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Trogloditi da divano
Data di pubblicazione: 30.03.2013

Autore:

Il degrado ambientale sta iniziando a produrre, forse ha già prodotto, anche un degrado dell'ambientalismo, ridotto a vago istinto animale che si compiace della propria idiozia rotolandosi da qualche parte, beatamente ignaro di quanto gli accade attorno

Non ho mai fatto il pastore, giuro, e non mi sono mai sognato di capire qualcosa di pecore. Però qualche vaga idea ce l'ho: da piccolo per esempio mi sono visto un gigantesco monte ore del mitico Intervallo RAI, quando nell'attesa di qualche programma passavano e ripassavano davanti allo schermo greggi di ovini, di solito all'ombra di qualche acquedotto romano. Oppure quando per il cambio di stagione i prati attorno a casa si riempivano di pecore belanti, cani ringhiosi, e il pastore chiedeva di potersi sistemare per la notte in un angolo asciutto e riparato da cui poter controllare l'andazzo della ditta. Anche di questi tempi ho per molti versi dei rapporti quotidiani con una specie di gregge tascabile: poche decine fra pecore e capre, che scorazzano attraverso la pista ciclabile sull'alzaia, in piena area metropolitana, in un eterno andirivieni fra due prati a destra e a sinistra di un cavalcavia (deve essere la versione pecoreccia del set-aside, uso ottimale delle risorse erbivore).

Ecco, con queste limitatissime convivenze e relative conoscenze, diciamo che c'è una cosa abbastanza chiara: la cacca di pecora puzza. Per essere cacca di erbivoro, si intende, niente a che fare con gli onnivori tipo maiale, o peggio i carnivori come cani e gatti. Lo sappiamo tutti cosa ci succede pestando il classico ricordino di Fido sul marciapiede o al parco, quando il suo padrone che lo ama tanto quanto disprezza i suoi concittadini si dimentica per così dire di raccoglierlo (il ricordino, non il concittadino). Però anche la portatrice di pura lana vergine non scherza, come ricordo ad esempio da certe esperienze ciclabili o motoristiche giovanili. Quando si andava appunto per prati in bicicletta o motorino dopo che ci erano passate le greggi, e poi toccava scrostare le gomme, a volte anche sbloccare le ruote completamente incastrate sul parafango o le ganasce dei freni. Quella roba addosso ti resta, come nella nota canzoncina di Giorgio Gaber. Altro che solo un ricordo.

Per questo motivo, pur ritenendo interessante la serie di articoli comparsi in questi giorni a proposito dell'uso degli ovini nella manutenzione del verde urbano, non ho potuto fare a meno di pormi il problema. Da lustri vedo qualcuno che con capretta nana singola o a gruppi, o simpatica bestiola del genere, tiene pulito un pezzettino di sterpaglia vicino a casa, di solito nel suburbio estremo. Però leggere che ditte specializzate affittano squadre di pecore per la falciature regolare di verde pubblico in centro a Parigi, o a New York, ti fa pensare. Più precisamente, ti fa ripensare a quella orrenda puzza che non se ne andava dalle mani neppure col sapone, dopo aver pulito le ruote della bici, e che si liberava nell'aria a scuola, sull'autobus, coi vicini che ti guardavano sospettosi. Ecco la differenza, piccola ma tangibilissima, fra la contemplazione delle pecore dell'Agro Romano nell'Intervallo RAI, e una frequentazione più ravvicinata e aulente. Ma pare che ci sia troppa gente ormai abituata a fare cortocircuito mentale (anche se “mente” mi pare una parola forte, in certi casi) quasi direttamente dal divano di casa, da cui la natura appare ideale, magnifica, inodore e facilmente gestibile col telecomando.

Nascono così orsi polari bianchi come la neve delle cartoline natalizie, simpatici come batuffoli di cotone animati, senza nessun rapporto con quel lurido e grondante assassino da una tonnellata, che ti stende a tre metri solo con l'orrendo alito al pesce morto da una settimana. Non c'è bisogno di aver partecipato a una battuta di caccia insieme a una famiglia Inuit ancestrale, per sapere queste cosucce: è sufficiente essere entrato in uno zoo qualunque, e usare il cervello, se la natura vera ci ha dotato di quell'organo. Così come basta ragionare un istante per intuire che il centro di Parigi, o Firenze, o Casalpusterlengo, percorso in lungo e in largo dalle greggi che falciano l'erba pubblica stivandola in pancia, finisca fatalmente per concimarsi secondo forme nuove e inedite. Sarà pure concime sano, naturale eccetera, ma come sanno tutti il processo della concimazione, come quello della digestione, è appunto un processo, con passaggi intermedi non sempre coordinati con il resto. Questo “resto” nelle aree urbane è il passaggio delle persone, quello dei bambini piccoli che giocano per terra senza farci troppo caso, le ruote dei veicoli che raccattano ovviamente tutto quanto di appiccicoso trovano, eccetera.

