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Sulle vigne del Valpolicella incombe la dispersione urbana
Data di pubblicazione: 23.01.2013

Autore:

Dobbiamo sempre farci riconoscere all’estero, noi italiani, stavolta anche in materia di sprawl suburbano, disteso come una soffocante coltre sopra una delle risorse più note del paese, come l’agricoltura qualificata dei vigneti Doc. The Daily Telegraph, 23 gennaio 2013

Titolo originale: Dante's Valpolicella wine region 'being spoiled by urban sprawl' – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Il conte Pieralvise Serego Alighieri, discendente diretto del poeta e proprietario di una delle principali vigne della valle, è alla testa di un gruppo di produttori e ambientalisti che denunciano il rischio di devastazione di questa area nei pressi di Verona, nel nord-est italiano, per colpa di un’edificazione incontrollata. È stato presentato un appello alla regione Veneto in cui si chiede il congelamento di tutte le trasformazioni residenziali e industriali. La popolazione della valle, in cui si produce uno dei più rinomati vini italiani, negli ultimi 25 anni è raddoppiata da 35.000 a 70.000 persone, trasformando completamente quello che era un paesaggio bucolico di vigne, boschi, piccoli villaggi con bellissime chiese romaniche

La Valpolicella non è ancora sprofondata dantescamente dal paradiso all’inferno, ma una cattiva gestione urbanistica sta trasformando il paesaggio molto drasticamente. “È un’area nota in tutto il mondo per I suoi vini, e si merita di meglio” ci racconta il conte Alighieri. "È ancora un piccolo paradise, ma si costruisce troppo". La famiglia Alighieri qui il vino lo produce da secoli, dopo che Dante venne esiliato da Firenze e venne a Verona. Il figlio Pietro si stabilì in valle acquistando nel 1353un’azienda agricola vicino al villaggio di Sant'Ambrogio. Forse anche lo stesso Dante, la cui Divina Commedia è una delle opera letterarie più note del mondo, conosceva direttamente la valle. Da allora la tenuta è stata gestita per oltre venti generazioni dalla famiglia Alighieri.

Una delle principali brutture che spiccano sul paesaggio è un gigantesco cementificio degli anni ‘60. E oggi ci sono dei progetti per realizzare una centrale energetica da biomasse. “Sono costruzioni che forse si potevano pensare negli anni ’50 o ‘60, quando la situazione del paese era critica subito dopo la guerra, ma oggi non più. Sbagli ne sono stati fatti nel passato, e ancora se ne fanno. Vorremmo evitarne almeno per il futuro” conclude il conte Alighieri. Il gruppo comprende oltre ai viticoltori studiosi delle università di Venezia, Verona, Padova, e ambientalisti del WWF e di Italia Nostra. L’idea è di istituire un nuovo ente amministrativo che unisca le sei circoscrizioni comunali in cui oggi si divide la valle.

“Oggi si spargono nuove case come fossero semi, e poi capannoni, centri commerciali, quartieri suburbani dormitorio che fanno riferimento a Verona, fabbriche come il cementificio con la ciminiera alta 103 metri o una discarica di veleni” ricorda il rappresentante del WWF. Ma non è ancora troppo tardi per salvare la valle fermando l’edificazione. "È ancora bellissima, e merita di essere tutelata. Però bisogna agire con urgenza".









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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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