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Quell'albero vale più di un appartamento
Data di pubblicazione: 20.02.2013

Autore:

Certamente considerare la natura come servizio all'ecosistema, dunque monetizzabile, è riduttivo e rischioso, ma se non altro in una logica di programma e governo consente di fare dei bilanci valutabili, e coordinare le politiche del verde con altri interventi. Next City, 18 febbraio 2013

Titolo originale: That Tree on the Corner May Be Worth More Than Your House - Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Nel 2005, a Pittsburgh c'erano 31.000 alberi su 1.300 chilometri di vie. Il che potrebbe apparire una quantità degna, finché non si capisce che quella ideale per una città del genere è di 60.000. Quindi c'era un problema — uno dei tanti quando ci sono buchi di bilancio — e così l'amministrazione ha deciso di calcolare i propri alberi come un capitale: valutandone i vantaggi strettamente monetari. In un'epoca di città che tagliano i fondi alle alberature stradali per mancanza di soldi, la scelta di Pittsburgh di monetizzare i boschi urbani decisamente spicca. Gli alberi in città che si trovino sui marciapiedi, sugli spartitraffico, nei cortili o nei giardini pubblici, offrono vantaggi che superano di molto la sola ombra. Vantaggi che si traducono in moneta sonante: filtrano l'aria e l'acqua, assorbono anidride carbonica, offrono habitat e fresco, contengono le isole di calore urbane, incrementano i valori immobiliari, proteggono dagli agenti atmosferici, sono addirittura anche fonte di energia con gli scarti lignei, tra l'altro.

Per calcolare il valore delle alberature stradali di Pittsburgh, l'associazione Friends of the Pittsburgh Urban Forest (oggi si chiama Tree Pittsburgh) ha utilizzato un programma, i-Tree, prodotto nel 2006 dal Servizio Forestale federale in collaborazione con la Davey Tree. Oggi il programma, liberamente accessibile, è alla quinta versione, e consente a qualunque utente di valutare i vantaggi degli alberi secondo un linguaggio chiaro anche a chi non sa distinguere neppure una conifera da una latifoglia. Da poco il Servizio Forestale ha pubblicato anche un versione del programma per telefonini. Inserendo i dati dall'inventario in i-Tree, Tree Pittsburgh ha rilevato come le alberature stradali — esclusivamente quelle su marciapiedi e spartitraffico — producano un valore di 2,4 milioni di dollari l'anno in termini estetici (un'analisi condotta nel 2011 sulla dotazione completa di alberi di Pittsburgh, attraverso campionature su oltre 200 piccole superfici sparse per la città, calcolava un valore complessivo fra i dieci e i tredici milioni annuali in contributi estetici, consumo energetico, qualità dell'aria). Un valore che si compone dei risparmi energetici grazie all'ombra, o degli effetti su aria e acque della città, o degli incrementi di valore immobiliare nei quartieri più verdeggianti.

Dato che la spesa per le piantumazioni e manutenzioni di alberature stradali ogni anno è di 850.000 dollari, Tree Pittsburgh ne conclude che l'amministrazione ci ha guadagnato 3 dollari per ciascun dollaro investito. Il che può convincere: ne vale la pena, e l'amministrazione ha così varato l'estate scorsa un grande piano particolareggiato ventennale di manutenzione ed estensione degli alberi urbani. “Quei calcoli sono stati preziosi” commenta Matthew Erb, responsabile urbano di Tree Pittsburgh. “Sono di fatto la struttura portante del piano generale. Senza quelle cifre si sarebbe trattato di semplici raccomandazioni, come si fa in tante altre città”. I-Tree si basa su un modello sviluppato per il Servizio Forestale da Dave Nowak a fine anni '90, a sua volta derivante da ricerche degli anni '80. Obiettivo di Nowak, prima da dottorando di forestazione urbana a Berkeley che studiava il caso di Oakland, poi come consulente di grandi città come Chicago e New York, era di offrire una base statistica per valutare il ruolo degli alberi in una data città. Non tanto per tutelare il verde conferendogli un valore monetario, ma per consentire di capire il rapporto fra qualità ambientale generale della città e forestazione urbana.

“Così vogliamo aiutare chi gestisce e decide ad essere più informato – non ad agire per azzardo – sviluppando le strategie più vantaggiose in termini di risultati” spiega Nowak. I-Tree si è fatto via via più complesso nelle varie versioni, ma il concetto base resta identico: si inseriscono gli alberi, e con vari coefficienti si calcola cosa possono fare per noi. Ad esempio, il programma utilizza un sistema di costi sociali per ciascuna tonnellata di anidride carbonica emessa, e assegna un valore a quella assorbita dalle alberature urbane. Poi usa un altro strumento a base GIS dell'Agenzia Ambientale, BenMAP, per calcolare i vantaggi economici della riduzione nell'inquinamento atmosferico.

La versione numero sei di i-Tree è prevista per metà 2014, e Nowak spera di inserirci nuove matrici che calcolano i vantaggi per la temperatura dell'aria, i raggi ultravioletti, l'habitat di alcune specie di uccelli. Ci stanno lavorando anche altri cinque o sei ricercatori del servizio forestale e alcuni addetti della Davey Tree, soprattutto sugli interfaccia. I due enti — uno pubblico e uno privato — collaborano al progetto da oltre dieci anni. E i risultati si vedono. Il programma I-Tree è stato scaricato oltre diecimila volte da utenti Usa, secondo i calcoli del responsabile servizi agli ecosistemi della Davey, Scott Maco. Utenti che comprendono le amministrazioni cittadine di New York, Milwaukee, o Chattanooga. C'è anche un mercato all'estero. “La quota internazionale cresce a ritmo sostenuto” continua Maco, nominando utenti in Canada, Australia, Brasile o Cile. Nowak sta lavorando a nuove versioni per India e Cina. Tornando a Pittsburgh, dimostrare che val la pena investire nelle alberature urbane h aportato addirittura a far crescere un pochino i finanziamenti, sottolinea Erb, in un'epoca in cui in tante città si fa esattamente il contrario.

Nota: qui informazioni più dettagliate sul programma iTree (f.b.)








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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
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Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
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Vitullo-Martin, Julia
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Bottini, Fabrizio
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