Così, trovando condiviso per l'ennesima volta sulla pagina Facebook l'ennesimo articolo che magnificava le neo-falciatrici lanose come alternativa “sostenibile” a quelle a motore, mi è scappata la battuta. E ho postato in tre righe scarse: si consuma più benzina per le falciatrici, oppure per ripulirsi degnamente le suole dopo aver passeggiato nelle aiuole a manutenzione ecologica? Nulla di aggressivo, solo una domanda un pochino estrema, ma credo lecita e intuitiva, per chi il gregge l'ha incrociato almeno un paio di volte, oltre a vederselo sullo schermo dal divano. Dio ce ne scampi! Sono stato investito da improperi manco fossi il CEO della BP responsabile del disastro Deepwater Horizon al largo della Louisiana. Robetta tipo farcisciti la testa di merda di pecora, così magari il concime ti fa venire qualche idea meno cretina e dannosa per il pianeta, eccetera.

Questo giusto stamattina. Il fatto è che succede praticamente lo stesso, ogniqualvolta si prova a ragionare sulle questioni cosiddette ambientali. Sono in tanti ad essere esasperati, ed è giusto: perché non si va un po' di più in bicicletta invece di usare l'auto per qualunque piccolo spostamento? Perché pare non si possa fare a meno di ipermercati da diecimila metri quadrati con un mare di parcheggi, giusto per comprarsi una fettina di formaggio? Perché si consumano decine e decine di gadgets elettronici di cui si sfrutta il 10% delle possibilità, per poi liberarsene quando esce un nuovo modello dotato di funzioni che ci resteranno egualmente ignote? Tutte domande giuste e sacrosante, ma a cui il neo-troglodita dal divano del soggiorno cerca risposte facili come premere un tasto del telecomando. La macchina inquina? Si aboliscono le macchine, guardate me che ieri sono andata da mia zia a piedi! L'ipermercato consuma territorio e produce traffico? Io mi coltivo le melanzane in giardino, e sono buonissime! E che bisogno c'è del tablet di ultima generazione? Quando vado in vacanza io spedisco ancora le cartoline agli amici, leccando il francobollo!

Naturale che “risposte” del genere lascino perplessi, esattamente come quando certe forze politiche di protesta si presentano con programmi che non sono tali neanche per scherzo, che semplificano la realtà fino a farla diventare una caricatura tragicomica. Le forze politiche si possono a volte in parte scusare per via della necessaria comunicazione di massa: magari qualche idea più complessa ce l'hanno in serbo, oppure la elaboreranno in fretta dopo le elezioni. Il troglodita da salotto invece non elabora proprio nulla, salvo il modo di darti un colpo di clava sulla testa quando provi a ragionare con lui. La pecora è naturale, la falciatrice è il male. Stop. Il resto si risolve spegnendo la Tv e andando a far spesa: all'ipermercato, in macchina, e mentre si mandano messaggini alla zia. Mica si può far proprio tutto, no?








