MacDonald, Ross
( 24.07.2010 18:48 )
Una serie di curiose indicazioni per l’escursionista urbano che vuole cimentarsi con metodi non ortodossi, ma non per questo poco interessanti o meno validi. Con fumetto allegato da The New York Times, 24 luglio 2010 -->
Katz, Alyssa
( 24.07.2010 11:58 )
Serafini. Marta
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De Angelis, Serena
( 22.07.2010 09:39 )
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Kamin, Blair
( 21.07.2010 20:50 )
Declich, Andrea
( 21.07.2010 11:26 )
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McCarthy, Michael
( 19.07.2010 13:11 )

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