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Arriva l’acqua alta, scappiamo sulla Torre Cardin!
Data di pubblicazione: 09.12.2012

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Negli ultimi mesi il dibattito sulla salvezza di Venezia sembra focalizzato sul tentativo di salvarla dall’ultima diavoleria architettonica: una strampalata smisurata torre fortemente voluta dallo stilista Pierre Cardin sulle sponde della Laguna. Ma perché qualcuno la vuole con tanta decisione? Una ipotesi surreale ma realistica

Da qualche giorno l’Agenzia Europea per l’ambiente ha pubblicato l’ultimo rapporto dedicato agli effetti continentali del riscaldamento planetario, Climate change, impacts and vulnerability in Europe 2012, an indicator-based report. Come spiega bene l’ultima parte del titolo, si tratta di una analisi per indicatori, che quindi articola moltissimo le previsioni per ambiti circoscritti, utili a misurare con precisione manifestazioni anche locali del fenomeno, spesso considerato secondo prospettive e scale che lo rendono sfuggente, e indirettamente alimentano se non lo scetticismo, almeno un certo distacco e difficoltà a collegare le fosche previsioni degli scienziati alla nostra vita quotidiana. Una cosa è comunque chiarissima per esempio facendo una ricerca per parole chiave: cose come sesso, droga e rock & roll non sono per nulla frequenti; disastro, catastrofe, epidemia, invece sì, e parecchio.

Il cambiamento climatico in Europa, crisi della rappresentanza politica permettendo o meno, ci promette per certo ad esempio un complessivo innalzamento dei livelli del mare a minacciare le sponde e gli insediamenti urbani sin nelle pianure degli hinterland (con variazioni locali: chi male e chi peggio), cambiamento della composizione chimica dello stesso mare e mutazioni nella flora e nella fauna, che trasformeranno radicalmente alcuni ambienti e paesaggi. Nella Laguna Veneta per esempio potrebbero iniziare a prosperare gli alligatori invece delle solite cozze, con relativa difficoltà anche per la ristorazione e il turismo. Ad esempio, crisi nella tradizionale Sagra del Peocio agli Alberoni. Innanzitutto in assenza di cozze da ripassare in padella bisogna cambiargli il nome, ma qui pare non ci siano veri problemi, perché un gruppo di lavoro internazionale Pellestrina-Everglades ha già coniato un nuovo logo ispirandosi al classico rock vintage di Bill Haley: See You Later, Alligator! La difficoltà è studiare nuove padelle per far saltare gli scagliosi rettili in aglio e prezzemolo, nonché importarli, aglio e prezzemolo, direttamente dalle zone di origine sopra l’ex Circolo Polare Artico.

Calda come uno stufato, la Laguna, e probabilmente molto più alta, se è vero come è vero quanto ci racconta il rapporto EEA, forse al punto da mettere in pericolo la città di Venezia e la terraferma. È quasi certo che il famigerato Modulo Sperimentale Elettromeccanico si rivelerà appunto molto sperimentale, buono a confermare i conticini degli economisti tecnici di governo e opposizione, ma praticamente utile quanto la TAV per i trasporti. Starà sott’acqua a dimostrare scientificamente quanto stronzi sono stati i suoi paladini, mentre sopra imperversa il cataclisma. Un cataclisma che potrebbe avere anche una fetta di componente socioeconomica, se è vero che agli effetti puramente fisici del cambiamento climatico se ne accompagneranno altri vari ed eventuali come quelli ai flussi turistici.

Cambia il clima, e le regioni europee meridionali perdono via via il proprio primato di fasce privilegiate per il turismo, a favore del centro-nord, almeno nel periodo tradizionale estivo, con appendici invernali per quanto riguarda l’area alpina degli sport sciistici, impossibili con neve scarsa o nulla. Particolarmente vulnerabili risultano le aree urbane, e ancora più in particolare ovviamente quelle vicine a specchi e corsi d’acqua, mentre agli effetti fisici diretti si sommano sulla cittadinanza gli impatti sulla salute, l’alimentazione, il mutamento di composizione demografica. In questo scenario, che ci azzecca la Torre Cardin? Ebbene, sorpresona: da un certo punto di vista, quello che conta, il progetto non fa una piega.

Allora immaginiamoci Venezia che scompare sott’acqua, la gente inferocita con la classe dirigente scema e falsa che l’ha abbandonata nel brodo in cui sguazzano gli alligatori, neanche un turista ad ascoltare lo spettacolo musicale di Al Bano Carrisi III agli Alberoni, casse cittadine vuote, casse di colmata sommerse. Che fa, la classe dirigente? Corre a cercare rifugio in una struttura sopraelevata, con la scusa di monitorare dall’alto la situazione. La gigantesca Torre Cardin sta lì, servita dai comodi canali che un tempo alimentavano il polo produttivo di Porto Marghera, e gli stronz … pardon, l’élite, ci va a spron battuto. Ma non è finita, perché l’acqua continua a crescere, ad aumentare di temperatura, ci si possono ormai pescare alligatori già bolliti e pronti da consumare, e per fortuna dato che la campagna veneta è scomparsa da anni, insieme ai capannoni e alle bretelle autostradali. A questo punto si scopre come mai tutto il progetto della Torre era stato rigidamente gestito in famiglia, perché Pierre Cardin IV, il discendente della stirpe, finalmente dà l’ordine di mollare gli ormeggi. Cadono le curtain walls tra i flutti ribollenti dell’ex laguna, e si staglia contro il cielo la Venice Enterprise Starship: destinazione Marte. Si accendono i razzi, sigla, titoli di coda.

(Sia la storia della Torre, con qualche variante, che quella del Rapporto EEA, senza varianti, sono vere; il rapporto potete scaricarlo con tutte le sue trecento pagine di dati e tabelle e mappe al sito dell’Agenzia; diffidate della versione breve perché ci sono solo l’indice e poco altro)









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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