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Il sito di Edoardo Salzano
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Bottini, Fabrizio
( 08.10.2013 09:04 )
Per motivi tecnici mi sono provvisoriamente trasferito sul sito Millennio Urbano che (tra l'altro) contribuisco a rilanciare dopo un periodo di transizione -->
Bottini, Fabrizio
( 08.09.2013 10:07 )
Da un paio di secoli l'umanità cerca di misurarsi in con la gigantesca ameba metropolitana scatenata dai cicli di industrializzazione: urbanisti, sociologi, scrittori, ora un regista. Ma la cultura italiana mica ci arriva
-->
Barzi, Michela
( 26.08.2013 09:34 )
Le diffidenze leghiste per le diversità si manifestano naturalmente con maggiore evidenza là dove il partito governa e imperversa. Ma si tratta di una cultura pervasiva, per nulla limitata a quei territori e probabilmente neppure limitata a quell'area politica, pronta a ripresentarsi in diversi contesti -->
( 22.08.2013 19:29 )
Gli spazi simbolo del ceto medio e dei suoi consumi opulenti, diventano sacche di disagio, come dimostra il compendio di ricerche della Brookings Institution sintetizzate in un volume. Il problema è di superare la logica di questo tipo di espansione urbana, e tornare a un modello integrato di città. Dalla rivista universitaria Knowledge Wharton, agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 20.08.2013 18:49 )
La globalizzazione significa soprattutto (che piaccia o meno) essere ineluttabilmente inseriti in un flusso di decisioni interrelate: la tutela delle coste nella nostra bagnarola mediterranea, per esempio -->
Eisenberg, Richard
( 10.08.2013 10:28 )
Recensionee intervista su uno dei tanti libri americani dedicati a una questione che dovrebbe però interessare molto di più anche il resto del mondo: l'immaginario collettivo sull'abitare e i suoi risvolti sociali e ovviamente ambientali. Di fatto ci sono intere generazioni cresciute nel mito antiurbano, che deve essere in qualche modo superato, insieme al tipo di consumi che si porta dietro. Forbes, 9 agosto 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 21.07.2013 09:45 )
C'è sempre qualcosa di affascinante, e al tempo stesso inquietante, nel modo in cui ci adattiamo, o proviamo a adattarci, ai mutamenti ambientali del mondo che ci circonda. Specie quando si tratta di trasformazioni consapevolmente indotte da altri, per motivi affatto umanitari -->
Bottini, Fabrizio
( 16.07.2013 08:35 )
Oltre a dire qualcosa di sinistra, come auspicano e chiedono in tanti da troppo tempo, c'è anche un'altra possibilità: quella di fare concretamente, qualcosa di sinistra, ovvero mettere in pratica e verificare gli alti principi. C'è qualche vago segnale in questo senso, basta guardarlo -->
Bottini, Fabrizio
( 11.07.2013 08:13 )
Che fare quando le migliori (e celebrate) idee si dimostrano carenti? Negare l'evidenza, oppure provare a rifletterci sopra davvero, cercando di capire se e dove esiste qualcosa di sbagliato nel modello, o nella nostra interpretazione? -->
Hetherington, Peter
( 03.07.2013 13:12 )
Un urbanista americano, curiosamente noto soprattutto per essere stato preso a pugni da una contestatrice durante un'assemblea pubblica, ha anche parecchio altro da dire sulla professione, e il ruolo nella città e la società. The Guardian, 2 luglio 2013 (f.b.) -->
Bottini, Fabrizio
( 29.06.2013 10:53 )
C'è qualcosa che non torna nell'entusiasmo da un lato per tutte le possibili tecnologie smaterializzanti dell'universo, dall'altro nel permanere di una cultura degli spazi a dir poco novecentesca, industriale, segregata. Quanto c'è di malafede, e quanto di ignoranza? -->
Bottini, Fabrizio
( 28.04.2013 09:12 )
Il successo dei progetti di trasformazione urbana, come suggerisce il buon senso, dipende dal loro essere urbani, inseriti in un contesto ampio con cui entrano in sinergia. Ma il peggior cieco è chi non vuol vedere ciò che gli sta attorno -->
Walker, Alissa
( 02.04.2013 19:44 )
Vivere e camminare a Los Angeles, senza un'automobile, è compatibile con un'esistenza umana. Figuriamoci qui da noi. Los Angeles Magazine, 29 marzo 2013 -->
Vitullo-Martin, Julia
( 30.03.2013 19:30 )
I problemi insediativi, ambientali, socioeconomici, di qualità della vita, e infine politici, posti dal nuovo ruolo del cibo nella metropoli del terzo millennio. Non è il caso, come intuito in fondo dall'Expo milanese, di porre al centro la questione? Spotlight on the Region, marzo 2013 -->
Bottini, Fabrizio
( 30.03.2013 08:50 )
È passato più di un secolo da quando i futuristi volevano spazzar via tutta l'anticaglia che faceva da zavorra al progresso umano, e nel frattempo si è capito che non tutto è anticaglia e non tutto è zavorra. Però adesso un po' si esagera, in tutto il mondo, con le ideologie antimoderniste su misura -->

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