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Debolezze della carne: come provare a resistere
Data di pubblicazione: 14.01.2013

Autore:

Nell'alimentazione come nei trasporti, c'è uno stile di comportamento che può cambiare agendo su vari fattori. Per esempio la carne: siamo abituati, e ci piace, come sgommare a cento all'ora ... Grist gennaio 2013

Titolo originale: Flesh choice: A meat-lover’s guide to giving it up - Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Una volta a New York ho visto la carcassa di un tacchino in un bidone della spazzatura, e non era un bel vedere. Mi sono detta: non mangerò mai più carne in vita mia. Qualche ora dopo stavo mangiando carne. Se siate mai andati in macchina da Los Angeles a San Francisco sulla I5, probabilmente avrete visto quel disgustoso allevamento di bestiame a est del tracciato. Pare uno sciame di insetti che invece sono vacche. Ci sono passata parecchie volte, e ogni volta giuravo che non avrei mai più toccato carne. Qualche ora dopo stavo mangiando carne.

A me la carne piace. Mi piacciono le bistecche, il pollo, moltissimo il maiale. Se dovessi scegliere la mia preferita, direi l'agnello. E non avrei mai pensato di pormi il problema di smettere di mangiarla. Però adesso, dopo sei mesi che lavoro in una rivista ambientalista, mi pare impossibile ignorare il fatto che la faccenda della carne non fa male solo alle bestie: fa male soprattutto al pianeta.

Se non sapete perché, ecco alcune delle ragioni: per gli allevamenti si consuma il 30% della superficie arabile del mondo, e quegli stessi allevamenti emettono quasi il 20% dei gas serra. Allevando una bestia si consuma cinque volte la quantità di acqua necessaria per produrre il medesimo apporto nutritivo, se fosse ricavato da vegetali. Così, ho deciso di stare un paio di mesi senza mangiare carne.

Non è la prima volta che ci provo seriamente, a rinunciarci. I miei rapporti conflittuali con una dieta vegetariana non sono mai durati più di qualche ora. C'è stato un periodo, nel 1996, quando ho iniziato a fare yoga. Poi ancora qualche anno dopo, leggendo un articolo sugli allevamenti di polli, o forse sugli allevamenti in generale (non ricordo proprio di cosa parlava, salvo che l'aveva pubblicato Granta, che parlava della carne, e che mi aveva terrorizzata). Ho deciso di non mangiare carne perché fa bene alla salute, perché fa bene al pianeta, ma soprattutto perché sotto sotto mi sono convinta che mangiare gli animali è proprio perverso.

Credo fosse diverso una volta, quando le bestie le si uccideva da soli, ma oggi che vengono sterminate in massa, e ci arrivano quei cadaveri impacchettati, non pare proprio sportivo. Comunque ci sono state tante cose che mi hanno spinta a sperimentare il vegetariano, salvo che poi “slurp … carne”. Ma proviamo a parlare un po' di voi. Se leggete questo sito informazioni del genere non vi suoneranno certamente nuove. Siete già vegetariani? Non lo chiedo in modo moralistico, ci sono anch'io qui, e continuo a mangiarla, la carne. Un po' perché mi piace, un po' perché la “comunità” che si interessa dell'ambiente (di fatto secondo me una grande quantità di varie persone che hanno diversi livelli di consapevolezza e impegno su quei temi) offre tutte le scuse possibili per chi voglia considerarsi ambientalista a tutti gli effetti, ma continuare anche a consumare carne.

La carne è OK se è biologica, se è di produzione locale, ottimo comprarla da qualcuno che conosci, magari compragli un animale tutto intero e tenerlo poi nel congelatore, così si aiuta l'economia del territorio. Ma chi si prende davvero la pena di fare così? Certo io ne mangio, di carne di quel genere, ma ne mangio anche di tanta altra. E non funziona proprio cercare di sforzarsi di mantenere la propria dispensa sana e fornita localmente, se poi quella volta che ci si ubriaca in giro poi ci si abbuffa di qualunque schifezza al chiosco. Non posso certo durare il paio di mesi che mi sono programmata stavolta facendo finta che sia per sempre. Può anche darsi che mi capiti una specie di conversione vegetariana, o magari no. Però devo dire che le altre volte che ho provato a smettere con la carne, non mi davo nessun valido motivo che mi aiutasse a tener duro, a non farmi venir voglia di mangiarla.

Stavolta, non solo rinuncio alla carne, ma contemporaneamente inizio a leggere di tutto su quante risorse consuma produrla, così che si evochino le informazioni sepolte da qualche parte nel mio cervello, dai tempi di quell'articolo su Granta, o di quella carcassa di tacchino a New York becchettata dai piccioni. Voglio imparare come funzionano i mattatoi, guardare immagini di animali morti, leggere interi libri che ne parlano. Voglio vedere direttamente qualcuno che uccide un animale, capire cosa gli fanno negli allevamenti industriali, e cosa fanno quegli allevamenti industriali al pianeta.

Alla fine, magari, la carne continuerà a piacermi tantissimo. La verità è che per quanto mi sforzi intellettualmente di pensare quanto fa male al pianeta, quando mi viene appetito io la mangio. La forza di volontà è una stronzata, e ci sono fior di scienziati che sono perfettamente d'accordo con me. Smetterei di mangiarla solo se perdessi il gusto di farlo: e questo è il motivo per cui alla fine dell'esperimento potrei avere una sorpresa, dopo tutto. Si sta pian piano insinuando in me un sospetto: più se ne sa, della carne, più passa la voglia di mettersela in bocca.








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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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