0 0 0
0
0 0 0 0 0 0
0


Mall International (in English)
0
0 > Sito di Fabrizio Bottini > Città > Spazi della dispersione

Il consumo di suolo arrostisce anche te: digli di smettere!
Data di pubblicazione: 08.10.2012

Autore:

Forse ci vorranno anni, prima che i nostri sviluppisti a oltranza arrivino a capire un concetto apparentemente facile: non si dà nessuno sviluppo, se siamo tutti morti. Morti arrostiti, perché l’urbanizzazione a vanvera scalda parecchio il pianeta, come scientificamente provato

Questa faccenda dell’urbanizzazione progressiva del pianeta pare proprio una cosa relegata a qualche titolo di giornale, o al dibattito sulle riviste patinate, meglio se numero monografico ricco di foto etniche. Poi si chiude la rivista, si tira un bel sospirone, e avanti come prima: almeno lo fa la maggior parte di quelli che prendono decisioni piuttosto importanti, i tizi che continuano imperterriti a parlare di sviluppo qui, sviluppo là, a legiferare di conseguenza, o a esercitare pressioni perché si legiferi e si attui. Di solito nella medesima direzione, fatta di strade, capannoni, villette, centri commerciali, è questo quello che chiamano sviluppo, con in più una spolverata di chiacchiere su quello che dovrebbe succederci dentro, agli scatoloni e scatoline, magari il cosiddetto sviluppo sostenibile a colpi di nuove tecnologie edilizie, energetiche, a contenere le emissioni. Balle. Una montagna di balle.

Non solo perché gli sviluppasti sono in perfetta malafede, perché non ascoltano una parola di quanto vanno dicendo da lustri ambientalisti e studiosi. Anche se fossero in ottima fede, la loro fiducia nelle possibilità del progresso tecnico è quantomeno mal posta, del tutto cieca e scema. Sinora a contrastare il fronte compatto dell’espansione urbana continua e implacabile ci sono stati vari soggetti, ad esempio coloro che volevano tutelare il paesaggio, o la produzione agricola, o una equilibrata composizione e vivibilità urbana fatta anche di spazi naturali e aperti. A questi si aggiungono i ragionamenti sull’emergenza energetica e climatica planetaria, a dire per esempio che le emissioni vengono dai trasporti, di solito casa-lavoro, e il modello urbanistico disperso dell’espansione continua le fa impennare. È nato così ad esempio quel bellissimo progetto di legge della California, SB375, che lega la pianificazione territoriale metropolitana a un tetto fissato di emissioni, promuovendo quartieri compatti e indirettamente meno urbanizzazione pro capite. Ma adesso arriva una specie di notizia bomba, che dovrebbe pietrificare tutti i destrorsi paladini dello sprawl in ogni forma e travestimento.

La notizia raggelante, come accade spesso, ha un suono apparentemente neutro: “Impatti idro-climatici stagionali dell’espansione urbana nel Sun Corridor”. Ma dietro si nasconde un oggettivo rilievo sistematico su quanto si è riscaldata una regione urbana a seguito del consumo di suolo continuo per anni e anni entro un corridoio di crescita metropolitano. Ebbene le temperature medie localmente si sono alzate fino a un grado centigrado, per il solo effetto di strade, case, capannoni, centri commerciali, parcheggi, villette, box, vialetti asfaltati per andare al capanno degli attrezzi eccetera eccetera. Temperature che si sono alzate localmente, nell’area del rilievo sistematico sperimentale, ma se tanto mi dà tanto (la logica scientifica in soldoni è questa, no?) quel grado centigrado lo posso anche estendere a tante altre “località”, ovvero i sistemi metropolitani e megalopolitani con cui periodicamente l’ONU illustra le inquietanti mappe dei suoi rapporti dedicati all’urbanizzazione del pianeta. Oltre alle auto per andare da un centro commerciale all’altro, in sintesi, c’è anche la stessa esistenza di quel centro commerciale, dietro il riscaldamento del pianeta che sta sballando tutti gli equilibri climatici e biologici.

Adesso in Italia, alla buon’ora dopo diversi anni dal rapporto dell’Agenzia Ambientale Europea sullo sprawl, il ministro tecnico dello Sviluppo Agricolo ha finalmente proposto alcune norme contro il consumo di suolo per usi urbani. Una iniziativa benedetta ma ancora parziale, visto che tocca solo uno dei tanti aspetti impattanti del fronte di crescita edilizia e infrastrutturale, ovvero la scomparsa di paesaggi e colture. C’è molto altro, che scompare sotto il cemento e l’asfalto, ed è la capacità del territorio di interagire col resto degli elementi, l’acqua, l’aria, l’irraggiamento del sole ecc. Non ci sono tecnologie dolci che tengano, senza una adeguata attenzione a questi aspetti, precisano gli scienziati nel loro articolo “locale” sulla regione metropolitana di Phoenix, famosa appunto per la dispersione insediativa oltre che per la cittadella artistico-utopica di Arcosanti promossa dall’oriundo italiano Paolo Soleri. Adesso sarà meglio che quell’utopia, invece di applicarsi al giocattolo estetizzante e sociale dell’allievo di Frank Lloyd Wright, si eserciti in dosi da cavallo sullo sviluppo urbano distorto avvenuto nel nome di Broadacre e del feticcio automobilistico. Il motore a combustione interna ha innescato una combustione a catena che rischia di arrostirci tutti anche senza bruciare nulla, solo giocherellando irresponsabilmente con la superficie della terra, occupandola di cose spesso superflue.

La conclusione degli scienziati, come sempre accade, è più o meno: occorre approfondire qui e là, ma di sicuro dobbiamo sia smetterla (a Phoenix, ma anche altrove naturalmente) di consumare tanto suolo pro capite, sia di fidarci indebitamente di soluzioni tecnologiche miracolistiche. Anche di quelle trovate intelligenti come i tetti verdi o alter tecnologie edilizie e assimilate: magari servono, ma poi creano altri problemi climatici ancora tutti da affrontare. Insomma come sempre tocca rimboccarsi le maniche. E magari già che ce le siamo rimboccate dare un paio di educativi scapaccioni agli sviluppisti a oltranza. (il rapporto completo, estratto dal numero di settembre di Environmental Research Letters, è scaricabile qui di seguito)


File allegati

Hot_Urban_Expansion ( Hot_Urban_Expansion.pdf 2.29 MB )
Rapporto sul riscaldamento da consumo di suolo nella regione metropolitana di Phoenix







0

Il sito di Edoardo Salzano
0
Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

Chi fa Eddyburg | Copyright e responsabilità | Sostenere Eddyburg | Chi sostiene Eddyburg